Kirill Petrenko e la Bayerische Staatsorchester – Beethoven e Shostakovich

Foto ©Bayerische Staatsorchester/FB

In attesa della sua prossima produzione operistica alla Bayerische Staatsoper, il nuovo allestimento del Tristan und Isolde che, pandemia permettendo, è programmato come spettacolo di punta del Münchner Operfestspiele 2021, Kirill Petrenko è tornato nel teatro di cui è stato Generalmusikdirektor dal 2013 al 2020 per dirigere il quarto Akademiekonzert della Bayerische Staatsoper. Dopo la sua entrata in carica come Chefdirigent dei Berliner Philharmoniker, il quarantanovenne direttore siberiano naturalizzato austriaco ha sempre continuato a mantenere rapporti col teatro monacense ed era già tornato a dare una mano in giugno, durante l’ apertura seguita al primo lockdown, dirigendo uno dei Montagskonzerte in streaming. Per questo appuntamento sinfonico Petrenko aveva scelto di eseguire la Nona Sinfonia di Mahler, ma le limitazioni imposte dalle regole di sicurezza sanitaria non permettevano la presenza sul palco di un organico orchestrale cosí nutrito come quello previsto dalla partitura. Dovendo modificare, per forza di cose, il programma della serata, il maestro russo-austriaco ha scelto di presentare un confronto tra due opere prime: la Sinfonia N° 1 in do maggiore op. 21 di Beethoven e la Prima Sinfonia in fa minore op. 10 di Dmitri Shostakovich.

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Come spiegato da Petrenko durante un colloquio con Nikolaus Bachler, l’ Intendant della Bayerische Staatsoper, andato in onda durante la pausa, il confronto tra queste due partiture che danno inizio entrambe alla produzione sinfonica dei rispettivi autori si presenta estremamente interessante. La Prima Sinfonia di Beethoven è l’ opera di un musicista trentenne, quindi non più giovanissimo, che si stava rapidamente affermando come astro nascente della vita musicale viennese e stava emancipandosi stilisticamente dalle forme strutturali classiche codificate da Mozart e Haydn. Il lavoro di Shostakovich nasce in circostanze del tutto diverse.  Composta tra il 1924 e il 1925 e presentata come saggio per il diploma di composizione all’ esame finale del musicista presso il Conservatorio di Leningrado, la Prima Sinfonia, a cui si deve la reputazione di Shostakovich fin dall’ enorme successo ottenuto dalla prima esecuzione assoluta tenutasi il 12 maggio 1926 sotto la direzione di Nikolai Malko, è un bizzarro ibrido che combina affilato umorismo, economia di mezzi neoclassica e, in qualche modo, più di un tocco di profonda anima slava che occasionalmente suscita emozioni che suonano leggermente fuori posto nell’ atmosfera espressiva della composizione. Suono orchestrale asciutto e nervoso, tempi scattanti e attacchi affilati erano le caratteristiche impresse da Petrenko all’ interpretazione delle due partiture. Come nelle altre sue prove beethoveniane offerte sul podio dei Berliner Philharmoniker, il taglio esecutivo scelto dal direttore nel confrontarsi con l’ opera orchestrale del compositore di Bonn è quello di un’ estrema vitalità ritmica basata su un’ impostazione complessiva vivace e scattante, con sonorità strumentali di grande trasparenza e leggerezza ottenuta tramite un uso estremamente parco del vibrato negli archi. Particolarmente apprezzabile è apparsa, in questa esecuzione la resa del movimento iniziale, con il passaggio dall’ introduzione lenta all’ Allegro marcato con grande efficacia, oltre alla vorticosa scansione dei tempi nel Minuetto e al virtuosismo strumentale del Finale.

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Nalla Prima di Shostakovich l’ impostazione interpretativa scelta da Petrenko era quella di un fraseggio molto aggressivo e di una sottolineatura molto marcata dei tratti sarcastici che questa musica spesso presenta sotto forme di cambi d’ atmosfera che a volte danno l’ impressione di voler far quasi mancare il pavimento sotto i piedi dell’ ascoltatore, in modo particolare nello Scherzo del secondo movimento, in cui l’ intera orchestra improvvisamente si mette da parte per permettere al pianoforte solo di suonare gli accordi più importanti. Quella del maestro russo-austriaco era nel complesso lettura molto rifinita, che dava un rilievo assolutamente particolare a episodi come la ricapitolazione del primo tempo, con il secondo tema che appare in anticipo rispetto a quello principale. Kirill Petrenko è sicuramente uno dei più completi e profondi interpreti della musica di Shostakovich nella nostra epoca e le sue esecuzioni appaiono sempre esemplari per profondità di approccio interpretativo, senso dell’ architettura formale e coerenza di criteri nel fraseggio orchestrale. La Bayerische Staatsorchester ha realizzato in maniera perfetta tutte le intenzioni richieste dal suo ex Generalmusikdirektor, che durante il colloquio con Nikolaus Bachler ha sottolineato il profondo legame artistico e umano sviluppatosi nei suoi sette anni di lavoro con il teatro bavarese. Speriamo che l’ evolversi della pandemia renda possibile la realizzazione del progetto del Tristan nell’ estate prossima, naturalmente attesissimo dagli appassionati di tutta Europa.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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