Bayerische Staatsoper – Die Walküre Erster Aufzug

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Foto ©Wilfried Hösl

La Bayerische Staatsoper ha riaperto i battenti al pubblico dopo una chiusura durata 194 giorni. Per una serie di circostanze favorevoli, il via libera delle autoritá governative è arrivato proprio pochi giorni dell’ esecuzione in forma di concerto del primo atto di Die Walküre, originariamente programmato come diretta streaming senza spettatori. I circa 700 posti messi in vendita sono andati rapidamente esauriti e anch’ io avevo fatto un pensierino sulla possibilitá di fare una gita a München per assistere alla serata. Purtroppo le difficoltà di rientro dovute al coprifuoco tuttora in vigore e la chiusura degli hotel rendono ancora estremamente difficoltosi i viaggi. Ad ogni modo, anche davanti al computer si poteva percepire nitidamente il clima davvero elettrico della serata, con tutti gli esecutori che grazie alla presenza del pubblico hanno reso al massimo delle loro possibilità. Direi proprio, come considerazione preliminare, che questa serata ha dimostrato definitivamente come il concerto pubblico sia davvero qualcosa di diverso e di migliore rispetto alle serate a porte chiuse. Nikolaus Bachler, la cui gestione del teatro bavarese durante la chiusura non sarà mai lodata abbastanza, ha sottolineato questo aspetto durante il suo breve discorso di introduzione al concerto, facendo anche notare come la possibilità di eseguire un lavoro di Richard Wagner nella serata di riapertura al pubblico fosse un riconoscimento speciale per la Bayerische Staatsorchester, un complesso che, secondo le parole dell’ Intendant, ha Wagner nel suo DNA.

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Foto ©Wilfried Hösl

Dal mio punto di vista posso aggiungere che è stata davvero una grande gioia rivedere un’ orchestra a pieno organico e disposta sul palco nella maniera tradizionale, senza ridicoli distanziamenti o dislocazioni di musicisti in posti improbabili. Davanti a una simile immagine, veniva da dire usando le parole di Siegmund Siehe, der Lenz lacht in den Saal.

Per questa prima esecuzione di un lavoro di Richard Wagner dopo circa un anno, la Bayerische Staatsoper aveva scritturato alcuni tra i migliori specialisti wagneriani della nostra epoca. La guida musicale era affidata ad Asher Fisch, sessantatreenne direttore israeliano che ha iniziato la sua carriera come assistente di Daniel Barenboim alla Staatsoper Unten der Linden e che si è esibito nei maggiori teatri del mondo, soprattutto come interprete delle opere di Wagner. Io l’ ho ascoltato in diverse occasioni sul podio della Bayerische Staatsoper e l’ ho sempre giudicato una bacchetta esperta e competente, tecnicamente in regola e in grado di gestire al meglio tempi e dinamiche, oltre che interprete di buona personalità. Anche in questa occasione la sua lettura orchestrale è apparsa davvero ispirata, con quel modo di fraseggiare tipico dei direttori wagneriani appartenenti alla scuola storica. Sotto la guida del maestro israeliano la Bayerische Staatsorchester ha offerto una prestazione di altissimo livello, mettendo in mostra tutto lo splendore sinfonico di cui è capace quando esegue questa musica. Asher Fisch ha saputo sfruttare questi aspetti per una lettura di impostazione tradizionale ma comunque davvero notevole nella sua plasticità di fraseggio e accuratezza di realizzazione delle dinamiche. 

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Un’ immagine delle prove. Foto ©Wilfried Hösl

Per quanto riguarda i cantanti, il cast era sicuramente una di quelle che nelle recensioni dei giornali tedeschi vengono definite Hochkarätige Besetzung. Non sono mai stato un estimatore di Jonas Kaufmann, ma questa volta devo riconoscere che il tenore bavarese ha offerto una prova di tutto rispetto in uno tra i ruoli wagneriani più congeniali alla sua vocalità. Certamente, i difetti tecnici della sua impostazione sono sempre più evidenti a causa dell’ età e la voce si sta impoverendo dal punto di vista timbrico al punto che anche i suoi più fedeli ammiratori arrivano ad ammettere che è diventata kantig, spigolosa. Nondimeno, il fraseggio carico di amara e rassegnata disillusione in Friedmund darf ich nicht heissen, gli accenti di orgoglio opportunamente sottolineato nel monologo Ein Schwert verhiess mir der Vater con il la naturale di Wälse! tenuto con buona sicurezza e il tono estatico del Frühlingslied rendevano la sua interpretazione pregevole. Georg Zeppenfeld, sicuramente il miglior basso wagneriano della nostra epoca, ha messo in mostra tutti i pregi di uno strumento vocale dal timbro morbido e pastoso e di una linea vocale accurata e tornita, delineando un Hunding molto efficace nel suo tono di gelida, minacciosa prepotenza.

In ogni caso, la vera prestazione da fuoriclasse in questa serata davvero speciale è stata offerta da Lise Davidsen, trentaquattrenne cantante norvegese che si sta imponendo come la massima voce wagneriana del momento, un vero Hochdramatischer Sopran come da anni non se ne ascoltavano più. Lo strumento davvero fuori dal comune per qualità timbrica e spessore, lo squillo addirittura arrogante delle note acute e il temperamento da interprete di classe superiore hanno permesso alla Davidsen di delineare un ritratto di Sieglinde fra i più completi che io abbia mai ascoltato. Il fraseggio splendido nella sua varietà di inflessioni in Der Männer Sippe e il tono appassionato, a tratti incandescente di Du bist der Lenz erano fra le cose migliori di un’ interpretazione assolutamente di altissimo livello, ulteriore conferma della statura di una cantante da seguire attentamente nei prossimi anni, in possesso di tutti i requisiti per diventare il soprano wagneriano di riferimento che gli appassionati aspettavano da tempo. Il pubblico alla fine si è scatenato in ovazioni la cui intensità faceva pensare a un teatro esaurito, con innumerevoli chiamate al proscenio per gli interpreti che, galvanizzati dall’ atmosfera della serata, hanno offerto agli spettatori un fuori programma liederistico, sempre in collaborazione con Asher Fisch che accompagnava al pianoforte. Jonas Kaufmann ha cantato Träume, il quinto dei Wesendonck-Lieder di Wagner, poi Lise Davidsen ci ha fatto ascoltare il Solveigs Lied dal Peer Gynt di Grieg e infine Georg Zeppenfeld ha concluso la serata con il monologo finale di Sir Morosus da Die Schweigsame Frau di Richard Strauss, le cui parole iniziali Wie schön ist doch die Musik potevano servire perfettamente da motto di una serata per molti aspetti destinata a rimanere nella storia. Speriamo adesso che la riapertura sia definitiva e che l’ evoluzione della pandemia renda presto nuovamente possibili i viaggi a München per assistere agli spettacoli della Bayerische Staatsoper.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

2 pensieri su “Bayerische Staatsoper – Die Walküre Erster Aufzug”

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