Kirill Petrenko e i Berliner Philharmoniker al Festspielhaus Baden-Baden – Mazeppa

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Foto ©Monika Rittershaus

Kirill Petrenko e i Berliner Philharmoniker hanno concluso la loro residence autunnale a Baden-Baden con due esecuzioni concertanti dell’ opera Mazeppa di Tschaikowsky, in origine programmata come allestimento scenico per l’ Osterfestspiele 2021 poi disdetto a causa della pandemia. È stato davvero magnifico poter riascoltare Petrenko e la sua fantastica macchina da musica in queste serate, che ci hanno permesso di assistere nuovamente a esecuzioni di altissimo livello sotto il profilo tecnico e interpretativo. Kirill Petrenko, alla sua terza stagione come Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker, ha dimostrato in queste esecuzioni a Baden-Baden di avere ormai sviluppato una perfetta intesa con l’ orchestra, che ha realizzato come meglio non si poteva la sua visione interpretativa di questa vicenda di amore, morte e tradimento politico messa in musica da Tschaikowsky. La vicenda di Ivan Mazeppa (1639 – 1709), Hetman dei cosacchi ucraini che tentò di rovesciare lo zar Pietro il Grande alleandosi con Carlo XII di Svezia e venne rovinosamente sconfitto nella battaglia di Poltava, divenne fonte di ispirazione in campo musicale per Franz Liszt che gli dedicò un poema sinfonico e il quarto dei dodici Studi trascendentali, e in ambito letterario per Victor Hugo, Lord Byron e Alexandr Puškin il cui poema epico Poltava, scritto nel 1829, fu la fonte di ispirazione principale utilizzata da Viktor Burenin per la stesura del libretto, poi rielaborato personalmente da Tschaikowsky.

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Foto ©Monika Rittershaus

In breve, la trama della vicenda scenica sembra abbastanza semplice: il vecchio Mazeppa vuole sposare la giovanissima Marija, sua figlioccia e figlia del suo amico Kočubej. Lei decide di andare con lui contro la volontà della famiglia. Il padre vuole vendetta, ma diventa lui stesso una vittima perché tenta di denunciare allo zar gli intrighi di Mazeppa con gli Svedesi ma non viene creduto e per questo consegnato a Mazeppa, che lo fa torturare e poi decapitare. La figlia impazzisce quando si rende conto di tutto questo. Una storia a tinte molto forti che però deriva da una verità storica, anche se questo è documentato più accuratamente nel poema popolare di Puskin che nel libretto. Anche dopo le rielaborazioni effettuate dal compositore sul testo originale, nell’ opera tutto si concentra sulla figura altamente ambigua del capo militare ucraino Mazeppa e della molto più giovane Marija, che lo ama contro ogni convenzione. Tschajkowsky era stato impressionato da una vicenda che lo toccava personalmente, in due modi. Per prima cosa, i suoi antenati, cosacchi ucraini, morirono nella battaglia contro gli svedesi vicino a Poltava nel 1709. Lui conosceva bene la zona: sua sorella viveva lì. Inoltre, trovava analogie fra la sua confusione emotiva irrisolta, considerata amorale, e i dubbi del protagonista. Nonostante l’ indomita brutalità che lo porta all’ autodistruzione, Mazeppa cerca infatti di preservare il suo amore per Marija, che però verrà psicologicamente distrutta dagli avvenimenti. Il tutto viene esaltato da una musica davvero ispirata e di alta qualitá per un risultato artistico che, se forse non arriva alla qualifica di capolavoro, sicuramente ci va molto vicino.

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Foto ©Monika Rittershaus

L’ opera, accolta da un grande successo alla prima rappresentazione il 3 febbraio 1884 al Teatro Bolscioi di Mosca, è sempre stata eseguita regolarmente sulle scene russe ma ha goduto di fortuna minore nei teatri occidentali. In Italia se ne ricordano pregevoli allestimenti al Maggio Fiorentino nel 1954 (con Magda Olivero, Ettore Bastianini e Boris Christoff sotto la direzione di Bruno Bartoletti), al Verdi di Trieste nel 1979 e poi vent’ anni dopo alla Scala con Mstislav Rostropovich sul podio e la regia di Lev Dodin. Dopo la caduta del regime sovietico, Valery Gergiev l’ ha eseguita in diversi teatri europei portandola poi nel 2006 anche sul palcoscenico del Metropolitan di New York. Altri allestimenti importanti sono stati quello molto controverso di David Alden alla English National Opera nel 1984, quello di Richard Jones a Bregenz nel 1991 e quello della Komische Oper Berlin nel 2013 con una giovane Asmik Grigorian nel ruolo della protagonista. Anche il cast scelto da Kirill Petrenko per questa esecuzione aveva la sua punta di diamante in un soprano di rinomanza internazionale come la quarantenne Olga Peretyatko, che io non ho mai trovato molto convincente nel repertorio belcantistico italiano ma che in una parte come quella di Marija ha avuto la possibilità di mettere in mostra belle qualità di fraseggio e un temperamento drammatico ragguardevole. Il baritono Vladislav Sulimsky, interprete del ruolo di Mazeppa e membro stabile dell’ ensemble del Teatro Mariinsky, ha una voce di bel colore anche se con qualche risonanza nasale di troppo, e il fraseggio era abbastanza vario e incisivo. Buona anche la prova dei due bassi. Dmitry Ulyanow  ha caratterizzato molto bene l’ angoscia di Kočubej e Dimitry Ivashschenko ha reso in maniera assai efficace il tono fosco e minaccioso della parte di Orlik. Meno convincente mi è sembrata la prova del tenore Dmitry Golovnin, buon cantante ma dalla voce secondo me troppo leggera per la parte di Andrej. In complesso valide le prestazioni di Oksana Volkova (Ljubow), Anton Rositskiy (Iskra) e Alexander Kravets (Il cosacco ubriaco).

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Foto ©Monika Rittershaus

Sul podio, Kirill Petrenko ci ha dato un’ altra dimostrazione della sua profonda affinità interpretativa con la musica di Tschaikowsky dopo le splendide esecuzioni della Sesta Sinfonia e poi delle Quinta che abbiamo ascoltato negli anni precedenti. La sua direzione tragica, ricca di passionalità e di slancio drammatico, trovava i suoi esiti massimi nell’ atmosfera potentemente evocativa, da grande affresco epico, del Preludio e del poema sinfonico descrivente la battaglia di Poltava, con cui si apre il terzo atto. Ma tutta la lettura di Petrenko metteva in mostra le grandi doti nel fare racconto e nell’ evocare atmosfere su cui si basano tutte le interpretazioni operistiche del direttore austro-russo, che in questa occasione dirigeva per la prima volta i Berliner Philharmoniker in un’ opera lirica. Il complesso berlinese ha esibito il suo consueto suono di affascinante bellezza timbrica, dalla dinamica ricchissima e raffinata. Un suono morbido, vellutato, ricco di infinite sfumature dinamiche, con una sezione archi meravigliosa per pastosità di suono e omogeneità, fiati da manuale per la tinta dorata degli ottoni e i colori al pastello dei legni. Kirill Petrenko ha sfruttato tutte le possibilità offertegli dal suo formidabile complesso per un’ esecuzione destinata senza alcun dubbio a rimanere un punto di riferimento nella storia interpretativa di quest’ opera. Successo trionfale in entrambe le repliche, da parte di un pubblico entusiasmato da una musica in molti punti davvero avvincente.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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