Kirill Petrenko e i Berliner Philharmoniker al Festspielhaus Baden-Baden – I concerti

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Foto ©Monika Rittershaus

Il ritorno dei Berliner Philharmoniker a Baden-Baden è senza dubbio un altro passo avanti verso la completa ripresa dell’ attività culturale nella nostra zona. L’ orchestra e il suo Chefdirigent Kirill Petrenko hanno infatti voluto recuperare almeno in parte l’ Osterfestspiele annullato a causa della pandemia offrendo al pubblico del Festspielhaus una Residence autunnale con due programmi sinfonici e l’ esecuzione del Mazeppa di Tchaikowsky in forma di concerto a compensare la disdetta della produzione scenica prevista per lo scorso aprile. Il pubblico è accorso numeroso a godersi dopo tanto tempo il privilegio di ascoltare per due sere consecutive una tra le più grandi orchestre del mondo, una meravigliosa macchina da musica dalle possibilità quasi illimitate. I brani del primo programma erano quelli che io avevo ascoltato alla Philharmonie nella memorabile serata inaugurale della stagione berlinese, a fine agosto. Un concerto che io ascoltai in preda a un vero e proprio senso di euforia perché era la prima volta che assistevo, dopo quasi un anno e mezzo, a una serata con la sala piena. Poco più di due mesi dopo, il riascolto di questo programma, nel frattempo di nuovo più volte eseguito dai Berliner in tournée, mi ha dato la conferma della qualità straordinaria delle esecuzioni a partire dall’ Ouverture dall’ Oberon di Weber che poche, pochissime volte in vita mia ho ascoltato in una resa così scintillante, leggera, trasparente, quasi un’ evocazione di una trasognata danza di elfi tenuta da Petrenko su sonorità morbile e luminose, cesellate con una mano straordinaria nella definizione dei piani sonori. Collegate musicalmente al pezzo di apertura erano le Sinfonische Metamorphosen (Carl Maria von Weber’scher Themen), partitura composta da Paul Hindemith durante il suo esilio negli USA, ultimata nell’ agosto del 1943 ed eseguita per la prima volta il 20 gennaio 1944 dalla New York Philharmonic sotto la direzione di Arthur Rodzinski. Anche qui, si poteva nuovamente gustare la sovrana chiarezza del fraseggio orchestrale messa in mostra da Petrenko nell’ esecuzione di fine agosto e la lucidità analitica nel delineare il tono neoclassico della musica, con il flauto di Emmanuel Pahud assolutamente straordinario nei suoi assoli e una cura attentissima nell’ evidenziazione di tutte le strutture armoniche.

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Foto ©Monika Rittershaus

Dopo l’ intervallo, Kirill Petrenko ha ripetuto la straordinaria lettura della Sinfonia Grande di Schubert che tanto mi aveva impressionato a Berlino. Riconfermo in questa sede che il maestro austro-russo è oggi l’ unico, dopo Abbado e Harnoncourt, a dare l’ impressione di dominare completamente tutte le difficoltà di una partitura complessa, enigmatica e sfuggente oltre che terribilmente ostica dal punto di vista tecnico, che per i direttori costituisce un banco di prova tra i più impegnativi di tutto il repertorio. Ancora una volta nel complesso e grandioso primo tempo Petrenko marcava alla perfezione tutti i cambi di ritmo come quello del passaggio tra l’ Andante e l’ Allegro ma non troppo, entrambi in tempo tagliato, con un perfetto dosaggio delle sonorità e dei tempi sino ad arrivare a una chiusa splendida per intensità espressiva. Magnifico anche il potente crescendo drammatico della sezione centrale nell’ Andante con moto, tutto giocato su colori quasi di incubo drammatico evocato gradatamente sino all’ esplosione. Nei due movimenti finali, la sezione archi dei Berliner ha dato un’ ulteriore prova di virtuosismo tecnico nella scrittura vorticosa prevista da Schubert, in particolare nel Finale in cui Petrenko riusciva a spingere l’ orchestra sino al massimo delle sue possibilità in un continuo accumularsi della tensione che si scaricava tutta nella forza delle ultime battute, che hanno strappato una standing ovation al pubblico del Festspielhaus.

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Foto ©Monika Rittershaus

Il programma del secondo concerto, in un Festspielhaus nuovamente quasi pieno in ogni ordine di posti, iniziava con la Sinfonia N° 3 in la minore di Mendelssohn, da sempre famosa col nome di Schottische Sinfonie nonostante il compositore di Leipzig non abbia mai autorizzato questo titolo. Numerata come terza ma in realtà ultima partitura sinfonica completata dall’ autore nella sua stesura finale, la composizione fu ispirata, insieme all’ Ouverture Die Hebriden, da un viaggio in Scozia compiuto da Mendelssohn nel 1829. Petrenko, che a Berlino aveva giá diretto la Prima Sinfonia poco più di un anno fa, trova subito il tono giusto nell’ Andante con moto che introduce il primo movimento, con un’ ottima definizione del tema che forma il nucleo ricorrente di tutta la partitura e un tono misterioso, scuro e quasi di minaccia incombente. Nell’ Allegro un poco agitato si facevano apprezzare l’ eccellente dosaggio delle sonorità orchestrali e la chiarezza nell’ esposizione sino alla coda co il ritorno del tema iniziale. Con un contrasto reso in maniera assai efficace, gli eterei disegni dei violini che si alternano con il motivo popolare scozzese esposto dal clarinetto formavano un clima espressivo perfetto nel rendere quello che è uno dei tipici movimenti “magici” di Mendelssohn, espressivamente analogo al terzo tempo del Concerto per violino op. 64 e al Sommernachtstraum, nel clima di agitazione perpetua come nella scrittura sussurrata, trasparente,e nel finissimo intreccio delle voci strumentali. Stupenda la resa dell’ Adagio, probabilmente la pagina più bella di tutta la partitura, basato su una lunga, nostalgica melodia esposta dai violini e su un ritmo quasi di marcia funebre affidato ai legni e ai corni, poi all’ intera orchestra. Qui Kirill Petrenko ha dimostrato una volta di più di possedere un gusto finissimo per le sonorità oltre a un perfetto senso del canto nella resa delle linee melodiche, prima di passare a una scattante esecuzione del conclusivo Allegro vivacissimo, assolutamente travolgente per energia ritmica e forza espressiva.

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Foto ©Monika Rittershaus

Nella seconda parte, Petrenko ha letteralmente scatenato i Berliner Philharmoniker in un’ esecuzione altamente virtuosistica, dall’ atmosfera aggressiva, ritmicamente ossessiva e quasi di danza infernale, della Decima Sinfonia di Shostakovich. Un’ interpretazione tesa, drammatica e impeccabile nella definizione ritmica e dinamica, con una splendita lucidità nella definizione delle linee tematiche e un taglio complessivo davvero coinvolgente nella sua intensa ed accesa espressività. La sicurezza degli attacchi e la stupenda sottolineatura delle complesse ritmiche previste da questa partitura assai impegnativa per l’ orchestra, la lucidità di fraseggio l’ ottima definizione dei timbri e la profonda penetrazione stilistica rendevano la lettura di Petrenko davvero esemplare. Splendida l’ atmosfera di cupo pessimismo del vasto primo tempo, spettacolare la violenza fonica e la timbrica aspra dello Scherzo e riuscitissima anche la lettura del terzo movimento, con le ripetute citazioni del tema DSCH (re-mi bemolle-do-si secondo la notazione con nomi di Guido d’Arezzo) che riproduce le iniziali del nome di Shostakovich e che l’ autore inserisce qui ripetutamente come una sorta di firma, evidenziate in maniera assai ben definita. Petrenko ha poi siglato perentoriamente la sua lettura con una spettacolare e quasi orgiastica esecuzione del Finale, perfettamente azzeccata nell’ incisività ritmica e nella graffiante scelta dei timbri, perfetto culmine di un’ interpretazione davvero ammirevole per maturità e organicità di impostazione complessiva. I Berliner Philharmoniker, ispiratissimi e galvanizzati dal loro Chefdirigent, hanno assecondato molto bene le indicazioni del podio, suonando con straordinaria precisione e qualità timbrica di livello difficilmente eguagliabile. Un vero e proprio trionfo finale per l’ orchestra e il suo direttore ha concluso queste due serate di grande musica.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

3 pensieri su “Kirill Petrenko e i Berliner Philharmoniker al Festspielhaus Baden-Baden – I concerti”

  1. Wie immer sehr lesenswert. Ich wusste gar nicht, dass Sie das Konzert zur Saisoneröffnung in Berlin gehört haben! Respekt (ich war da noch in Urlaub). Ich schätze Petrenko inzwischen, d.h. nach ein wenig Skepsis bei den ersten Konzerten, auch sehr.

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    1. Das ist auch meine Meinung: Ich war Petrenko zur Zeit des Rings in Bayreuth skeptisch gegenüber, anschließend habe ich mich durch mehrmaliges Zuhören von den Qualitäten seiner Dirigat überzeugt. Danke Ihnen für die Wertschätzung

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      1. Das ging mir ähnlich. Ich habe Petrenko an der Staatsoper München öfters gehört (live) und an seinen Ring-Dirigaten (muss 2014 oder 2015 gewesen sein) hat mir der Sinn für Leidenschaft, Tragik, Düsterkeit gefehlt. Lulu von Petrenko war hervorragend, auch Soldaten war toll. Auch die Übertragungen aus Bayreuth waren sehr gut dirigiert, aber mir zu nüchtern. In der Concert Hall habe ich letztens seinen Don Juan mit den Berlinern gehört und der ist schlichtweg fantastisch. Rattle konnte Don Juan irgendwie nicht.

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