Interpretare il Lied – “Der Lindenbaum” di Franz Schubert

Siamo arrivati al terzo appuntamento di questo ciclo dedicato all’ interpretazione liederistica  (QUI e QUI le due precedenti puntate) e questo sarà il penultimo post nel quale ci occuperemo dei Lieder di Franz Schubert, prima di passare ad esaminare altri autori. Anche in questo caso la mia scelta è caduta su uno dei brani più popolari del compositore austriaco. Si tratta di Der Lindenbaum, quinto Lied della prima parte del ciclo Die Winterreise, composto tra la primavera e l’ autunno del 1827, come specificato nel titolo completo apposto da Schubert allo spartito autografo: Winterreise. Ein Cyclus von Liedern von Wilhelm Müller. Für eine Singstimme mit Begleitung des Pianoforte komponiert von Franz Schubert. Op. 89. Erste Abtheilung (Lied I–XII). Februar 1827. Zweite Abtheilung (Lied XIII–XXIV). October 1827. Capolavoro indiscutibile della letteratura vocale di tutti i tempi e di tutte le epoche, il ciclo è da sempre considerato un banco di prova obbligatorio per i cantanti che si cimentano con questo repertorio. Non credo sia necessaria un’ analisi dettagliata delle vicende compositive di un lavoro così conosciuto, quindi passiamo subito al contenuto della puntata, dedicata appunto al quinto dei ventiquattro Lieder che formano la raccolta.

Questo è il testo

Der Lindenbaum
Am Brunnen vor dem Tore
Da steht ein Lindenbaum;
Ich träumt’ in seinem Schatten
So manchen süßen Traum.

Ich schnitt in seine Rinde
So manches liebe Wort;
Es zog in Freud’ und Leide
Zu ihm mich immer fort.

Ich mußt’ auch heute wandern
Vorbei in tiefer Nacht,
Da hab’ ich noch im Dunkeln
Die Augen zugemacht.

Und seine Zweige rauschten,
Als riefen sie mir zu:
Komm her zu mir, Geselle,
Hier find’st du deine Ruh’ !

Die kalten Winde bliesen
Mir grad’ ins Angesicht;
Der Hut flog mir vom Kopfe,
Ich wendete mich nicht.

Nun bin ich manche Stunde
Entfernt von jenem Ort,
Und immer hör’ ich’s rauschen:
Du fändest Ruhe dort !

Ed ecco la traduzione italiana

Presso il pozzo davanti al cancello
c’ è un tiglio,
nella sua ombra sognai
molti dolci sogni.

Nella sua corteccia incisi
molte parole d’ amore;
nella gioia e nel dolore
mi sentii sempre attratto da lui.

Anche oggi ho vagato
davanti a lui fino alla fine della notte
ed anche nell’ oscurità
ho chiuso gli occhi.

E i suoi rami sussurravano,
come se mi stessero chiamando,
“Amico, vieni qui da me –
qui troverai il riposo”.

I venti freddi soffiavano
proprio sul mio volto,
il cappello volò via dalla mia testa,
ma non mi voltai.

Ora sono a molte ore di viaggio
lontano da quel luogo,
ma sento sempre quel mormorio:
“Lì troveresti il riposo”.

Per quanto riguarda il contenuto musicale, interessante è questa analisi del musicologo statunitense Andrew Chapin, pubblicata sul sito della DePauw University School of Music di Greencastle, nell’ Indiana

Schubert’ s Der Lindenbaum is one of the most recognizable songs in the lieder repetoire. It is valued for its simplicity, but as for much of  Schubert’ s repetoire, it is much more complex than it appears. The song is divided into three strophes and one B section. There is a very consistant rhyme scheme, every to lines rhyme. The images envoked are that of a tree in the night as the main character of the story walks past the tree during his winter’ s journey, Winterreise. When the main character talks about the cold wind blowing in his face, the music has a change to minor key, even though in the second verse there is a minor section while he talks about tye dead of night. Schubert uses a simple technique by using a major key when the narrator is happy, such as when he says “I dreamed many a sweet dream”, and minor when the narrator is not happy, such as “the cold gust blew into my face” The phrases are aligned perfectly to convey the singers mood. The key progression goes from D major, in the bass key which is what I am using, to D minor, then D major, and the b section is D major but it uses a bVI chord and there is a minor feel to the B section. Again the poems mood follows the key progression. By the use of text painting, Schubert achieves the effect of the wind, and depending on where the mood of the poem the mind becomes minor at the B section and major in the beginning. The best use of text painting is used at the beginning by effecting as I said the wind motive. Schubert uses repeating 6ths to achieve this and in the B section, it feels much more minor. He uses the 6ths going down the scale as well. The chords sit aroud I V I V7 I. The vocal line also just floats above the accompaniment. Schubert’ s Der Lindenbaum is a stunning addition to the Winterreise cycle.

E sugli aspetti interpretativi, leggiamo questo brano della grandissima Lotte Lehmann. La cantante di Perleberg fu la prima a realizzare un’ incisione discografica per voce femminile del capolavoro schubertiano, e ci ha lasciato anche un approfondito studio sull’ interpretazione di questo e altri capolavori della liederistica, pubblicato nel 1971, dal quale riporto quanto la Lehmann scrive a proposito di Der Lindenbaum

You seem to be going around in a circle. You try to get far away but the vicinity in which your beloved lives draws you back like a magnet so that you seem only to wander around and around. So you find yourself back again at the old gate where you have so often sat in the shade of the old lime tree.

You pause in your restless wandering as you suddenly find yourself beside the well under the old tree. You have forgotten all about the winter and its cold. You have forgotten your grief. A quiet peace comes upon you, as if at last you are at home. The first verse should be sung with the greatest simplicity, with warmth) very legato.

Begin the second verse a little more excitedly. At “vorbei in tiefer Nacht” darkness again falls upon you. Your need to continue in your wandering is like a sombre compulsion. Sing this sentence with this thought. Yet the lime tree holds you back. It holds you with a mysterious strength. Sinq “Da hab’ ich noch im Dunkel die Augen zugemacht” pianissimo with an expression of surrender. Now the branches speak to you through their rustling: sing this full voice, as if the wind were swelling through the treetop. Sing “komm’ her zu mir Geselle” entreatingly. But no: you tear yourself away from your dreams, you will not listen to the tree as it calls you back. Sing with dramatic force, deeply moved: “die kalten Winde”, etc. Bring to a highly dramatic climax the last sentence: “ich wendete mich nicht”. Make use of the consonants and sing with sharp accentuation, uttering the “nicht” as if you were tearing yourself loose from hands which seek to hold you back. You must give the impression that you are tearing yourself away, never more, no, never more to return.

But the compelling song of the tree is more powerful than your strength of will. It comes to you in your dreams. Sing the last verse with a quieter melancholy and give the last words – “du fändest Ruhe dort” – an alluring pianissimo, full of mystery.

(tratto da Lotte Lehmann, Eighteen Song Cycles – Studies in Their Interpretation,  Cassell & Company, 1971)


Veniamo ora agli ascolti. Come sempre, la scelta è stata difficile, data la presenza di molteplici versioni integrali e parziali davvero di altissimo livello. Ancora una volta ho preferito dare spazio alle interpretazioni storiche dei cantanti attivi nel periodo tra le due guerre mondiali, le cui voci avete avuto già modo di ascoltare nei precedenti appuntamenti di questa rassegna. Questa volta procederò in ordine strettamente cronologico per quanto riguarda le date di incisione.

Iniziamo da Alexander Kipnis, qui ripreso nella diretta radiofonica di un concerto tenuto nel 1928 a New York, con Frank Bibb al pianoforte.

 

 

Come sempre, la cosa più impressionante in Kipnis è la capacità di piegare una voce così consistente a pianissimi e sfumature dinamiche da vero virtuoso. Ma il cantante ucraino non si compiace mai della propria bravura tecnica e la mette completamente al servizio dell’ espressione, con risultati che ancora oggi appaiono assolutamente esemplari.

Squisita è anche l’ esecuzione di Gerhard Hüsch e Hans Udo Müller registrata nel 1933, una delle primissime versioni integrali ad essere pubblicate. Anche in questo caso, incantevole è la fluidità, il tono tra malinconico e trasognato che Hüsch riesce a conferire alla linea vocale, grazie anche alla straordinaria eleganza di una pronuncia che sottolinea al millimetro tutte le sfumature del testo.

 

 

Uno dei grandi rivali di Hüsch nel campo della liederistica fu, come abbiamo già avuto occasione di notare, Heinrich Schlusnus. Il baritono di Braubach non registrò la raccolta completa, ma solo alcuni brani, tra i quali appunto quello in esame. L’  accompagnatore pianistico è  Sebastian Peschko, la registrazione è  del 1941.

 

 

Qui è veramente difficile propendere per l’ una o per l’ altra versione. Siamo a un livello talmente alto che davvero è questione di gusti. Dal mio personalissimo punto di vista, il tono intimo e sfumato di Hüsch centra alla perfezione il significato musicale ed espressivo del brano, ma l’ espressione nobilmente commossa e accorata di Kipnis e soprattutto di Schlusnus sono ugualmente stupende e ammetto che qualcuno le possa preferire.

Anche Peter Anders (1908 – 1954) fu interprete di riferimento del ciclo e lo registrò integralmente due volte. La critica concorda nel dare la preferenza alla prima versione, del marzo 1945 con Michael Raucheisen, incisa  in una Berlino stremata dai catastrofici effetti dei bombardamenti americani. La seconda registrazione fu realizzata nel 1948 presso gli studi della  WDR, con  Günther Weissenborn al piano. Il tenore di Essen appare forse in condizioni vocali meno felici ma il tono sobrio e lineare del fraseggio, la nobiltà e l’ eleganza del porgere, sono anche in questo caso da prendere a modello per qualsiasi cantante che voglia cimentarsi con questa musica.

 

Prendiamo adesso in esame un interprete del dopoguerra, un’ epoca naturalmente dominata dalle sette incisioni ufficiali, più innumerevoli altre dal vivo, di Dietrich Fischer-Dieskau, interprete che finora ho volutamente trascurato perchè ritengo opportuno dedicare prossimamente uno o più post specifici alla sua figura nel prosieguo di questa rassegna. La mia scelta è invece caduta su Gérard Souzay (1918 – 2004) nella sua seconda registrazione, quella con Dalton Baldwin pubblicata dalla Philips nel 1963. Confesso la mia particolare predilezione per le interpretazioni liederistiche del baritono di Angers, che qui impartisce un’ autentica lezione di eleganza, sensibilità, misura espressiva e giustezza di fraseggio, assolutamente degna di essere paragonata con le interpretazioni dei grandi del 78 giri.

 

 

Come sempre, le questioni interpretative da chiarire ed esaminare ulteriormente sarebbero molteplici. Vedremo di occuparcene mano a mano nelle prossime puntate di questa rassegna, che proporranno nuovi temi che si preannunciano estremamente stimolanti per me e – spero – anche per voi.

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2 pensieri su “Interpretare il Lied – “Der Lindenbaum” di Franz Schubert

  1. Sempre interessanti e stimolanti queste puntate dedicate al lied; solo 2 piccole riflessioni: Kipnis è splendido e grazie al suo autentico colore scuro mai forzato o artefatto riesce a dare al fraseggio una morbidezza e naturalezza come credo nessun altro basso con una voce di quel peso ha saputo fare dopo, Schlusnus è il solito fenomeno, grande vocalista, grandissimo senso della frase musicale, il mio preferito tra queste comunque bellissime incisioni. Grazie Mozart.

    • Grazie a te. Come ho scritto, la preferenza tra interpretazioni di tale livello è davvero solo questione di gusti personali.

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