SWR Symphonieorchester 2022/23 – Beethoven 9. Sinfonie

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Foto ©SWR/Henrik Hoffmann

La vita musicale di Stuttgart è ripresa con il concerto di apertura della stagione della SWR Symphonieorchester, quest’ anno finalmente tornata nella sua forma piena e normale dopo le travagliate vicende degli ultimi due anni. Il cartellone 2022/23, è stato impostato in maniera particolare, con la grande maggioranza dei programmi basata sulla musica del Novecento, con Strawinsky come autore principale, e contemporanea, con la sola eccezione di un paio di concerti uno dei quali era appunto la serata inaugurale della stagione, dedicata alla Nona Sinfonia di Beethoven. Sul podio, come primo direttore invitato, era Jean-Christophe Spinosi, cinquantottenne violinista e direttore còrso che con il suo Ensemble Matheus ha firmato numerose incisioni di repertorio settecentesco, soprattutto di autori italiani, oltre a dirigere più volte da ospite tutte le maggiori orchestre europee.

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Foto ©swrclassic.de

Non nascondo di essere andato alla Liederhalle con molti presagi pessimistici sull’ esito della serata: Spinosi infatti, come si ricava dai suoi dischi, è un tipico rappresentante di quella categoria di interpreti che eseguono la musica del Settecento con tempi schizofrenici dai contrasti esasperati e sonorità aspre, secondo quello stile che io di solito definisco baroccaro. Contrariamente alle mie negative previsioni, il concerto è stato invece di ottimo livello. Spinosi legge il capolavoro beethoveniano senza grosse sorprese interpretative, con una scelta di tempi nel complesso giusta e ragionata (fatta eccezione per l’ Adagio a mio avviso decisamente condotto in maniera troppo veloce), e sonorità asciutte, di bella trasparenza secondo quella tendenza esecutiva finalizzata a evidenziare i legami stilistici di Beethoven con autori come Cherubini, Gluck e Mozart. Letture di questo tipo sono tutte figlie, in un modo o nell’ altro, della lezione beethoveniana di Nikolaus Harnoncourt che fu il primo direttore in assoluto a mette in rilievo questi aspetti, oltre che di quelle lasciateci da David Zinman e da Claudio Abbado che nella sua seconda incisione integrale delle Sinfonie di Beethoven impostò la sua interpretazione secondo questi criteri. Personalmente, questo tipo di letture non mi hanno mai convinto sino in fondo ma quando il direttore sa gestire l’ esecuzione in maniera coerente, con gusto e senza voler fare il fenomeno a tutti i costi, posso anche accettarle e a volte, come in questo caso, apprezzarle.

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Foto ©swrclassic.de

La SWR Symphonieorchester ha assecondato le intenzioni del direttore con tutta l’ esperienza maturata negli anni di lavoro con Sir Roger Norrington, che fu per tredici anni Chefdirigent della RSO des SWR, una delle due formazioni che hanno dato vita al complesso attuale. I criteri su cui si basa questo modo di suonare sono il contenimento del vibrato degli archi, che viene usato solo per sottolineare particolari passaggi della partitura, la massima attenzione al ruolo dei fiati e un fraseggio orchestrale molto flessibile nell’ agogica. Tutto questo, se applicato in modo intelligente dal podio, non significa assolutamente rinunciare alla ricerca della bellezza sonora e infatti in questa esecuzione il timbro caldo e pieno dell’ orchestra, con archi magnifici per compattezza sonora e una sezione fiati di splendida qualità, era forse l’ aspetto migliore della serata.

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Foto ©swrclassic.de

Nel finale i quattro solisti, che erano il soprano Christina Landshamer, il mezzosoprano Elina Belkina, il tenore Kenneth Tarver e il baritono Tareq Nazmi, forse il migliore del quartetto, hanno afferto una prova di bella omogeneità in perfetta sintonia con la magnifica prestazione dei cori NWR Vokalensemble e Chorwerk Ruhr, preparati in maniera eccellente da Fabian Enders e John Lidford, che hanno intonato con fervore di fraseggio e ricchezza timbrica l’ inno beethoveniano all’ amore universale. Qui Jean-Christophe Spinosi ha fatto sentire probabilmente gli aspetti migliori della sua interpretazione, rendendo in maniera appassionata e ricca di respiro le linee melodiche e graduando assai bene la tensione fino al Prestissimo finale, che ha concluso al meglio un’ esecuzione sicuramente ricca di intuizioni non banali e applaudita a lungo dal pubblico della Liederhalle, intervenuto numerosissimo ad ascoltare il capolavoro beethoveniano che, dopo gli avvenimenti seguiti al Mauerfall del novembre 1989, è divenuto una sorta di inno semiufficiale della Germania riunificata. Adesso, speriamo solo che il governo del Baden-Württemberg non ricominci con le solite inutili e assurde misure anti Covid e lasci lavorare in pace le istituzioni culturali.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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