Maurizio Pollini al Festspielhaus di Baden Baden

Maurizio Pollini doveva esibirsi al Festspielhaus di Baden Baden lo scorso ottobre, ma aveva dovuto cancellare l’ appuntamento a causa di una indisposizione. Ieri sera è finalmente apparso di fronte a una sala gremita in ogni ordine di posti, con spettatori giunti da ogni parte della Germania e dall’ estero, pienamente ripagati da una prestazione che non esito a definire di livello storico. Continua a leggere Maurizio Pollini al Festspielhaus di Baden Baden

Pierre Boulez e Daniel Barenboim al Festspielhaus di Baden Baden

Il Festspielhaus di Baden Baden si conferma sempre più come uno dei teatri di punta del panorama musicale tedesco per l´altissimo livello qualitativo dei cartelloni. L´istituzione è completamente gestita da privati, caso raro in Germania, e nelle stagioni si esibiscono praticamente tutti i migliori concertisti del mondo e le orchestre più rinomate. Come è logico, gli appassionati arrivano da tutte le parti delle Germania per assistere alle manifestazioni in programma al Festspielhaus, modernissimo teatro ricavato da una vecchia stazione ferroviaria in disuso, assai comodo e con una sala di eccellente acustica. In questi giorni è in pieno svolgimento il Festival di Pentecoste, uno dei punti salienti della programmazione annuale. Nella prossima stagione numerosissimi saranno gli appuntamenti da non perdere. Da ricordare innanzi tutto il mese di ottobre, con la Luzern Festival Orchestra diretta da Claudio Abbado, un recital di Maurizio Pollini e poi Valery Gergiev che, sul podio dell´Orchestra del Teatro Mariinskij di St. Petersburg eseguirà in tre serate l´integrale sinfonica di Tschaikowsky. Per quanto riguarda le produzioni operistiche, a febbraio Christian Thielemann dirigerà Ariadne auf Naxos di Strauss con Renèe Fleming protagonista e Gergiev tornerà nel luglio seguente con i complessi pietroburghesi per un nuovo allestimento del Boris Godunov con la regia di Graham Vick. Nel 2013 poi, il Festspielhaus diventerà la nuova sede dell´Osterfestspiel dei Berliner Philharmoniker, che trasferiranno in blocco qui da Salzburg la celebre rassegna fondata nel 1967 da Herbert von Karajan. In questi giorni è stato reso pubblico il programma degli allestimenti operistici, che inizieranno con Die Zauberflöte, per proseguire poi nel 2014 con Manon Lescaut, nel 2015 con Der Rosenkavalier e nel 2016 con Tristan und Isolde, tutti naturalmente sotto la direzione di Sir Simon Rattle, lo Chefdirigent della celebre orchestra berlinese. Davvero un´iniziativa sensazionale, che inserirà a buon diritto il Festspielhaus tra le massime istituzioni musicali europee.
Aspettando questi magnifici appuntamenti futuri, la sera dell´11 sono andato ad ascoltare uno dei concerti più attesi del Festival di Pentecoste, quello della Staatskapelle Berlin diretta da Pierre Boulez in un programma dedicato a brani sinfonici di Wagner e ai due Concerti per piano e orchestra di Liszt con Daniel Barenboim come solista, in omaggio al bicentenario della nascita del compositore ungherese. Serata stupenda, sicuramente uno dei grandi eventi musicali dell´anno.
La Staatskapelle Berlin, che oltre a svolgere il ruolo di orchestra operistica alla Staatsoper Unten den Linden è impegnata anche in un´intensa attività sinfonica, è un complesso che vanta una delle tradizioni più illustri del mondo musicale tedesco. Una formazione dal suono compatto, timbrato, con una sezione fiati ammirevole per purezza di intonazione e bellezza timbrica. Pierre Boulez collabora da anni con questo gruppo, con cui ha realizzato, tra le altre cose, uno splendido ciclo mahleriano insieme a Barenboim, che dal 1992 è Generalmusikdirektor della Staatsoper Unten den Linden e nel 2000 è stato nominato direttore musicale a vita dai musicisti della Staatskapelle. La serata di Baden Baden è iniziata con la Faust Ouverture di Wagner. Boulez ha realizzato, nel corso della sua straordinaria carriera direttoriale, interpretazioni wagneriane di livello storico. Un Wagner analizzato con implacabile lucidità analitica e perfetta precisione di dettagli. Con la sua mimica contenutissima, il musicista francese ottiene gradazioni dinamiche e sfumature coloristiche infinite, e un fraseggio orchestrale perfetto per equilibrio e respiro complessivo. Magnifica la resa della struttura complessiva del pezzo, con la struttura tematica esposta con una chiarezza e logicità abbagliante.
A seguire, il Concerto N. 2 di Liszt. Personalmente, ho sempre ritenuto il Barenboim pianista molto superiore rispetto alle sue prove direttoriali. La splendida qualità del suono e i formidabili requisiti tecnici ne fanno uno strumentista che avrebbe potuto a buon diritto collocarsi tra i più grandi della storia del pianoforte, se si fosse dedicato esclusivamente all´attività solistica. Anche così, comunque, Barenboim è in grado di trarre da una partitura come quella del Secondo Concerto di Liszt, di carattere più lirico rispetto al Primo, una paletta timbrica di grande raffinatezza, con gradazioni dinamiche e di tocco davvero di alta classe, perfettamente assecondato da Boulez, accuratissimo nel calibrare al millimetro il colore e gli accenti orchestrali seguendo le sonorità pianistiche.
La seconda parte è iniziata con il celebre Siegfried Idyll, Boulez rende questa celebre pagina wagneriana in maniera sobria e decisamente antiretorica, con un fraseggio orchestrale di cantabilità intensa ma di severa compostezza formale, senza concedersi nessun effetto a buon mercato e sempre con una resa esecutiva avvincente nella sua tensione narrativa di insieme e lucidità di intenti espositivi. Sono le caratteristiche che hanno reso ammirate le sue interpretazioni di Wagner, e che in una pagina come questa possono risultare al meglio. Magnifica anche qui la Staatskapelle nell´assecondare a meraviglia le intenzioni del maestro. Soprattutto le infinite sfumature del suono degli archi erano qualcosa che non capita di sentire frequentemente.
Chiusura, come era logico, col brano più spettacolare del programma, il Primo Concerto di Liszt, cavallo di battaglia di generazioni di virtuosi, affrontato da Barenboim con piglio spavaldo e sicuro, a conferma del suo felice momento di forma. Ottimo il celebre e difficilissimo passo di ottave che apre il brano, ed eccellente la resa di tutti i passi virtuosistici, in un clima di tensione interpretativa assecondato benissimo dal podio, che si intensificava gradualmente fino a culminare in una spettacolare esecuzione della chiusa, salutata da una grande ovazione di pubblico.
Une dolcissima e sfumata esecuzione del Notturno op. 27 n.1 di Chopin come fuori programma ha chiuso al meglio due ore di autentica grande musica. 

Christian Thielemann in concerto a Dresden

Anna Costalonga ha ascoltato a Dresden il concerto commemorativo per il bicentenario della nascita di Liszt, tenuto dalla Staatskapelle Dresden sotto la direzione di Christian Thielemann, che dal 2013 ne diventerà il nuovo Chefdirigent. Eccovi il suo resoconto.

Domenica sera alla Semperoper ho potuto assistere al concerto straordinario di Christian Thielemann con la Staatskapelle Dresden in occasione del 200esimo anniversario della nascita di Franz Liszt.

In programma, la Faust Overture di Wagner e la Faust Symphonie di Liszt.

Prima del concerto, questo programma mi pareva insolito. Tradizionalmente, la Faust Symphonie è eseguita insieme all'altro poema sinfonico lisztiano, la Dante Symphonie. Questa volta si è scelto un programma in toto faustiano, – e dresdiano, visto che entrambe sono state eseguite per la prima volta  a Dresda –  che ha messo ancora una volta in evidenza la relazione, se non la simbiosi artistica fra questi due grandissimi innovatori del 19esimo secolo.

La Faust Overture di Wagner è stata davvero l' ouverture al poema sinfonico di Liszt, un' opera rimasta incompiuta e che invece il suocero Liszt portò idealmente a compimento nel suo poema sinfonico. Thielemann è riuscito molto bene a far passare l' idea dell' omogeneità, della complementarità di questi due composizioni. Quell'opera che Wagner non riuscì a finire, eccola composta sotto forma di poema sinfonico da Liszt. L' esecuzione di Thielemann ne ha inoltre evidenziato il carattere già wagneriano – per usare un calembour, già quasi più wagneriano del Wagner parigino.

 

Ascesi sulfurea

 

 

Fra il lusso della Semperoper, aspettavo il personaggio Thielemann ed ero curiosa di sentire come avrebbe risolto una partitura così piena di vertici opposti, di colori contrastanti come la Faust Symphonie.

I tre movimenti di cui è costituita l' opera rappresentano  i tre protagonisti del Faust goethiano: Faust, Margherita (Gretschen) e Mefistofele. A questo si aggiunge un coro finale, il Coro Mistico, dove il coro e il tenore, l'altra sera Endrik Wottrik , cantano gli ultimi versi goethiani.

In tutta l'opera in realtà, è un unico tema a essere continuamente ripetuto in infinite varianti – come nelle migliori partiture wagneriane – il tema dell'inquietezza di Faust, che diventerà zolfo nel movimento finale, quello di Mefistofele, pieno di esplosioni orchestrali fosche e quasi medioevaleggianti.

Thielemann ha sottolineato molto intensamente la relazione fra il tema del secondo movimento, quello di Gretschen e il coro finale, il coro mistico, e la frase ripetuta in continuazione dal tenore

"Solo l' Eterno Femminino ci fa ascendere"

 

Dietro il gesto preciso, non necessariamente spettacolare di Thielemann, si è potuto intuire una concertazione severissima. Lo si capiva molto bene dalla tensione degli orchestrali.

Thielemann ha tenuto in pugno l' orchestra della Staatskapelle Dresden come un violino dalle corde ben tese, infatti: con l' autorità del virtuosismo è riuscito ad ottenerne delle sonorità perfette.

Come ad esempio nel secondo movimento, dove il tema squisito dolcissimo di Gretschen è reso con una incredibile armonia sonora fra i fiati, l' arpa e i violini, tale da rendere indistinguibile la singola voce orchestrale.

Ed è riuscito  a calamitare l' attenzione dell'ascoltatore dall'inizio alla fine: mai una caduta di tensione, grazie alla lettura coerentemente espressiva e drammatica dell' opera stessa.

 

Nel coro finale, la Staatskapelle è parsa volare sotto la direzione esigente di Thielemann. Dopo le esplosioni profondissime infernali, dopo fortissimi davvero fortissimi, l' orchestra è riuscita a far sentire la celestialità e l' ascesi mistica, sovrannaturale quasi, degli accordi finali. Buonissima la performance del tenore Endrik Wottrich.

 

Epilogo

 

Thielemann sembra un personaggio di altri tempi. I gesti misurati, scattanti e soprattutto lo sguardo tagliente come mi è capitato di vedere in pochi hanno stregato la platea.  Tutti nella sala hanno avuto la sensazione di trovarsi di fronte non a un direttore, ma a un domatore che a forza di frusta riesce a far saltare ancora più in alto le belve degli orchestrali.

Con grande soddisfazione del pubblico di Dresda, che ha reagito in maniera insolitamente calorosa, al punto da applaudire appena alla fine dell'ultima battuta, senza aspettare che Thielemann abbassasse le mani.

Anna Costalonga