Kurt Masur, 1927 – 2015

Foto ©Geert Ma
Foto ©Geert Ma

Il mondo musicale tedesco piange la scomparsa di Kurt Masur, spentosi ieri mattina in un ospedale di Greenwich nel Connecticut. Negli ultimi anni della sua vita il Maestro aveva contratto il morbo di Parkinson ma nonostante questo ha continuato la sua attività fino all’ ultimo, dirigendo i suoi ultimi concerti su una sedia a rotelle. Figlio di un ingegnere elettronico, Kurt Masur era nato a Brieg, cittadina della Niederslesien e dopo aver interrotto gli studi alla Leipziger Mendelssohn Akademie intraprese il classico percorso professionale da Kapellmeister, come esigevano le regole della vecchia scuola, con incarichi ad Halle, Erfurt e Leipzig fino a divenire nel 1960 Erster Kapellmeister alla Komische Oper Berlin sotto Walter Felsenstein. Nel 1967 venne nominato Chefdirigent della Dresdner Philharmonie e nel 1970 assunse l’ incarico di Gewandhauskapellmeister a Leipzig. Come diretto successore di Mendelssohn alla guida di quella che è una delle orchestre tedesche più antiche e ricche di storia il Karajan des Ostens, come era definito dalla stampa popolare tedesca, ottenne risultati esecutivi che sono entrati di diritto a far parte della storia dell’ interpretazione. È difficile tentare di descrivere a chi non conosce l’ ambiente musicale della Germania cosa rappresentasse la figura di Kurt Masur per la città di Leipzig, della quale il maestro slesiano era diventato un vero e proprio simbolo. Anche dopo la fine ufficiale del suo incarico alla Gewandhaus avvenuta nel 1997 il Maestro, nominato dall’ orchestra Ehrendirigent, aveva continuato a collaborare intensamente con il complesso per il quale, tra i suoi molti meriti, si era speso intensamente quando si trattò di avviare il progetto di costruzione del Neues Gewandhaus, la sala da concerti da lui inaugurata nel 1981.

Già prima del crollo della DDR l’ attività di Masur aveva assunto respiro internazionale con le numerose tournées effettuate dalla Gewandhausorchester sotto la sua direzione in tutto il mondo. Nel 1991 il musicista tedesco venne nominato Music Director della New York Philharmonic, incarico da lui tenuto fino al 2002. Alan Gilbert, suo attuale successore alla guida della celebre formazione statunitense, lo ha ricordato con queste parole pubblicate sul sito dell’ orchestra:

 

Masur’ s years at the New York Philharmonic represent one of its golden eras, in which music-making was infused with commitment and devotion — with the belief in the power of music to bring humanity closer together. The ethical and moral dimensions that he brought to his conducting are still palpable in the musicians’ playing, and I, along with the Philharmonic’ s audiences, have much to thank him for. I will always be grateful for the support he gave me starting long ago when I was a student. I will miss him deeply.

 

Dal 2000 al 2007 Kurt Masur ricoprì anche l’ incarico di Music Director della London Philharmonic Orchestra e dal 2002 al 2008 assunse la stessa posizione anche all’ Orchestre National de France. Ma stendendo questa breve nota commemorativa bisogna parlare anche dell’ importanza che la figura di Masur ha avuto nelle vicende storiche tedesche degli ultimi decenni. Il Maestro non fu soltanto uno straordinario direttore, da annoverare tra gli ultimi grandi esponenti della tradizione interpretativa tedesca. Kurt Masur fu anche protagonista attivo della lotta sostenuta dagli abitanti della ex DDR contro il regime comunista, conclusasi con la caduta del Muro di Berlino e poi con l’ Einheit. Il 9 ottobre 1989, insieme ad altre personalità culturali di Leipzig, Kurt Masur mise in gioco tutto il suo prestigio personale per evitare che l’ esercito sparasse sui cortei di cittadini che manifestavano contro il comunismo. La Germania unita non ha mai dimenticato il suo impegno nella Friedliche Revolution, per il quale Masur è stato insignito delle massime onorificenze civili e di diversi altri riconoscimenti, ultimo dei quali la Goldene Henne a lui attribuita nel 2014. Il Bundespräsident Joachim Gauck, anche lui eroe della lotta anticomunista e amico personale del Maestro, ha definito Kurt Masur “einen großen Dirigenten und einen großartigen Menschen”.

 

Wir trauern um einen brillanten Musiker, einen großen Humanisten und einen engagierten Kosmopoliten. Ich denke in diesen Stunden voller Dankbarkeit an diesen herausragenden Künstler, der das Leipziger Gewandhausorchester zu einem Klangkörper von Weltruf machte. Viele Menschen werden niemals vergessen, wie er sich im Herbst 1989 für grundlegende Veränderungen in der DDR, für die Freiheit der Menschen und die Demokratie eingesetzt hat.

 

Così scrive Gauck in una lettera personale di condoglianze da lui indirizzata a Tomoko Sakurai-Masur, la vedova del musicista.

Io ascoltai Kurt Masur per la prima volta nel 1979, quando venne alla Fenice con la Gewandhausorchester e, dopo una Quarta di Beethoven straordinariamente fluida e vivace nelle sottolineature ritmiche, diresse una Terza di Bruckner come poche altre volte ho sentito in seguito. Era una delle prime grandi orchestre che ascoltavo dal vivo e sentire quel suono mi aprí, letteralmente, un mondo che avevo solo immaginato nei dischi. Il timbro scuro ma mai pesante, pieno e ricco di armonici della Gewandhausorchester di cui Masur in numerose interviste ha attribuito le origini alla tradizione inaugurata da Mendelssohn e della quale lui si attribuiva l’ incarico di continuatore, è sempre stato qualcosa di inimmaginabile per chi non ha avuto la fortuna di ascoltare dal vivo questa orchestra favolosa. Dopo quella serata ho ascoltato Kurt Masur diverse altre volte in teatro. Ricordo in particolare un suo stupendo concerto con la New York Philharmonic a Salisburgo nel 1996, nel quale il Maestro diresse il Concerto per violino di Brahms con la Mutter e la Quarta Sinfonia di Bruckner. Queste ed altre interpretazioni sono fortunatamente documentate da una ricca discografia nella quale spiccano le integrali sinfoniche di Beethoven, Schumann e Mendelssohn, da collocarsi senza discussioni tra le migliori mai realizzate in assoluto. Kurt Masur non era un divo del podio ma un vero grande direttore con una tecnica solidissima basata sui principi della vecchia scuola, un vero Kapellmeister nel senso nobile di questo termine che non indica il banale routinier ma il vero musicista, umile servitore della musica e della tradizione. Un tipo di figura della quale il Maestro era uno degli ultimi grandi e autentici rappresentanti, oggi spazzata via dalle logiche perverse di un mondo musicale piegatosi, temo definitivamente, alle logiche dello star system e dell’ affarismo.

Per commemorare la figura di questo grande direttore ho scelto tre documenti sonori. Il primo di essi è la testimonianza dell’ incontro artistico fra due autentici giganti. Kurt Masur dirige il Concerto K. 595 di Mozart con la sua Gewandhausorchester accompagnano l’ esecuzione solistica del leggendario pianista russo Emil Gilels. Il video è del 1983.

 

 

Il secondo ascolto è dedicato alla Terza Sinfonia “Scozzese” di Mendelssohn, eseguita sempre alla Gewandhaus.

 

 

L’ interpretazione mendelssohniana di Masur a capo della sua orchestra lipsiense ha caratteristiche di autenticità assolutamente uniche. Un passo e un modo di articolare le frasi che l’ ascoltatore riconosce come infallibilmente e logicamente “giusti”. Credo che siano pochissime le esecuzioni di questa pagina delle quali si possa dire altrettanto.

Nel terzo video da me scelto vediamo Kurt Masur dirigere la Danza Slava in mi minore op. 72 N° 2 di Antonín Dvořák. L’ esecuzione è tratta dal concerto di gala organizzato dalla Gewandhaus nel 2007 per festeggiare l’ ottantesimo compleanno del suo Ehrendirigent.

 

 

Anche se il suo nome rimarrà per sempre legato al grande repertorio sinfonico tedesco, Kurt Masur era un notevolissimo interprete anche di altri autori. Le sue incisioni di Tchaikowsky, Shostakovich e Debussy sono ad esempio eccellenti. Tra i suoi dischi che io prediligo, quelli della Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” e del Concerto per violoncello di Dvořák con Yo-Yo Ma come solista sono a mio avviso da annoverare tra le più belle registrazioni nella discografia di questi brani.

Concludo qui questo breve omaggio a un direttore d’ orchestra che si è guadagnato a buon diritto una posizione preminente nella storia interpretativa degli ultimi decenni e ad un uomo che sarà sempre ricordato per i grandi meriti acquisiti sul campo nel sostenere il suo popolo quando esso lottava per la libertà. Sarà molto difficile, se non addirittura impossibile, che in futuro si possa ancora trovare una personalità di questo genere.

Leb wohl und ruhe in Frieden, Kurt Masur. Wir werden Dich vermissen!

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5 pensieri su “Kurt Masur, 1927 – 2015

  1. Un grand’uomo davvero! Come dimostra la data del suo trasferimento all’Ovest. Dopo, non prima (come avrebbe potuto) aver dato il suo contributo alla caduta di quel muro che aveva diviso il mondo in due.

    Ciao (e buone feste!).

    • I canali televisivi tedeschi hanno messo in programma diverse trasmissioni biografiche. Decisione ineccepibile, in onore di quello che è stato non solo un grande musicista ma anche un eroe civile.
      Buone Feste anche a te!

  2. Confesso che in certo repertorio Tedesco di tradizione (Bruckner, Brahms, anche Beethoven), non ho mai particolarmente amato le interpretazioni di Masur; diverso il discorso per Mendelssohn (specie la prima integrale delle Sinfonie), con la musica del quale il Maestro aveva evidentemente una grande affinità (splendida anche l’integrale delle giovanili Sinfonie per archi).
    Invece, ci sono almeno due incisioni di musica del Novecento che, secondo me, sono autentiche pietre miliari: l’integrale dei concerti per pianoforte di Prokofiev con Béroff (un’interpretazione molto “secca” che ben si attaglia alla qualità di quella musica) e, soprattutto, lo straordinario doppio CD con Jeanne d’Arc au Bucher di Honegger e Persephone e Pulcinella di Stravinsky. Un’interpretazione talmente “necessaria” che fa rimpiangere la mancanza di altre registrazioni dello Stravinsky “neoclassico” da parte del Maestro (indubbiamente assecondato in modo assolutamente strepitoso dalla New York Philarmonic).

    • Io trovo eccellenti, come ho scritto nell’ articolo, anche i suoi dischi di repertorio slavo. Il suo Tchaikowsky, ad esempio, è interessantissimo per come evidenzia le analogie delle strutture con la grande tradizione sinfonica tedesca. Per quanto riguarda incisioni da te citate, posso solo aggiungere che le conosco bene e concordo in pieno con quanto tu affermi

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