“Jakob Lenz” di Wolfgang Rihm alla Staatsoper Stuttgart

Foto ©Bernd Uhlig
Foto ©Bernd Uhlig

Come primo nuovo allestimento della stagione, la Staatsoper Stuttgart ha presentato la Kammeroper in tredici scene Jakob Lenz, uno dei primi successi di Wolfgang Rihm, che dal 1979, quando fu eseguita per la prima volta ad Hamburg, ha goduto di frequenti riprese in tutto il mondo fino a diventare uno dei titoli più eseguiti nella copiosa produzione del sessantaduenne compositore nativo di Karlsruhe, considerato uno degli autori tedeschi più rappresentativi del nostro tempo. Come si sa, l’ opera narra il progressivo crescere della schizofrenia da cui era afflitto Jakob Lenz (1751 – 1792) poeta, traduttore di Shakespeare e scrittore di drammi caratterizzati da una forte critica sociale di grandissima violenza espressiva come Die Soldaten, che ai nostri tempi ha fornito il soggetto alla fortunata opera di Bernd Zimmermann; amico di Goethe e tra gli iniziatori del movimento Sturm und Drang, lo scrittore fu vittima delle conseguenze di un’ alienazione mentale sviluppatasi a partire da quando aveva 27 anni e durante una grave crisi del suo male venne ospitato a Steindal dal pastore evangelico Johann Friedrich Oberlin, scrittore e riformatore sociale che documentò l’ evolversi della malattia di Lenz in un diario e lo assistette insieme all’ amico Cristof Kaufmann, anche lui scrittore. Tutta la vicenda storica fornì lo spunto per un racconto a Georg Büchner, lo scienziato e scrittore oggi conosciuto soprattutto come autore del Woyzeck, pubblicato postumo nel 1839. Il libretto di Michael Fröhling musicato da Rihm organizza il racconto in una successione di tredici scene collegate tra loro da interludi strumentali, a partire dal viaggio di Lenz attraverso le montagne durante il quale viene incontrato e ospitato da Oberlin fino al compiersi definitivo della sua alienazione mentale.

Musicalmente, la partitura di Rihm è un esempio probante della padronanza di un linguaggio assai eclettico in grado di spaziare tra stilemi eterogenei in atmosfere sonore trattate con grande abilità, con richiami stilistici che spaziano da Mahler a Berg fino a Nono e Lachermann. Rihm utilizza in questo caso un organico orchestrale composto da tredici strumenti utilizzati per creare una tinta sonora di tono scuro e ossessivo, a partire dalla sovrapposizione di trìtono e di quinta giusta nel tremolo si-fa-sol bemolle in pianissimo con il quale i tre violoncelli introducono l’opera e che tornerà nel corso della vicenda come una sorta di motivo conduttore. Personalmente, ho sempre apprezzato molto la musica di Rihm per la sua capacità comunicativa e il rifiuto degli eccessi tipici di certa avanguardia e anche in questa occasione ho trovato la partitura ricca di spunti interessanti e di carica teatrale. Per questa nuova produzione la Staatsoper Stuttgart ha invitato un nome di prestigio come Andrea Breth, una delle figure più illustri del mondo teatrale tedesco, i cui allestimenti di Eugene Onegin a Salzburg e del Wozzeck alla Staatsoper Unten den Linden rimangono tra le cose migliori da me viste in Germania negli ultimi anni. Tra l’ altro, non è azzardato pensare che la Breth abbia visto nella vicenda di Jakob Lenz una forte affinità con la sua storia personale degli ultimi anni, in cui ha dovuto interrompere la messinscena di alcuni lavori tra i quali l’ attesissima rappresentazione integrale del Wallenstein di Schiller al Burgtheater di Vienna, proprio a causa di una forte depressione fortunatamente poi curata con esiti positivi. Lo spettacolo di Andrea Breth realizzava alla perfezione l’ atmosfera cupamente ossessiva del lavoro di Rihm, con una recitazione perfettamente calibrata nei minimi dettagli e un perfetto lavoro sui particolari. Una splendida regia che è stata ulterormente messa in risalto da un’ esecuzione musicale veramente esemplare. Franck Ollu, uno degli specialisti di repertorio contemporaneo più apprezzati a livello internazionale, ha ottenuto sonorità perfettamente calibrate dagli strumentisti della Staatsoper e ha reso in maniera notevole il progressivo accumularsi della tensione espressiva e drammatica espresso dalla musica di Rihm. Notevolissima la compagnia di canto, a partire dal protagonista impersonato dal baritono austriaco Georg Nigl con un fraseggio intenso e concentrato. Il tenore inglese John Graham-Hall, considerato uno dei migliori interpreti odierni delle opere di Britten (gli spettatori italiani ricorderanno certamente il suo Peter Grimes alla Scala) ha reso in maniera eccellente il tono freddo e impenetrabile, quasi una citazione del Dottore nel Wozzeck di Berg, col quale si esprime il personaggio di Kaufmann in contrapposizione al tono di comprensione accorata espresso da Oberlin e qui reso dal baritono Henry Waddington con ottima espressività. Bravi anche tutti i componenti del coro da camera che fa da sfondo alla vicenda, composto da giovani cantanti provenienti dall’ Opernstudio della Staatsoper. Teatro esaurito e lunghi applausi per tutti, in particolare per la Breth e per Wolfgang Rihm, che ha voluto assistere alla prova generale e alla prima esecuzione, ricevendo una calda manifestazione di stima da parte del pubblico della Staatsoper. 

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