Daniil Trifonov a Stuttgart

Foto ©KFR/Frank Mohn
Foto ©KFR/Frank Mohn

Dopo il sensazionale Terzo di Prokofiev eseguito insieme a Valery Gergiev lo scorso luglio a Baden-Baden, attendevo con impazienza il debutto solistico a Stuttgart di Daniil Trifonov. In quella occasione ero rimasto fortemente impressionato dall’ esecuzione del ventitreenne pianista nativo di Nischni Nowgorod, che dopo la doppia affermazione nel 2011 all’ Arthur Rubinstein International Piano Master Competition di Tel-Aviv e, poche settimane dopo,  al Premio Tschaikowsky di Mosca, seguite dalla firma di un contratto esclusivo con la DG che ha portato alla pubblicazione di due album dal vivo, si è affermato come uno tra i massimi giovani talenti del mondo musicale internazionale. Dopo il recital solistico tenutosi nella Mozart-Saal della Liederhalle, che ha fatto registrare il tutto esaurito con diverse settimane di anticipo, non posso che confermare il mio giudizio. Daniil Trifonov è senza ombra di dubbio il pianista più completo e interessante della giovane generazione e uno dei massimi talenti apparsi sulle scene concertistiche negli ultimi anni. La stupenda tecnica virtuosistica, la musicalità di livello superiore, la personalità interpretativa già perfettamente chiara e definita e sorprendente per carisma e capacità comunicative sono quelle di un artista davvero di classe superiore. Il giovane virtuoso russo sfoggia un suono di qualità splendida e il perfetto controllo della tastiera gli consente di esibire una paletta coloristica ricchissima di sfumature e di preziosità timbriche. Ma quello che impressiona maggiormente nel pianismo di Trifonov è la capacità di utilizzare i suoi splendidi mezzi tecnici non per esibizioni di un virtuosismo fine a se stesso, ma al servizio di un approfondimento interpretativo i cui risultati sono davvero inusuali per un musicista così giovane. Di solito io affermo che non si può trovare un artista fatto e finito in uno strumentista di questa età, ma nel caso di Trifonov siamo di fronte a un caso eccezionale, ad un artista già completo e dotato di una personalità chiaramente definita.

Per la tournée europea di cui la serata alla Liederhalle costituiva una delle tappe, Daniil Trifonov ha presentato uno di quei programmi che già alla sola lettura dei brani stuzzicano la curiosità dell’ appassionato. La serata iniziava con la trascrizione di Liszt della Toccata e Fuga in sol minore di Bach. Un’ esecuzione che ha giustamente sottolineato la grandiosità romantica dell’ elaborazione lisztiana, con un tono espressivo magniloquente ma assolutamente privo di retorica e una perfetta lucidità nell’ evidenziazione delle linee contrappuntistiche. La lettura della Sonata op. 111 di Beethoven è stata anch’ essa di livello eccellente, per eloquenza di fraseggio e maturità di concezione d’ insieme. In particolare, le Variazioni dell’ Arietta colpivano per varietà ritmica e liquida trasparenza di sonorità oltre che per l’ eloquenza espressiva di certi passaggi.

Se dovessi concludere qui il mio resoconto, dovrei parlare di un concerto di ottimo livello ma non eccezionale. Le cose davvero indimenticabili di questa serata le abbiamo vissute nella seconda parte, con l’ esecuzione dei dodici Études d’ exécution trascendante di Liszt. Chi si intende di pianoforte sa bene, senza che debba spiegarlo io, che questa raccolta costituisce una delle sfide virtuosistiche più estreme di tutta la letteratura pianistica. Pochissimi nel corso della storia sono stati i concertisti che hanno osato eseguire il ciclo completo in una sola serata. Personalmente, nel corso della mia esperienza di ascoltatore ho avuto modo di assistere solo alle esecuzioni di Lazar Berman e Michele Campanella. I risultati ottenuti da Daniil Trifonov in questa impresa estrema sono difficili da descrivere a parole. Il giovane pianista ha affrontato e risolto tutte le difficoltà richieste dalla scrittura lisztiana con una sovrana padronanza tecnica e una souplesse davvero sbalorditiva. Per fare un esempio pratico: vedere Usain Bolt correre i cento metri in meno di dieci secondi è già di per sè una cosa impressionante; provate a immaginarvi un atleta che compia la stessa impresa vestendo il frac e senza perdere la compostezza dell’ abbigliamento, allora avrete un’ idea dell’ esito fantastico ottenuto da Triifonov in questa serata. Una precisione perfetta nei passaggi più impegnativi, resi con una carica virtuosistica elettrizzante, un gioco stupendo di mezze tinte che ha trovato i suoi momenti più alti negli stupendi colori di “Paysage”, nell’ accuratezza dinamica di “Ricordanza” e nell’ incredibile varietà di colori al pastello con cui Trifonov ha reso “Harmonies du soir”. Per quanto riguarda le acrobazie e i numeri di alta classe che il pianista russo ha sfoggiato in pagine come “Mazeppa”, “Wilde Jagd” e il decimo Studio in fa minore, posso solo ripetere che in questo caso siamo davvero davanti a un virtuoso di quelli che nascono una volta in ogni generazione. Trifonov non forza mai il suono, esibisce ottave, accordi ribattuti e tremoli incredibili per precisione e potenza, usa il pedale in modo impeccabile e domina la tastiera con la tranquillità e la sicurezza infallibile del concertista di classe superiore. Nel complesso, una lettura destinata a costituire un modello per tutti i pianisti che affronteranno il ciclo lisztiano nei prossimi anni e che spero venga fissata su disco al più presto. Uscendo da questa serata davvero emozionante, posso solo confermare il giudizio che il critico inglese Norman Lebrecht ha espresso a proposito di Daniil Trifonov: “A pianist for the rest of our lives“.

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