Musikfest Stuttgart 2022 – “Draußen das Elend, hier ein Wunder”

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Foto ©Holger Schneider

Tra le serate della Musikfest Stuttgart che ho scelto di seguire, non volevo assolutamente perdermi l’ appuntamento con il concerto nella Mozartsaal della Liederhalle in cui veniva eseguito il celebre Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, uno tra i capolavori assoluti della musica del Novecento. La Bachakademie ha affidato l’ esecuzione di questo straordinario capolavoro, una delle vette assolute nella produzione del compositore avignonese, alle tre ragazze del Boulanger Trio e a Sebastian Manz, una delle personalità musicali più rilevanti di questa zona, che al ruolo di primo clarinetto della SWR Symphonieorchester affianca un’ intensa attività solistica in collaborazione con strumentisti e direttori di prestigio. Nativo di Hannover e nipote del leggendario violinista russo Boris Goldstein, il trentaquattrenne clarinettista è arrivato alla notorietà con la vittoria nell’ ARD Musikwettbewerb del 2008, primo solista del suo strumento a ottenere questo premio negli ultimi quarant’ anni, e negli anni seguenti si è imposto a livello internazionale come uno tra i migliori giovani solisti del momento.

Olivier Messiaen scrisse il Quatuor pour la fin du temps nel campo per prigionieri di guerra Stalag VIII-A di Görlitz, dove era stato internato dopo la sua cattura da parte dei tedeschi.. Tra i prigionieri il compositore ritrovò tre musicisti conosciuti a Verdun, il violinista Jean le Boulaire, che dopo il suo rilascio divenne un famoso attore cinematografico, il violoncellista Étienne Pasquier, membro del celebre trio omonimo insieme si suoi due fratelli e il clarinettista Henri Akoka, che tre mesi dopo la prima del Quatuor riuscì a evadere dal lager e si riunì all’ Orchestra della Radio Francese che operava nella zona libera di Marseille. Venuto a sapere delle competenze di Messiaen e degli altri tre il comandante del campo, che era un appassionato di musica, decise di organizzare un concerto per il quale incaricò il compositore di scrivere un nuovo pezzo. Il Quatuor pour la fin du temps fu portato a termine tra l’ inverno del 1940 e i primi giorni dell’ anno seguente ed eseguito il 15 gennaio del ’41, in un edificio del campo che veniva usato come auditorium, di fronte ai prigionieri dello Stalag VIII-A. La frase citata nel titolo riporta le parole con cui il compositore ricordava negli anni seguenti la serata: “Fuori la miseria, qui dentro la meraviglia”

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Foto ©Holger Schneider

In questo brano composto in circostanze tanto tragiche e inusuali Messiaen riversò tutta la profondità della sua ispirazione nutrita, oltre che dal talento di compositore, dai suoi studi filosofici e teologici. Secondo una sua dichiarazione degli anni successivi, il brano è stato ideato come “la première œuvre où les problèmes nouveaux de structures rythmiques sont posés, et en particulier: élimination des temps égaux, avènement des valeurs irrationnelles, valeurs ajoutées, pédales rythmiques, rythmes augmentés et diminués, et rythmes non rétrogradables”. In questa serata, il Quatuor è stato preceduto dall’ esecuzione di Stunden-Blumen, brano scritto nel 2008 da Toshio Hosokawa, compositore nativo del Giappone, perfezionatosi a Freiburg con Brian Feyernough, considerato uno tra i più importanti musicisti del suo paese e che qui a Stuttgart aveva presentato quattro anni fa la prima assoluta della sua opera Erdbeben. Träume, accolta da un grande successo di pubblico. Il musicista nipponico ha scritto Stunden-Blumen come un pezzo che rende omaggio alla figura di Messiaen utilizzando lo stesso organico del celebre quartetto.

L’ esecuzione è stata sicuramente di alta qualità. A Sebastian Manz si affiancavano la violinista Karla Haltenwanger, la violinista Brigit Erz e la violoncellista Ilona Kindt, componenti del Boulanger Trio fondato nel 2006 ad Amburgo e il cui nome è un omaggio alle celebri sorelle Nadia  Lili Boulanger. I quattro strumentisti hanno suonato in maniera intensa e serrata due brani molto impegnativi dal punto di vista tecnico e musicale. La padronanza virtuosistica di Sebastian Manz in Abîme des oiseaux, terzo movimento del pezzo di Messiaen affidato al clarinetto solo, unita al perfetto affiatamento e identitá di concezione interpretativa con le altre tre strumentiste, rendevano piena giustizia al carattere del Quatuor reso in una lettura davvero esemplare sotto tutti i punti di vista. Una serata di grande intensità intellettuale, di quelle che ti lasciano il desiderio di meditare e riflettere.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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