Internationale Bachakademie Stuttgart – “Reformationsfeier”

Foto ©Holger Schneider

Quest’ anno in Germania si festeggia il cinquecentesimo anniversario della Riforma luterana e la Bachakademie Stuttgart ha aperto la stagione degli Akademiekonzerte in abbonamento alla Liederhalle con un programma celebrativo della ricorrenza. Non occorre ribadire in questa circostanza il valore altissimo attribuito da Martin Lutero alla musica, un’ arte che il monaco agostiniano riteneva talmente fondamentale per la divulgazione dei principi religiosi da attivarsi lui stesso in questo campo, affinancando alla sua attività di teologo e predicatore quella di autore di inni sacri e melodie. Tra queste ultime, la più celebre è senza dubbio quella del Corale Ein feste Burg ist unser Gott, da lui scritta nel 1529, divenuta in brevissimo tempo un vero e proprio simbolo della chiesa luterana e di conseguenza ampiamente utilizzata da tutti i compositori che scrissero musiche per le funzioni religiose delle chiese protestanti. La prima parte del programma scelto da Hans-Cristoph Rademann per questo concerto celebrativo comprendeva appunto due Kantaten di Bach e Telemann la cui struttura è basata sull’ uso ripetuto del celebre Corale. La Kantate Ein feste Burg ist unser Gott BWV 80, composta da Bach per il Reformationstag del 1730 rielaborando un precedente lavoro scritto a Weimar quindici anni prima  ed eseguita durante il Gottendienst nella Thomaskirche di Leipzig, è uno tra i capolavori più conosciuti e amati nella produzione del compositore di Eisenach. Il grande studioso Alfred Dürr nel suo saggio analitico sulle Kantaten bachiane la definisce un Höhepunkt des Bachschens Vokalen Choralschaffens. Il celebre Corale luterano costituisce la base del coro introduttivo, scritto in forma di Mottetto e fa da cantus firmus, intonato dall’ oboe e dai soprani del coro che cantano la seconda strofa dell’ inno luterano, alla successiva aria “Alles, was von Gott geboren”. La terza e la quarta strofa, che conclude il lavoro, sono intervallate dagli altri interventi dei solisti. Tutti i musicologi che si sono occupati di questa composizione concordano sulla qualità altissima della partitura, con particolare riguardo al mottetto iniziale che Cristoph Wolff indica come uno tra i vertici assoluti nella storia della cantata corale.

Rispetto a quelle di Bach, le Kantaten di Telemann hanno una struttura più sperimentale e sono caratterizzate da una strumentazione maggiormente ricca ed elaborata. La Cantata Wertes Zion sei getrost per la ventitreesima domenica dopo la Trinità fu scritta dal musicista di Magdeburg, del quale quest’ anno si festeggia il duecentocinquantesimo anniversaro della nascita, intorno al 1715. La prima strofa del celebre Corale luterano qui risuona in una forma particolarmente elaborata e solenne come secondo numero della partitura, dopo lo splendido duetto fra soprano e basso che apre la composizione, con una scelta abbastanza inusuale. Ascoltando questi due lavori in successione, è interessante notare come Telemann e Bach, che si conoscevano personalmente e si stimavano (Telemann fu anche il padrino di Carl-Philipp Emanuel, il secondo figlio di Bach) impieghino elementi stilistici analoghi per arrivare a soluzioni compositive assai differenti, sempre originalissime e di grande ispirazione.

Nella seconda parte della serata si ritornava a Bach con la Kantate BWV 76 Die Himmel erzählen die Ehre Gottes, composta per la seconda domenica dopo la Trinità del 1723 e secondo lavoro eseguito dal musicista come Thomaskantor a Leipzig. Come in poche altre occasioni, qui Bach impiega un’ ampia struttura in due parti simmetriche composte ciascuna da sette numeri, da eseguirsi dopo la predica e durante l’ ufficio della consacrazione. Il testo, di autore ignoto, è di carattere densamente meditativo e offre una serie di profonde riflessioni teologiche, sicuramente alla base della qualità assolutamente straordinaria di molte pagine della partitura, caratterizzata da una strumentazione fastosa nella quale spiccano le parti affidate agli oboi e alle trombe.

L’ esecuzione è stata sicuramente all’ altezza della qualità musicale di questi capolavori. Hans-Cristoph Rademann si conferma sempre di più interprete bachiano fra i più maturi e profondi della nostra epoca, per la penetrazione stilistica minuziosa e la cura posta nel sottolineare le strutture melodiche, splendidamente realizzate da una Gaechinger Kantorei in continua crescita. Di ottimo livello anche il quartetto dei solisti, con le due belle voci maschili del tenore Sebastian Kohlhepp e del basso-baritono croato Krešimir Stražanac, entrambi cantanti conosciuti e stimati dal pubblico di Stuttgart, che hanno fornito una prova eccellente per partecipazione espressiva e rifinitezza vocale. Brava anche Gerlinde Sämann, collaboratrice regolare di Rademann e da anni specialista riconosciuta del repertorio barocco, per la consapevolezza stilistica e la pulizia dell’ emissione. Una bella sorpresa è stata la prestazione del ventinovenne mezzosoprano Henriette Marie Reinhold, nativa di Leipzig e già esibitasi insieme ad alcuni tra i migliori complessi barocchi attuali, che ha messo in mostra una voce davvero interessante e controllata con grande proprietà. Successo vivissimo da parte di un pubblico attento e concentrato come solo i tedeschi sanno fare quando ascoltano questa musica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...