Staatsorchester Stuttgart – “Menschen und Götter”

Foto ©Philippe Ohl

Anche la Staatsorchester Stuttgart ha dato inizio al suo ciclo annuale di concerti sinfonici. Una stagione particolarmente importante, in quanto nel 2018 si celebrerà il 425° anno di attività del complesso, nato nel 1593 come Hofkapelle del Ducato di Württemberg, divenuto dal 1837 ufficialmente Königlich Hofopernorchester per poi mutare il nome nel 1918. dopo la proclamazione della repubblica in Germania, in quello di Württembergisches Landestheaterorchester, dal 1933 mutato in Württembergisches Staatsorchester e finalmente a partire dal 1985 nell’ attuale denominazione. Insieme a quelle di Dresden, München e Kassel l’ orchestra di Stuttgart è quindi una tra le più antiche formazioni orchestrali del mondo, con una storia esecutiva che, tanto per limitarci solo al XX secolo, annovera collaborazioni regolari con direttori come Max von Schillings, Fritz Busch, Richard Strauss, Ferdinand Leitner che ne fu il Generalmusikdirektor dal 1947 al 1969, Georg Solti, Vaclav Neumann e Carlos Kleiber che dal 1965 al 1975 fu Erster Kapellmeister. In attesa dell’ entrata in carica di Cornelius Meister, probabilmente la miglior bacchetta tedesca della giovane generazione che a partire dal prossimo autunno sarà il nuovo Generalmusikdirektor del teatro, la Staatsorchester Stuttgart in questi ultimi anni ha ulteriormente affinato, sotto la direzione stabile prima di Manfred Honeck e poi di Sylvain Cambreling, le qualità esecutive che attutalmente ne fanno una tra le migliori compagini orchestrali tedesche per livello tecnico e flessibilità di repertorio.

Per il concerto inaugurale della stagione alla Liederhalle la scelta è caduta su Harmut Haenchen, il settantaquattrenne direttore originario di Dresden che recentemente è stato premiato dalla rivista Opernwelt come Dirigent des Jahres, per la sua splendida interpretazione del Parsifal al Bayreuther Festspiele che anch’ io ho potuto ascoltare quest’ estate. Un riconoscimento meritatissimo per un musicista dalla tecnica direttoriale solida e sicura e interprete che, pur collocandosi nel solco della grande tradizione tedesca, è in possesso di una personalità matura e completa che lo rende in grado di ottenere risultati esecutivi penetranti e approfonditi. Personalmente, nutro una grandissima ammirazione per questo tipo di direttori che rifiutano le logiche dello star system a favore di un lavoro minuzioso e continuativo, artigianale nel senso più nobile della parola. Detto in altra maniera, con Harmut Haenchen siamo di fronte a una figura di Kapellmeister nell’ accezione migliore di questo termine che non indica il banale routinier ma piuttosto il vero uomo di teatro, il quale nel suo lavoro si pone come umile servitore della musica. Haenchen, che ha studiato a Leningrad con Arvid Jansons (il padre di Mariss Jansons) e Evgeny Mravinsky per poi lavorare come assistente di Pierre Boulez a Bayreuth e di Herbert von Karajan a Berlino, è attivo anche come scrittore e saggista e in questi ultimi anni ha raggiunto i vertici della carriera internazionale soprattutto con le sue interpretazioni di Wagner, della cui musica è considerato uno tra i più autorevoli esecutori della nostra epoca.

Le qualità direttoriali di Hartmut Haenche sono emerse pienamente già nella prima parte, con una bellissima lettura della Sinfonia K.551 “Jupiter” di Mozart. Il direttore sassone, che ha studiato il pezzo anche dal punto di vista musicologico direttamente sulla partitura autografa, ci restituisce un Mozart dalle sonorità leggere e fluide, con una bella vivacità ritmica, una minuziosa attenzione per le architetture strutturali e una splendida qualità timbrica soprattutto nel suono dorato e luminoso degli archi. Ma la parte più attesa del programma era sicuramente la Suite orchestrale dalla Götterdämmerung di Wagner, realizzata da Haenchen stesso secondo una tradizione inaugurata personalmente dal compositore, che diresse spesso concerti sinfonici con programmi composti da brani delle sue opere in versione per sola orchestra, e successivamente praticata da tutti i grandi direttori wagneriani della storia. La Staatsoper Stuttgart ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la musica di Wagner: per limitarci a pochi fatti essenziali, basterà dire che l’ allora Hofoper fu il primo teatro a realizzare un proprio allestimento del Ring des Nibelungen dopo quello della prima esecuzione a Bayreuth e la produzione che Angelo Neumann con la direzione di Anton Seidl portò in tournée attraverso l’ Europa tra il 1882 e il 1883. Ma il punto più alto della tradizione wagneriana a Stuttgart si ebbe tra il 1954 e il 1966 quando Wieland Wagner realizzò alla Staatsoper sedici produzioni operistiche di titoli del compositore di Leipzig, tanto da far guadagnare al teatro il nome di Winter Bayreuth. In pratica, tutti gli allestimenti storici realizzati dal primogenito di Siegfried Wagner nel teatro situato sulla Grüne Hügel ebbero la loro anteprima a Stuttgart, spesso con gli stessi cantanti come Wolfgang Windgassen, Anja Silja, Gustav Neidlinger e Catarina Ligendza. Anche oggi il legame tra Stuttgart e Bayreuth continua, con la presenza di numerosi orchestrali e coristi che d’ estate rinunciano alle loro ferie estive per collaborare con i complessi di Bayreuth.

La Suite sinfonica dall’ opera conclusiva della Tetralogia, composta dal Preludio e dal Siegfrieds Rheinfahrt, dalla Trauermarsch e dalla scena finale, ha consentito ad Hartmut Haenchen di mettere in mostra tutte le sue splendide qualità di interprete wagneriano. La sua lettura, caratterizzata da un taglio complessivo di grandiosità epica, toccava il culmine espressivo in una Trauermarsch sbalzata con sonorità accese e monumentali per poi trapassare in un finale di intensa drammaticità, con il meraviglioso tema della Liebeserlösung  in re bemolle maggiore che emergeva dai massicci accordi della Weltuntergang con un diminuendo graduale calcolato in maniera pressoché perfetta. La Staatsorchester Stuttgart ha realizzato splendidamente le intenzioni del podio con una prestazione d’ insieme tra le migliori ascoltate in questi ultimi anni. Soprattutto la sezione ottoni ha suonato in maniera davvero impeccabile tutti i passi impegnativi previsti dalla scrittura orchestrale wagneriana. Trionfo di pubblico, con una Liederhalle piena in ogni ordine di posti, per un concerto davvero di altissimo livello.

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