“The Fairy Queen” alla Staatsoper Stuttgart

fairy queen
Foto ©Julian Röder

Con il terzo nuovo allestimento della stagione, la Staatsoper Stuttgart ha voluto rendere omaggio al bicentenario della nascita di William Shakespeare portando in scena The Fairy Queen, Semi-opera composta nel 1692  da Henry Purcell su un testo probabilmente da attribuirsi a Thomas Butterton, l’impresario del Dorset Garden Theatre con il quale il compositore inglese collaborò spesso, e che costituisce un adattamento della celebre commedia A Midsummer Night’ s Dream. Lo spettacolo, coprodotto insieme allo Staatstheater Stuttgart, era evidentemente attesissimo dal pubblico visto che i biglietti per le otto repliche sono stati tutti venduti con diverse settimane di anticipo e che la sera della prima nel foyer della Schauspielhaus c’ erano molte persone che tentavano di procurarsi un posto per assistere alla recita. Il pubblico non è certamente rimasto deluso nelle sue aspettative visto che lo spettacolo si è concluso con intensissimi e prolungati applausi rivolti a tutta la compgnia di attori e cantanti e al regista Calixto Bieito, autore di una messinscena decisamente interessante, ricca di ritmo teatrale e senza gli eccessi di volgarità che hanno caratterizzato alcune delle sue passate produzioni. Il regista castigliano ci ha spesso mostrato esagerazioni scandalistiche volte a forzare la drammaturgia dei lavori da lui allestiti in questi anni ma, quando si trova alle prese con un testo che corrisponde alla sua sensibilità come in questo caso, dimostra una notevole capacità di mettere in evidenza il nucleo della vicenda tramite una indubbia abilità nell’ impostare la recitazione degli attori e nella cura dei dettagli. La Semi-opera, come la definì il musicologo inglese Roger North, è un tipo di rappresentazione teatrale che già ai tempi di Purcell suscitava qualche riserva negli spettatori a causa della lunghezza degli spettacoli e del fatto che i testi parlati e le parti musicali non si combinavano in una struttura teatrale omogenea e coerente. Per questa produzione è stata scelta una nuova versione tedesca del testo che riduce di molto la durata complessiva dello spettacolo, mentre la parte musicale è stata eseguita integralmente seguendo la versione definitiva approntata da Purcell, che dopo il grande successo della prima rappresentazione aggiunse nuovi brani nel primo atto.

Calixto Bieito utilizza la scena delle nozze tra Hermia e Lysander, che dovrebbe concludere la vicenda, come un prologo ambientato nel foyer alla cui conclusione gli spettatori sono invitati a prendere posto in sala per assistere ai festeggiamenti. Sulla scena, una struttura rotante ospita l’ orchestra e funge da sfondo fisso allo svolgimento della vicenda teatrale. Il clima generale è quello di un moderno party in una sala da ballo durante il quale Oberon e Puck commentano con una vena di scetticismo disincantato i risultati dell’ ebbrezza euforica che anima tutti i personaggi della vicenda. Non c’ è quasi nulla di esagerato o gratuitamente volgare nella lettura di Bieito ma una bella sottolineatura di un’ azione condotta con un ritmo davvero avvincente e ricco di trovate teatrali realizzate con una notevole sicurezza di concezione e una cura dei particolari indubbiamente apprezzabile. Il nucleo drammatico di questa notte di follia viene evidenziato in maniera eccellente e con una tensione narrativa che non lascia un attimo di pausa. Merito anche, senza dubbio, di una compagnia formata da membri della Staatsoper e dello Staatsheater che ha fornito una prova d’ insieme davvero notevole per integrazione e livello complessivo. Tra i cantanti, da segnalare la prova di Josefin Feiler e Mirella Bunoaica, due giovani soprani da poco entrati a far parte della compagnia della Staatsoper e che hanno messo in mostra mezzi vocali di attraente freschezza timbrica oltre che ben controllati dal punto di vista dell’ emissione. Molto interessanti anche le voci dei tenori Alexander Sprague. che impersonava il ragazzo indiano, e Mark Milhofer che come Queen of Sacresya ha dato vita a un duetto assolutamente esilarante con l’ attore Johann Jürgens che nel ruolo di Demetrius ha dimostrato di saper anche cantare con molta proprietà. Buone anche le prove del basso-baritono Arnaud Richard e del giovane soprano Laurina Bendziunaite. Tra gli attori, io personamente ho trovato irresistibile Maja Beckmann  nell’ interpretazione di Puck così come l’ Oberon di Michael Stiller. Bravissimi anche gli interpreti delle due coppie di innamorati, Manolo Bertling (Lysander), Caroline Junghanns (Hermia), Johann Jürgens (Demetrius) e Hanna Plaß (Helena). Spiritosissima e ricca di carisma Susanne Böwe nella parte di Titania. Ma tutto il cast merita una lode complessiva per la verve e lo spirito della recitazione. Magnifica anche la direzione musicale di Christian Curnyn, che ha ricavato dai complessi della Staatsoper una sonorità elegante e incantevoli preziosità di fraseggio in una lettura impeccabile dal punto di vista stilistico e raffinatissima nella concezione d’ insieme. Un giudizio altrettanto lusinghiero merita il coro preparato da Johannes Knecht e come sempre splendido sia dal punto di vista vocale che da quello della bravura scenica. Successo trionfale, come si è detto in apertura, per una produzione davvero molto riuscita in tutti i suoi aspetti.

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