Ugo Duse – un ricordo di Sergio Sablich

Ugo Duse è stato uno dei più grandi studiosi che la musicologia italiana moderna abbia potuto annoverare. In particolare, la sua monografia dedicata a Mahler è stata decisiva per la riscoperta esecutiva italiana del compositore e a tutt’ oggi resta insuperata per il rigore e la profondità delle analisi musicali in essa contenute. Ho avuto l’ onore di essere suo allievo all’ Università di Venezia e il suo insegnamento ha avuto un ruolo decisivo nella mia formazione, non solo musicale. Ecco come lo ricordava Sergio Sablich, suo allievo e amico anche lui purtroppo scomparso prematuramente, in occasione di una serata commemorativa.

Ricordo di Ugo Duse (Rovigo. 11.10.1926 – Milano. 26.4.1997)

 Per chi si occupa di cose musicali Ugo Duse è soprattutto l’ autore della prima monografia italiana su Gustav Mahler, le cui due edizioni – del 1962 e del 1973, quest’ ultima per Einaudi – ne circoscrivono esattamente il periodo della scoperta esecutiva in Italia. Ma a ciò vanno aggiunti almeno i saggi concomitanti su Bach, su Busoni, su Bruckner e sul Novecento, poi raccolti in un’ edizione anch’essa legata a Torino, questa volta per l’ EDT, contributi tra i più originali e indipendenti fra quanti siano stati prodotti dalla nostra musicologia. E tanto basta a fare di Ugo Duse un nome che conta nella nostra cultura, non soltanto musicale; giacché Duse si è occupato anche di filosofia, di teoria medievale, dei rapporti tra musica e cultura in senso lato: temi di cui sapeva scoprire i nessi pirí occulti e trarne amplissimi, imprevedibili sviluppi. In modo sovente non lineare, ma sempre acuminato e tagliente.

Duse è però stato molto di più: uno degli spiriti più liberi e geniali, più autenticamente interdisciplinari e indisciplinati tra quelli che hanno attraversato la vita musicale italiana in questi ultimi anni. Un Wandeler anarchico, irto di contraddizioni e di slanci, di fedi e di trasalimenti, di coperture e di idiosincrasie: un personaggio che lasciava il segno e la cui perdita, ora che ci ha lasciato, si fa sentire con rimpianto. Le sue radici erano nella contemporaneità, in un impegno per le cose concrete che per un certo periodo si tradusse anche in attività politica: naturalmente portata agli estremi, come tutto ciò che faceva. Rodigino, partecipò fin da ragazzo alle lotte del Polesine con appassionata convinzione: era un agitatore nato, un provocatore di razza. La sua natura era però quella di un entusiasta, di un libertario implacabile, di un devoto all’ utopia, nonostante le disillusioni e le sconfitte: in altri termini, sotto la maschera sarcastica e graffiante, un inguaribile idealista e un autentico, fanciullesco beniamino della vita.

La vis polemica di Duse non aveva confini, e non gli aveva certo facilitato l’ esistenza. Che la indirizzasse prima di tutto verso se stesso, in una sorta di “cupio dissolvi” che nascondeva un amore immenso per la vita in tutte le sue manifestazioni e una generosità un po’ folle, è fuor di dubbio. Il mondo accademico, in cui era entrato relativamente tardi, mal lo tollerava: intolleranza del resto da lui ferocemente ricambiata. Io, che fui uno dei suoi ultimi pupilli (termine che va inteso in senso assai poco accademico), ebbi la ventura di partecipare a un concorso universitario “portato” come si dice in gergo, da lui: non dubitava che avrei vinto; va da sè che fummo bellamente trombati. Mi dispiacque più per lui che per me. Poi, ne provai quasi una strana e certo assurda fierezza. Ci accomunava la passione per le cause perse, per i gesti un po’ donchisciotteschi ma profondamente autentici: una specie di solidarietà e di appartenenza a una sfera affine.

Quando l’ affetto istintivo per una persona si fonde con la stima intellettuale (non necessariamente acritica: Duse era uno studioso da cui imparavi molto anche quando non ne condividevi le tesi), nasce quel legame interiore, spirituale, che figura fra le esperienze fondamentali della vita. Un legame tanto piú forte quanto meno esibito: così ricordo Ugo Duse. In una delle sue ultime telefonate (era gravemente malato di cuore, e viveva ormai appartato) mi disse di avvertirlo se avessimo eseguito gli Ultimi quattro lieder di Strauss, perché gli sarebbe piaciuto riascoltarli dal vivo. Gli risposi: “Stai forse diventando sentimentale?”. Mi spiegò, alla sua maniera tipica, una tesi tutta sua sul significato di questo addio alla vita straussiano: che in realtà non era affatto un congedo ma una parodia contro Wagner; una sorta di abiura, di attacco al mondo. Confesso che rimasi perplesso. Fa niente. Eccoti accontentato, Ugo.
Saggio scritto in occasione del Concerto dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai del 9/10/1997, dedicato a Ugo Duse (1926-1997)

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E QUI DI SEGUITO IL LINK ALLA VOCE MUSICA SCRITTA DA UGO DUSE PER L’ ENCICLOPEDIA TRECCANI

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2 pensieri su “Ugo Duse – un ricordo di Sergio Sablich

  1. Quando ero molto giovane e andavo alla conquista del cielo ebbi tra le mani “viva il Leninismo ” e ” il comunista” di Duse. Non ebbi modo di conoscerlo di persona (seguivamo e conoscevamo i Regis, per via delle Edizioni Oriente) . All’inizio degli anni ottanta leggemmo “Per una storia della musica del 900”, mi pare che allora insegnasse a Udine : ce ne fossero oggi di utopisti e uomini “contro” come lui, sia nella vita musicale che in quella civile !!

    • Come ho scritto, sono stato suo allievo a Venezia e lo considero una figura di assoluto valore, come studioso, come uomo e come didatta.

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