Stuttgarter Philharmoniker 2022/23 – Jan Willem de Vriend e Roberto Prosseda

wp-1666557438925
Foto ©Stuttgarter Philharmoniker/FB

Per il secondo concerto della stagione degli Stuttgarter Philharmoniker è tornato sul podio il direttore ospite principale Jan Willem de Vriend, sessantenne musicista olandese che, dopo un inizio come specialista nell’ esecuzione storicamente informata degli autori barocchi, ha ampliato i suoi interessi costruendosi una interessante carriera direttoriale. Una di quelle bacchette solide e sicure che costituiscono l’ asse portante delle stagioni sinfoniche tedesche, sempre affidabili e in grado di garantire una resa altamente professionale in tutto il repertorio. Personalmente, nutro da sempre una grande ammirazione per questo tipo di direttori, musicisti di scrupolosa preparazione che alle lusinghe dello star system preferiscono una meritoria opera divulgativa per un pubblico il più ampio possibile.

La parte più interessante del programma era costituita dalla presenza di uno strumento decisamente inusuale, ossia quello che si vede nella foto. Si tratta del cosiddetto piano pédalier, che aggiunge al pianoforte una pedaliera come quella degli organi la quale aziona le ottave inferiori di un secondo strumento. A riscoprire questa curiosità è stato negli ultimi anni Roberto Prosseda, quarantasettenne pianista originario di latina conosciuto dal pubblico internazionale per le sue incisioni integrali di Mendelssohn e Mozart registrate per la DECCA e che da anni si dedica alla divulgazione delle musiche scritte per questo particolare tipo di strumento a tastiera, per le cui esecuzioni ha messo a punto insieme al fabbricante di organi Claudio Pinchi un sistema di pedaliera che può essere in poco tempo adattato a due pianoforti tradizionali.

In questa serata Prosseda ha presentato il Concerto in mi bemolle maggiore per piano a pedali di Charles Gounod, del quale è stato il primo esecutore in epoca moderna realizzandone poi anche una registrazione discografica. Composto probabilmente nell’ estate 1889, venne eseguito il 4 aprile 1890 dall’ Association artistique des concerts du Châtelet. Per l’ occasione non fu Édouard Colonne, il direttore stabile del complesso, ma lo stesso Gounod a dirigere; la parte solistica del concerto venne affidata alla pianista Lucie Palicot, alla quale il compositore aveva già dedicato tre opere, tra cui la Suite concertante (1886). Di relativamente modesta difficoltà digitale, il pezzo richiede in compenso una grande agilità nella tecnica dei pedali. Per la prima esecuzione assoluta, la solista per essere libera nei movimenti dovette addirittura indossare una gonna corta, sino alle ginocchia, cosa decisamente inusuale per quell’ epoca. Musicalmente parlando, non si tratta certo di un capolavoro ma il brano si lascia comunque ascoltare con piacere. Roberto Prosseda lo suona da anni e lo padroneggia come nessun altro, quindi la sua esecuzione è stata sicuramente la migliore che si potesse desiderare. Come bis, il virtuoso italiano ha eseguito una bella e intensa interpretazione della Fantasia K. 397 in re minore di Mozart.

Sempre un brano di Mozart aveva aperto il programma: la Sinfonia in do maggiore K. 318, un brano di durata piuttosto breve composto nella forma della Ouverture italiana, eseguito da De Vriend con una bella vivacità di fraseggio e con un suono molto pulito della sezione archi. Dopo la pausa, abbiamo ascoltato una bella lettura della Serenata N° 1 in re maggiore op. 11 di Brahms, prima partitura sinfonica data alle stampe da compositore amburghese, scritta nel 1857 originalmente per un ensemble di nove strumenti a fiato e poi orchestrata in un secondo tempo. È un pezzo che io personalmente amo molto, per la qualità ispirata delle linee melodiche e la sapienza compositiva che è già quella del Brahms più maturo. Tra le altre cose, era uno tra i brani preferiti da Claudio Abbado che lo inseriva spesso nei programmi dei suoi concerti e dal quale io potei ascoltarlo due volte, prima a Ferrara e poi a Ludwigshafen. Jan Villem de Vriend e gli Stuttgarter Philharmoniker ne hanno dato una lettura assai pregevole per la bella qualità timbrica delle sonorità orchestrali e l’ equilibrio nella gestione dei tempi e dei fraseggi. Una bella conclusione per una serata molto interessante, conclusasi con vivi applausi da parte del pubblico della Liederhalle.

Pubblicità

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.