Rheingau Musik Festival – Anne-Sophie Mutter, Manfred Honeck e la Pittsburgh Symphony Orchestra

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Foto ©Ansgar Klostermann

Al di là di quelli, celeberrimi, che si tengono a Salzburg e Bayreuth, la vita musicale tedesca durante i mesi estivi propone decine di altri festival. Uno dei più ricchi e qualitativamente elevati, anche se non conosciutissimo al di fuori della Germania perché poco frequentato dalla stampa internazionale, è sicuramente il Rheingau Musik Festival, fondato nel 1987, che in sette settimane propone circa 150 serate sinfoniche, corali e cameristiche con la presenza, in questa edizione, di nomi come Daniel Barenboim, Andreas Ottensamer, i Bamberger Symphoniker, Elsa Dreisig, Gautier Capuçon, Julia Fischer, Jan Lisiecki, Khatia Buniatishvili, Ray Chen, Jonas Kaufmann, Sol Gabetta e Yuja Wang per citarne solo una parte. La rassegna si svolge oltre che a Wiesbaden, elegante città capitale del Land dell’ Hessen, non molto lontana da Frankfurt e celebre anche per i suoi bagni termali e lo splendido parco situato proprio in centro, nei paesi limitrofi di Eltville, Geisenheim, Ingelheim, Oestrich-Winker e Rüdesheim. A Wiesbaden i concerti si tengono nella Kurhaus, costruzione in stile art nouveau inaugurata nel 1907 con un frontale neoclassico che sormonta il colonnato più lungo d’ Europa e al cui interno, oltre a una hall sormontata da una cupola alta 21 metri e a un casinò, si trova la Friedrich-von-Thiersch-Saal, stupendo spazio dall’ acustica davvero favolosa di cui qui sotto potete vedere una foto.

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La Friedrich-von-Thiersch-Saal della Kurhaus Wiesbaden. Foto ©Mozart2006

Da tempo mi ero ripromesso di fare un viaggio per assistere a qualche appuntamento del Rheingau Musik Festival e quest’ anno ho voluto assolutamente assistere al concerto conclusivo della tournée europea della Pittsburgh Symphony Orchestra diretta da Manfred Honeck e con Anne-Sophie Mutter come solista. Ho già avuto modo di scrivere più volte che io considero Manfred Honeck uno tra i più grandi direttori della nostra epoca, un musicista di grandissima caratura la cui carriera internazionale lo ha portato a collaborare regolarmente con tutte le maggiori orchestre del mondo. Dotato di una perfetta preparazione tecnica espressa tramite un gesto ampio, elegante ed efficace, Honeck è un interprete personale e incisivo come pochissimi altri al giorno d’ oggi. Il direttore austriaco, che mi ha regalato negli anni passati esperienze di ascolto entusiasmanti sul podio dei Berliner Philharmoniker e alla Staatsoper Stuttgart, della quale è stato Generalmusikdirektor dal 2006 al 2011, da tredici anni ricopre il ruolo di Music Director della Pittsburgh Symphony Orchestra, con la quale ha realizzato anche una serie di incisioni discografiche insignite di un Grammy Award e tre nominations, oltre ad essere stato premiato personalmente come dalla giuria dell’ International Music Award. Manfred Honeck, che nella prossima stagione farà il suo debutto al Metropolitan con una nuova produzione di Idomeneo, ha recentemente prolungato sino al 2028 il suo contratto con l’ orchestra di Pittsburgh e l’ ha guidata in questo lungo giro concertistico europeo celebrativo, con un lieve ritardo, dei 125 anni dalla fondazione del complesso avvenuta nel 1896 e che ha toccato, fra gli altri luoghi, Hamburg, Ljubliana, Grafenegg, Luzern, Salzburg, Hamburg, Essen e Düsseldorf con la partecipazione solistica di Helene Grimaud, Gautier Capuçon e per le serate finali di Anne-Sophie Mutter.

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Foto ©Ansgar Klostermann

La Pittsburgh Symphony Orchestra è una tra le più illustri formazioni sinfoniche degli Stati Uniti, con una storia esecutiva che annovera una successione di Music Directors come Fritz Reiner, William Steinberg, André Previn, Lorin Maazel e Mariss Jansons. Si tratta di un complesso dal livello tecnico assolutamente incredibile, con quella versatilità e spessore sonoro tipici delle grandi orchestre americane ma con una tinta e un fraseggio abbastanza “europei” dovuti agli anni di lavoro con bacchette formatesi nel Vecchio Continente. Per l’ appassionato, assistere a un concerto di uno di questi complessi è sempre una magnifica esperienza d’ ascolto. Come le altre formazioni del suo rango, la Pittsburgh Symphony Orchestra si caratterizza per una qualità strumentale davvero sbalorditiva. La compattezza e precisione degli attacchi, il suono assolutamente splendido di una sezione ottoni fantastica per bellezza di timbro ed espansione del suono, la ricchezza di colori dei fiati e degli archi sono tutte cose che collocano di diritto questa formazione nel ristretto rango dei migliori complessi sinfonici mondiali.

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Foto ©Mozart2006

Su questo sfondo affascinante e perfettamente governato da Honeck nelle tinte e nei fraseggi a partire dal pianissimo lieve ma perfettamente timbrato delle misure iniziali dopo l’ inciso del timpano, Anne-Sophie Mutter ha eseguito una straordinaria interpretazione del Concerto op. 61 di Beethoven, da sempre uno dei capisaldi nel suo repertorio. Die Anne-Sophie, come la chiamano familiarmente i melomani tedeschi, ha studiato il pezzo con Herbert von Karajan insieme al quale lo registrò ad appena diciassette anni di età e oggi lo domina a un livello che pochissimi altri al mondo possono eguagliare. Già a partire dalla stupenda, intensissima cantabilità dell’ entrata solistica nel movimento iniziale, la virtuosa di Rheinfeld ci ha fatto ascoltare una splendida esibizione di colori raffinatissimi e un tono espositivo di aristocratica eloquenza. Il fraseggio della Mutter è caratterizzato da una straordinaria flessibilità e da un infallibile senso del rubato, attraverso cui il ritmo si genera a partire dalla struttura della frase piuttosto che dalla scansione agogica. Una caratteristica che la Mutter ha appreso nei suoi anni di lavoro insieme a Herbert von Karajan e che poi ha continuato incessantemente a perfezionare durante 45 anni di carriera ai massimi livelli. Assolutamente magnifico il tono interpretativo di struggente cantabilità con cui la Mutter ha reso il Larghetto centrale, per per la liquida trasparenza del suono e l’ intensità commossa e nobile della resa melodica. La carica virtuosistica elettrizzante esibita dalla violinista nel movimento finale ha siglato in maniera perfetta un’ esecuzione davvero splendida nella tensione interpretativa creata dal serrato scambio di proposte dinamiche e di fraseggio tra la solista e l’ orchestra, in uno splendido crescendo di tensione drammatica al cui termine, dopo i due secchi accordi conclusivi, il pubblico di Wiesbaden ha risposto con una vera e propria tempesta di applausi. Un superbo fuori programma bachiano ha siglato in maniera ideale l’ esibizione di quella che rimane tuttora la regina del violino, una delle poche virtuose del suo strumento che non si limita a suonare ma fa davvero musica.

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Foto ©Mozart2006

Nella seconda parte, Manfred Honeck e la Pittsburgh Symphony Orchestra hanno ribadito la qualità straordinaria del concerto con un’ entusiasmante esecuzione della Quinta Sinfonia di Tschaikowsky. Scrupoloso equilibrio dell’ architettura d’ insieme, fraseggio fervido e appassionato ma assolutamente privo di eccessi retorici o cadute di gusto e lo squisito lavoro dinamico, con colori orchestrali cesellati e ricchi di raffinatezza erano le caratteristiche di base dell’ interpretazione di Honeck, raffinatissima in certi dettagli e carica di straordinaria tensione espressiva. In questo Manfred Honeck è stato perfettamente sostenuto dalla sua vera e propria Ferrari orchestrale che ha suonato in una maniera che si può definire solamente stupenda, soprattutto per quanto riguarda la sezione degli archi, compatta e ricca di armonici come poche altre e lo splendore sonoro davvero abbagliante degli ottoni. Sotto questo punto di vista spiccava in particolare la bravura del primo corno William Caballero nei difficili assoli del secondo movimento, reso dal maestro austriaco con una tensione incredibile nell’ avvitarsi progressivo delle linee melodiche. Elegantissimo il fraseggio di Honeck nei ritmi di valzer dell’ Allegro moderato prima di lanciarsi in una avvincente esecuzione del Finale, con una progressione ritmica e sonora calcolata al millimetro sino all’ esplodere della fanfara conclusiva in cui il Tema del Destino viene ribadito con la massima forza. Nell’ insieme un’ interpretazione davvero da prendere a modello, sicuramente una tra le migliori che si possano ascoltare al giorno d’ oggi e, a mio avviso, di un livello tale da reggere il confronto con le magnifiche letture di Teodor Currentzis e Kirill Petrenko che ho avuto la possibilitá di ascoltare dal vivo negli anni più recenti. Una volta di più, non temo di sbilanciarmi ripetendo che di Manfred Honeck si deve parlare come di un direttore che ha pochi uguali nel panorama musicale del nostro tempo. Successo trionfale con due bis, il valzer Panorama dal balletto Dornröschen (La bella addormentata) di Tschaikowsky e il Galopp Maskerade di Aram Kachaturian, nel quale l’ orchestra ha avuto un’ occasione in più per mettere in mostra tutto il suo incredibile virtuosismo. Bellissima conclusione, per una serata davvero di livello eccezionale.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

2 pensieri su “Rheingau Musik Festival – Anne-Sophie Mutter, Manfred Honeck e la Pittsburgh Symphony Orchestra”

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