Aida a Salzburg, ovvero la nemesi di Muti

Foto: ©Salzburger Festspiele / Monika Rittershaus

La nuova produzione di Aida al Salzburger Festspiele doveva rappresentare l’ avvenimento più eclatante di questa estate musicale. Continua a leggere

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Aida a Stoccarda

La stagione operistica qui sta per terminare, e la Staatsoper ripropone alcune recite della nuova produzione di Aida, lo spettacolo inaugurale di quest’ anno. Liquidiamo immediatamente in due battute la regia, semplicemente orrenda e del resto duramente contestata da pubblico e critica alla prima. Purtroppo dovremo sorbircela ancora a lungo, perché qui non siamo in Italia ed é impensabile disfarsi di un allestimento prima di averlo utilizzato per almeno 40 – 50 recite.
Protagonista era ancora Maria José Siri, arrivata a questa ripresa direttamente dal successo ottenuto alla Scala nello stesso ruolo, sotto la direzione di Daniel Barenboim. La cantante uruguaiana si é confermata una delle migliori Aide del momento, nonostante la voce obiettivamente un po’ lirica per le esigenze della parte. Il canto é comunque molto corretto ed il fraseggio incisivo e partecipe, e la sua interpretazione é stata di nuovo premiata da un grande successo personale. La Siri riprenderá il ruolo qui anche l’ anno prossimo e si esibirá anche nel Trovatore, opera che mi interessa molto ascoltare da lei. Radamés era ancora Hector Sandoval, un tenore messicano che qui in Germania gode di buona fama. La voce e la tecnica ricordano vagamente Richard Tucker, il canto é ben proiettato e gli acuti sicuri e timbrati. Anche lui tratteggia un Radamés liricheggiante e di non elevato peso vocale ma rispetto a Fraccaro o Licitra, normalmente titolari della parte nei teatri italiani, siamo obiettivamente su un altro livello di resa. Questo é un altro dei cantanti attivi da noi che potrebbero tranquillamente esibirsi nei teatri italiani, se solo qualcuno dei responsabili si accorgesse della loro esistenza. Molto buona anche l’ Amneris del poco piú che trentenne mezzosoprano russo Marina Prudenskaja, una delle cantanti piú apprezzate dal nostro pubblico per la bellezza della voce e il temperamento. Amonasro e Ramfis erano interpretati da due artisti cinesi membri stabili dell’ ensemble di Stoccarda, il baritono Yalun Zhang e il basso Liang Li, entrambi professionisti validi e sempre affidabili nella resa. Liang Li, tra l’ altro, ha riscosso l’ anno passato un grande successo personale nel ruolo del Cardinal Brogni de La Juive.
Il direttore austriaco Manfred Honeck, dallo scorso anno Generalmusikdirektor del teatro di Stoccarda, disponendo di due protagonisti di dimensione piú lirica che drammatica ha impostato di conseguenza una direzione dalle sonoritá asciutte e spesso attutite. C’ é da dire, per voi che non lo sapete, che il teatro di Stoccarda puó contare su un’ orchestra eccellente e su un magnifico coro, piú volte premiato dalle riviste specializzate come il migliore nell’ ambito dei teatri tedeschi. Insomma, una serata molto piacevole per le orecchie…per gli occhi magari un po´meno, ma io personalmente preferisco sempre cosí piuttosto che il contrario.

Aida a Stuttgart: sentire e non vedere

L’ ascolto di un paio di recite del nuovo allestimento di Aida qui alla Staatsoper di Stoccarda é stato un perfetto esempio di come il Regietheater tanto di moda qui in Germania possa, a volte, rovinare un’ esecuzione musicale piú che degna. I giornali di qui hanno censurato duramente la messinscena di Karsten Wiegand e sicuramente con molte ragioni. Ci siamo ormai rassegnati alle trasposizioni d’ epoca, a patto che esse abbiano una loro logica e che non stravolgano i meccanismi drammaturgici della vicenda. Questo é proprio quel che é successo nell’ allestimento di Wiegand, che dell’ Aida riteneva solo l´aspetto militaresco, con una sovrabbondanza di uniformi in stile dittatura sudamericana, e cancellava completamente l’ aspetto esoticheggiante dell’ opera e il conflitto tra amore ed oppressione di potere che sta alla base della trama. Non mi addentro in particolari se non per sottolineare la rara bruttezza delle scene di Bärbl Hohmann, forse adatte ad un Wozzeck, e l’ illogicitá assoluta dei movimenti scenici, che hanno letteralmente mandato a picco la scena del tempio e quella del trionfo. Era meglio dunque concentrarsi sull´esecuzione musicale, che senza arrivare a punte stratosferiche é stata sicuramente di ottimo livello. Merito soprattutto di Manfred Honeck, il Generalmusikdirektor del nostro teatro, che ha proposto una lettura nervosa ed intensamente drammatica dell´opera, servito al meglio dai complessi della Staatsoper che hanno fornito una prestazione veramente di riguardo, particolarmente il coro, che da noi é di ottima qualitá.La compagnia di canto era dominata dall’ Amneris di Marina Prudenskaja, giovane mezzosoprano russo di voce scura e potente e di notevole temperamento drammatico.Un po’ inferiori alle attese l’ Amonasro di Yalun Zhang, non all´altezza delle sue ottime prove precedenti da noi ascoltate qui come Scarpia e Holländer, e il Ramfis di Liang Li, apparso in difficoltá nel legato. La coppia dei protagonisti era affidata a due giovani cantanti sudamericani, accomunati dal fatto di avere mezzi vocali piú tendenti al lirico che al drammatico, e quindi entrambi a volte in difficoltá nelle scene dove la scrittura verdiana si fa piú tesa. Maria José Siri, soprano uruguaiano, ha evidenziato una voce di bel colore,ma leggera nella prima ottava. Ne é risultata un’ Aida notevole nelle due arie ma opaca nei duetti, dove era costretta a forzare quando la tessitura si faceva grave. Il tenore messicano Hector Sandoval ha una voce che ricorda un po’ quella di Richard Tucker, bene impostata ed emessa con sicurezza, ma forse ancora immatura per la parte di Radamés. Molto buono comunque il suo quarto atto, coronato da un eccellente duetto finale reso da lui e dalla Siri con ottime mezzevoci.
Un’ esecuzione musicale di buon livello, come ho detto, a patto di dimenticarsi di quel che si vedeva sulla scena. Purtroppo qui in Germania occorre spesso comportarsi cosí, e stiamo cominciando a farcene una ragione…Ed ora, aspettiamo il prossimo nuovo allestimento: Eugene Onegin, andato in scena l’ altra sera e che io vedró venerdí 5 dicembre.