Staatsoper Stuttgart – L’ Orfeo

L’Orfeo
Foto ©Matthias Baus

La Staatsoper Stuttgart ha concluso la stagione 2021/22 con una produzione abbastanza inusuale. Infatti il luogo scelto per la nuova messinscena dell’ Orfeo di Monteverdi non era il teatro ma il Club Im Wizemann, ex struttura industriale sita nel quartiere di Bad Cannstatt e recentemente riconvertita in sala concertistica utilizzata soprattutto per serate di musica rock e altri eventi di vario genere. L’ allestimento ideato da Marco Štorman, quarantaduenne regista nativo di Hamburg che qui a Stuttgart tre anni fa riscosse un significativo successo di pubblico e di critica con la sua regia di Nixon in China di John Adams, era basato su una visualizzazione del viaggio ultraterreno compiuto dal cantore tracio alla ricerca della moglie perduta tramite un’ azione scenica che si svolgeva in diversi punti dell’ ex stabilimento. La Musica cantava il Prologo su una pedana posta davanti all’ entrata, poi tutti i musicisti e il pubblico si trasferivano nella sala principale arredata con un praticabile e luci stroboscopiche, la scena dell’ Ade si svolgeva su due pedane poste nel cortile interno e per il finale tutti gli spettatori salivano sul tetto dell’ edificio attraverso una scala antincendio. Gli strumentisti erano amplificati perché posizionati in una sala interna, e i cantanti li ascoltavano tramite cuffie.

L’Orfeo
Foto ©Matthias Baus

Il risultato finale era uno spettacolo ben fatto dal punto di vista tecnico e per certi aspetti anche gradevole, con una sua logica e un suo stile purtroppo lievemente sporcati da alcune esagerazioni veristiche nella recitazione e nel canto, che potevano facilmente essere evitate come anche l’ idea di raffigurare Caronte e Plutone come androgini dai vestiti femminili, abbastanza gratuita e priva di gusto. Tra le altre cose, la particolare struttura dell’ allestimento comportava anche la necessità di apportare diversi tagli alla partitura. L’ esperimento basilare della messinscena, che era quello di annullare la distanza fra gli esecutori e il pubblico, soprattutto nella scene delle nozze in cui i cantanti si mescolavano agli spettatori, non mancava comunque di interesse e ne venivano fuori situazioni sceniche inusuali e sicuramente abbastanza divertenti. Forse la scena finale è apparsa risolta scenicamente e musicalmente in maniera poco efficace, anche per l’ ambiente disturbato dai rumori del traffico e acusticamente molto difettoso, tanto da obbligare gli spettatori a usare una cuffia.

L’Orfeo
Foto ©Matthias Baus

Di ottimo livello nonostante i problemi di coordinazione posti dalla struttura dell’ impianto scenico è apparsa invece la parte musicale, guidata con sicurezza e senso dello stile da Killian Farrell, direttore irlandese che da quest’ anno è Kapellmeister e assistente del Generalmusikdirektor alla Staatsoper Stuttgart. Il tenore Moritz Kallenberg, da due stagioni membro stabile dell’ ensemble del teatro, ha impersonato il protagonista con disinvoltura scenica e una notevole abilità nei passaggi di coloratura presenti nella variazioni di “Possente spirto”. Il soprano Josefin Feiler, trentatreenne cantante sassone che in questi ultimi anni si è messa in evidenza come una tra le migliori giovani voci nell’ ensemble della Staatsoper, ha cantato i ruoli della Musica nel Prologo, di Euridice e poi di Proserpina con voce educata e buona consapevolezza stilistica, oltre a una pronuncia italiana molto accurata a parte un paio di imperfezioni nelle consonanti doppie.Il basso statunitense Andrew Bogard ha interpretato i ruoli di Caronte e Plutone con adeguata imponenza vocale. Molto interessante la voce del giovane mezzosoprano finlandese Pihla Terttunen, interprete dei ruoli della Messaggera e della Speranza. Successo pieno e convinto per tutti gli esecutori alla conclusione di uno spettacolo complessivamente non privo di motivi di interesse.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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