Il ritorno di Khatia Buniatishvili a Stuttgart

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Foto ©Gavin Evans Photographer

Dopo il grande successo del suo debutto a Stuttgart nel maggio 2013, Khatia Buniatishvili è tornata alla Mozartsaal della Liederhalle per un recital solistico organizzato dalla società StuttgartKonzert. Come già era accaduto in quella occasione, anche questa volta il successo è stato davvero trionfale. Il pubblico ha festeggiato il concerto della ventottenne pianista georgiana con applausi entusiastici e numerosissime richieste di foto e autografi alla fine della serata. Un’ accoglienza sicuramente meritata, vista la qualità complessiva delle esecuzioni che la Buniatishvili ci ha fatto ascoltare in questa occasione. Il programma scelto dalla giovane artista per questo recital era per circa due terzi dedicato ai brani inclusi in Kaleidoscope, il suo nuovo CD recentemente pubblicato dalla Sony-BMG che sta rapidamente scalando le classifiche di vendite. Un successo per me assolutamente legittimo in quanto, al di là del look raffinato che questa bella ragazza ama sfoggiare nelle sue esibizioni in pubblico, siamo sicuramente di fronte a uno dei talenti più notevoli espressi dalla giovane generazione di strumentisti in questi ultimi anni. Non solo apparenza quindi, ma anche sostanza: oltre a un’ abilità tecnica di primissimo livello, il pianismo di Khatia Buniatishvili è di quelli che si impongono prepotentemente all’ attenzione per il carisma e la comunicativa che esprime. Naturalmente non si può pretendere che una pianista di ventotto anni sia già un’ interprete fatta e finita sotto tutti i punti di vista, ma anche tenendo conto di questo aspetto la personalità della giovane musicista possiede aspetti originali che rivelano un approccio assolutamente non banale nelle scelte esecutive. Questa era stata la mia impressione ascoltando la sua lettura dei Quadri di una esposizione di Mussorgsky nel suo nuovo CD e che l’ esecuzione dal vivo mi ha sostanzialmente confermato.

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Khatia Buniatishvili firma autografi al pubblico della Liederhalle. Foto: StuttgartKonzert/FB

La Buniatishvili attacca la prima esposizione del motivo della Promenade con un tono sommesso e quasi evanescente, decisamente inusuale ma di effetto nell’ evocare un’ atmosfera onirica. Le successive entrate del tema vengono trattate ogni volta con toni e colori diversi fino ad arrivare al tono decisamente marcatamente assertivo e gioioso di quella precedente il Ballet des petits poussins dans leurs coques. Forse il fraseggio con cui la giovane pianista ha suonato Gnomus e Samuel Goldenberg et Schmuyle mancava leggermente di incisività sarcastica ma la bella varietà di colori ottenuta in Tuileries e in Limoges: Le marché, il tono di sospensione allucinata di Catacumbae e tutta la spettacolare progressione che dalla ritmica indiavolata di Baba Yaga portava a una grandiosa esposizione de La grande porte de Kiev erano i tratti salienti di un’ interpretazione che a me è sembrata molto originale, ricca di personalità e frutto di scelte non banali.

In apertura della seconda parte, la ragazza georgiana ci ha fatto ascoltare una serie di brani lisztiani che le hanno consentito di mettere in mostra tutto il meglio della sua abilità virtuosistica davvero fuori dal comune. Splendido il gioco dell’ agilità digitale che la Buniatishvili ha sfoggiato in La Leggerezza e Feux Follets, impeccabile la resa de La Campanella e del Grand Galop Chromatique per la precisione di una tecnica assolutamente granitica e davvero impressionante la sicurezza con cui la giovane pianista ha dominato una pagina rischiosissima come la Seconda Rapsodia Ungherese nella versione rielaborata da Wladimir Horowitz, resa con un’ ebbrezza virtuosistica semplicemente avvincente nella sua grandiosa spettacolarità.

A chiusura del programma, come era avvenuto nel recital del 2013, la Buniatishvili ha eseguito i Trois mouvements de Petrouchka di Strawinsky, anch’ essi inclusi nel suo nuovo CD; una delle pagine pianistiche più ostiche del repertorio, pensata dall’ autore per i fenomenali mezzi tecnici di Arthur Rubinstein, a cui il lavoro è dedicato. Rispetto a quanto avevamo ascoltato quasi tre anni fa, l’ esecuzione mi è parsa ulteriormente maturata e rifinita nei dettagli. Il tono complessivo è sempre impressionante per energia, intelligenza nella scelta dei tempi e capacità di variare le atmosfere sonore ma le scelte dinamiche si sono fatte più accurate, in un turbinio di colori sfavillanti e di numeri virtuosistici che la virtuosa georgiana ha ulteriormente perfezionato e depurato da certi eccessi retorici, aggiungendo alcuni accenti ironici molto appropriati soprattutto in Chez Petruška, come se avesse imparato a non prendersi troppo sul serio. Anche questi sono segni evidenti di una personalità interpretativa che si sta sviluppando. Tre i fuori programma che la Buniatishvili ha concesso a un pubblico che le ha riservato ovazioni intensissime. Dopo un Clair de Lune di Debussy buono ma ancora migliorabile nella ricerca dei colori, la pianista georgiana ha ripetuto uno dei bis che avevamo ascoltato nel 2013: il Precipitato conclusivo della Settima Sonata di Prokofiev preso a una velocità assolutamente pazzesca e rischiosissima, con un’ energia forsennata e ottave balenanti. La serata si è conclusa con il Minuetto dalla Suite in sol minore di Händel, suonato in modo tenero e carezzevole con un tono quasi da carillon, forse un po’ di gusto démodé ma sicuramente gradevolissimo. Come considerazione finale, posso solo aggiungere che non sono assolutamente d’ accordo con quelli che considerano Khatia Buniatishvili come un fenomeno mediatico puramente esteriore: per me questa ragazza ha qualità da vendere dal punto di vista della preparazione tecnica ma soprattutto per quanto riguarda la personalità musicale e io spero di poterla riascoltare al più presto, perché mi aspetto ottime cose da lei negli anni futuri.

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