Osterfestspiele Baden-Baden 2022 – Pikowaja Dama

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Foto ©Monika Rittershaus

Dopo due edizioni cancellate a causa della pandemia, i Berliner Philharmoniker sono tornati a Baden-Baden per l’ Osterfestspiele, il cui programma di quest’ anno è interamente dedicato a musiche di autori russi. In una sala finalmente tornata al massimo della capienza, il pubblico ha decretato un successo entusiastico a tutte le serate della rassegna. Oltre ai programmi sinfonici, l’ Osterfestspiele costituisce l’ unica occasione annuale di ascoltare la celebre orchestra berlinese impegnata nel golfo mistico per uno spettacolo d’ opera. Quest’ anno la nuova produzione era Pikovaja Dama, l’ ultimo capolavoro operistico di Tschaikowsky che  prese spunto dall’ omonimo racconto di Alexander Pushkin in cui viene narrata, con un linguaggio freddamente clinico, una tragica storia di degenerazione psichica causata dall’ avidità legata al vizio del gioco. Insieme al fratello Modest, che aveva realizzato il  libretto, la concezione drammaturgica di Tschaikowsky modificò l’ impianto originario della vicenda letteraria trasferendone il baricentro  dall’ avidità all’ amore: il protagonista può coronare il suo sogno soltanto diventando ricco ma il destino avverso lo condanna tramite una catena implacabile di avvenimenti che evidenziano il progressivo addensarsi di un vortice senza scampo. Stilisticamente parlando, la struttura dell’ opera presenta elementi derivati dalle più recenti esperienze del teatro lirico francese tradotti musicalmente in una partitura che è uno tra i migliori esempi dello stile maturo di Tschaikowsky nella sua perfetta costruzione basata sullo sviluppo di quattro temi fondamentali enunciati nel Preludio, tra cui si evidenziano in particolare la melodia russa che apre la prima scena, l’ossessivo tema delle carte e il motivo dell’amore di Hermann e Lisa, caratterizzato da cromatismi che esprimono un’ ansia quasi tristaneggiante. Si tratta di un’ opera che costituisce senza alcun dubbio uno degli esempi più completi e maturi nel panorama del teatro musicale di fine Ottocento e che al di fuori della Russia non ha purtroppo mai conosciuto una fortuna esecutiva pari al suo valore.

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Foto ©Monika Rittershaus

Per quanto riguarda l’ esecuzione musicale, la presenza di Kirill Petrenko sul podio dell’ orchestra di cui è Chefdirigent costituiva già in partenza la garanzia di una serata di altissimo livello. Il cinquantenne direttore austro-russo è dotato di un senso del teatro e di una capacità nel fare racconto che lo rendono probabilmente il massimo direttore operistico della nostra epoca. Alle prese con un lavoro di un autore che domina come pochissimi altri e che ha indagato in tutti i dettagli, Petrenko ha scatenato al massimo il suo talento di narratore teatrale in una lettura avvincente per forza drammatica, cura minuziosa dei dettagli e delle atmosfere e potenza di evocazione. La raffinatezza del quadro iniziale e della scena del ballo, la passionalità prorompente e irrefrenabile del duetto d’ amore che chiude il primo atto, la drammaticità intensa della scena tra Hermann e la Contessa, i toni plumbei e l’ atmosfera disperata del quadro sulla Neva e la tremenda tensione del finale erano i punti salienti di una direzione che si può senza il minimo dubbio definire un vero e proprio punto di riferimento nella storia esecutiva di quest’ opera, anche per merito dei Berliner Philharmoniker che hanno fornito una prestazione di altissimo livello, realizzando con straordinaria e implacabile perfezione le idee interpretative del loro direttore stabile. Un suono morbido, vellutato, ricco di infinite sfumature dinamiche, con una sezione archi meravigliosa per pastosità di suono e omogeneità, fiati di un virtuosismo timbrico assolutamente da manuale per la tinta dorata degli ottoni e i colori al pastello dei legni sono le caratteristiche peculiari di questa formidabile macchina da musica con la quale Petrenko ha trovato un’ intesa davvero perfetta. Dopo le stupende interpretazioni della Quinta e Sesta Sinfonia e del Mazeppa da me ascoltate a Baden-Baden, questa esecuzione ha confermato una volta di più la statura interpretativa di Kirill Petrenko in Tschaikowsky.

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Foto ©Monika Rittershaus

Sul palcoscenico, l’ atmosfera teatrale ideata con tanta potenza tragica dal direttore ha trovato la collaborazione impeccabile di una compagnia di canto perfettamente equilibrata e di altissimo livello per quanto riguarda i ruoli principali. Elena Stikhina, trentacinquenne cantante russa arrivata poco prima della prova generale a rimpiazzare una collega che a sua volta aveva sostituito Asmik Grigorian originariamente prevista nel cast, ha impersonato Lisa con una passionalità rovente e un fraseggio di incredibile intensità drammatica, appoggiato su una voce ben proiettata e omogenea in tutta la gamma. Il tenore armeno Arsen Soghomonyan ha superato alla grande tutte le difficoltà del ruolo di Hermann, spesso definito come l’ Otello russo, mettendo in mostra una voce ampia, robusta e squillante nelle note acute emesse con una sicurezza davvero notevole. Un cantante da tenere ben presente per tutti quei ruoli eroico-drammatici come Otello, Samson, Canio o Don Alvaro, per i quali i buoni interpreti oggi scarseggiano. Nei due ruoli baritonali, Vladislav Sulimsky ha cantato con morbidezza, buon legato e ottime intenzioni interpretative i due monologhi di Tomsky mentre Boris Pinkhasovich ha reso con una bella affettuosità di fraseggio l’ aria del principe Jeletski, mostrando inoltre una bella efficacia scenica nel delineare la compostezza gelida del personaggio in altre scene, soprattutto nel terzo atto. Lodevoli anche le prestazioni di Yevgeny Akimov (Tchekalitsky), Anatoli Sivko (Surin), Christophe Poncet de Solages (Tschalipitzky) e Mark Kurmanbayer (Narumov). Tra le altre interpreti dei ruoli femminili, molto brava anche Aigul Akhmeteshina, mezzosoprano appena venticinquenne, che ha cantato il celebre duetto con Lisa e la canzone di Polina con un bel colore vocale e grande espressività nel fraseggio. Efficace anche la Governante di Margarita Nekrasova. Doris Soffel, illustre inteprete wagneriana a cui era affidato il ruolo della Contessa, ne ha dato un ritratto scenico di grande efficacia, intonando la celebre aria sul motivo di “Je crains de lui parler la nuit” dal Richard Coeur de Lion di Gretry trasposto in minore una quarta sotto, con una pronuncia francese impeccabile e un fraseggio ottimo per intensità di tono.Molto buona anche la prova dello Slovakischer Philharmonischer Chor e del coro di bambini Cantus Juvenum.

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Foto ©Monika Rittershaus

Decisamente meno positivo è il mio giudizio sulla parte visiva, che non ho assolutamente trovato all’ altezza dell’ esecuzione musicale. La concezione scenica di Moshe Leiser e Patrice Caurier partiva dal presupposto, non sbagliato, di evidenziare la follia del protagonista e il degrado morale dell’ ambiente che lo circonda, rinunciando completamente al decorativismo settecentesco descritto in molte scene del testo. Ma ambientare la vicenda in un bordello di cui la Contessa è la maitresse e fare di Lisa una prostituta, che si concede a Jeletski mentre lui canta la sua aria sull’ amore eterno e viene uccisa da Hermann invece di togliersi la vita, costituiva a mio avviso una forzatura drammatica del tutto gratuita e anche di dubbio gusto. E su questo aspetto dello spettacolo non mi va di aggiungere altro, perché i miei lettori sanno che di queste cose mi interessa pochissimo anche solo parlare. Ad ogni modo, una lettura musicale di questo livello valeva sicuramente il viaggio e gli applausi intensissimi a tutti gli interpreti dopo la recita confermavano sicuramente questa affermazione.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

2 pensieri su “Osterfestspiele Baden-Baden 2022 – Pikowaja Dama”

  1. Che bell’opera! La vidi tantissssssssimi anni fa a Frankfurt e ne rimasasi incantato. Ricoirdo che il tenore era un americano alto e con grande voce

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