Staatsorchester Stuttgart – Duncan Ward e Alina Pogostkina

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Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il penultimo appuntamento sinfonico della stagione, sul podio della Staatsorchester Stuttgart è tornato Duncan Ward, trentatreenne direttore inglese nativo della contea del Kent e giovane promessa della bacchetta, che in questi ultimi anni sta iniziando una bella carriera internazionale sotto la tutela artistica di Sir Simon Rattle, dal quale è stato voluto a capo del complesso dell’ Orchester-Akademie dei Berliner Philharmoniker. Duncan Ward aveva diretto la Staatsorchester Stuttgart due anni e quattro mesi fa, nell’ ultimo concerto sinfonico prima della pandemia e in quella occasione come nelle altre precedenti in cui mi era capitato di ascoltarlo avevo riferito la mia impressione favorevole su questo ragazzo, dotato senza alcun dubbio di ottime qualità musicali affinate grazie ai consigli, oltre che di Rattle, di grandi personalità del podio come Daniel Barenboim e Paavo Jarvi.

Il programma presentato dal giovane maestro britannico era dedicato a lavori del Novecento viennese, introdotti dalla prima esecuzione tedesca di Segel, brano per grande orchestra scritto nel 2017 dalla trentasettenne compositrice svedese Lisa Streich. Un pezzo molto attraente per la raffinatezza delle filigrane timbriche ottenute tramite una tecnica di strumentazione che rivela una mano davvero molto esperta. A seguire, il Concerto per violino e orchestra di Alban Berg, scritto nel 1935 come commemorazione della giovane Manon Gropius, figlia diciottenne del secondo matrimonio di Alma Mahler con l’architetto Walter Gropius, fondatore del Bauhaus. Berg, che era da lungo tempo in rapporti di amicizia con Alma, nel frattempo risposatasi con lo scrittore Franz Werfel, aveva un attaccamento speciale per la sfortunata Manon, malata di poliomielite. La sua morte lo aveva colpito profondamente e aveva fatto nascere in lui il desiderio di dedicarle il Concerto che stava scrivendo su commissione del violinista americano Louis Krasner. Solista per questa esecuzione era Alina Pogostkina, trentottenne strumentista russa naturalizzata tedesca, considerata una tra le giovani virtuose più apprezzate attualmente a livello internazionale sia per il suo talento strumentistico che per l’ originalità di un repertorio che spazia dal barocco fino alla musica contemporanea. La Pogostkina, che si era già esibita altre volte con successo qui a Stuttgart, suona in maniera tecnicamente rifinitissima e riesce a ricavare dal suo strumento, lo Stradivari “Sasserno” del 1717, un timbro prezioso e ricercato con una quarta corda sonora e luminosa. Il fraseggio è di grande eleganza, raffinato nelle sfumature e stilisticamente impeccabile. La sua lettura del Concerto di Berg, stupendamente assecondata dalla direzione di Duncan Ward e da una Staatsorchester Stuttgart che ha davvero dato il meglio di cui disponeva per varietà di colori e capacità di recepire la condotta strumentale del solista, è stata di affascinante bellezza sonora, con un fraseggio flessibile e perfetto per equilibrio e respiro, culminante nell’ assoluta perfezione espositiva della citazione di ventidue battute dal corale Es ist genug dalla Cantata O Ewigkeit, du Donnerwort BWV 60 di Bach, resa con una tensione espressiva emozionante, come poche altre volte mi è capitato di riscontrare nelle esecuzioni del lavoro berghiano. Una prova di assoluto rilievo, coronata alla fine da uno splendido fuori programma bachiano.

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Foto ©Holger Schneider

Molto interessante come proposta era anche la seconda parte del programma, interamente occupata dalla fantasia sinfonica Die Seejungfrau di Alexander Zemlinsky, composta tra il febbraio 1902 e il marzo 1903 ed eseguita in prima assoluta sotto la direzione dell’ autore il 25 gennaio 1905 insieme al Pelleas und Melisande di Schönberg che catalizzò l’ interesse del pubblico al punto che la partitura venne quasi ignorata. L’autore, dopo un paio di esecuzioni a Berlino nel 1907 e a Praga nel 1908, perse poi interesse per questa sua musica, che non fu stampata e venne dimenticata per decenni. Nella fuga dall’ Austria nazista verso gli Stati Uniti nel 1938, Zemlinsky portò con sé i primi due episodi, mentre la partitura del terzo sembrava perduta per sempre. Invece, ritrovata questa nel 1976 a Vienna e ricostituita qualche tempo dopo l’ integrità del lavoro, esso venne eseguito nuovamente nel 1984, ottant’ anni dopo la prima esecuzione e più di quaranta dopo la morte di Zemlinsky ed è oggi, con la Lyrische Symphonie, il suo lavoro più conosciuto. Il compositore austriaco prese spunto per questo lavoro dalla celebre favola di Hans Christian Andersen rivissuta come una trasfigurazione della sua sfortunata vicenda sentimentale con la giovane Alma Schindler, che lo aveva abbandonato per sposare Gustav Mahler. Zemlinsky, allo stesso modo del suo amico e cognato Arnold Schönberg in opere come il Pelleas und Melisande e i Gurrelieder, impiega in questo lavoro un organico strumentale estremamente nutrito che non è mai utilizzato come massa sonora ma piuttosto allo scopo di moltiplicare le possibilità coloristiche degli effetti orchestrali. Die Seejungfrau è una partitura strutturata come una  grande composizione in tre tempi che non ha nulla di rapsodico ma è invece costruita con sorvegliatezza formale nei rapporti tra le parti e nell’elaborazione dei temi e delle cellule tematiche in un processo compositivo derivato dallo studio del sinfonismo di Brahms, che Zemlinsky venerava. Ma se l’ organizzazione sinfonica è quella tipica del sinfonismo austro-tedesco maturo (Wagner, Brahms, Mahler e anche Richard Strauss), la raffinata, morbida, cangiante veste sonora presenta anche aspetti chiaramente derivati dallo studio della musica francese. Zemlinsky infatti studiava e ammirava Chabrier, Debussy, Dukas, Ravel, dirigendoli anche spesso in concerto.

Alle prese con un brano così strutturalmente complesso, Duncan Ward ha offerto una ulteriore prova del suo talento direttoriale veramente da musicista di alta classe. In una partitura tecnicamente assai insidiosa, il maestro britannico ha messo in mostra belle doti tecniche espresse tramite un gesto incisivo e di grande efficacia oltre a un notevole gusto nella realizzazione della timbrica quasi trascolorante che di questa musica è una tra le caratteristiche principali. La varietà di tinte e la raffinatezza di atmosfere sonore che il giovane direttore inglese è riuscito a ottenere da una Staatsorchester Stuttgart devvero magnifica per precisione, compatezza e rotondità di suono, rendevano questa interpretazione assolutamente esemplare. Nel complesso,  abbiamo ascoltato una prestazione molto notevole da parte di un giovane talento del podio che anche in questa occasione ha confermato di essere sicuramente in possesso di tutti i requisiti per fare una bella carriera. Successo cordialissimo da parte del pubblico della Liederhalle, che ha applaudito a lungo Duncan Ward e l’ orchestra.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

1 commento su “Staatsorchester Stuttgart – Duncan Ward e Alina Pogostkina”

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