Bayerische Staatsoper 2021/22 – Der Rosenkavalier

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Foto ©Wilfried Hösl

Il ritorno alla normalità della vita musicale tedesca procede a grandi passi e finalmente il pubblico della Bayerische Staatsoper ha potuto assistere di persona al nuovo allestimento di Der Rosenkavalier che Barrie Kosky aveva prodotto durante il lockdown e si era potuto ammirare solo in streaming. Anch’ io avevo assistito alla diretta e ne avevo parlato qui, pertanto non potevo fare a meno di viaggiare sino a München per vedere finalmente la produzione in tutti i suoi aspetti scenici e musicali che in una diretta video vengono irrimediabilmente e inevitabilmente svisati. Senza la regia supplementare sovrapposta a quella di base dalle telecamere, lo spettacolo si faceva apprezzare molto meglio nella concezione d’ insieme e in alcuni bellissimi particolari, come l’ enorme cocchio argenteo su cui Oktavian fa il suo ingresso nel palazzo di Faninal al secondo atto, salutato da un entusiastico applauso a scena aperta. Barrie Kosky, regista creativo e intelligente, è riuscito a mettere molto bene in evidenza tutta la varietà di aspetti psicologici contenuti nel testo di Hugo von Hofmannsthal musicato con tanta raffinatezza da Richard Strauss, che vanno dalla malinconia nostalgica di fronte al passato che si allontana sino allo smarrimento di una classe nobiliare di fronte all’ affermarsi dei nuovi ricchi. Come io scrivevo nella mia recensione dello streaming, la concezione drammaturgica di Kosky legge il testo come una sorta di viaggio surreale attraverso il senso del tempo espresso dai punti di vista della Marschallin, di Sophie e di Oktavian, che nella scena finale si uniscono e ricompongono. A simboleggiare l’ elemento unificatore di questa esperienza visiva vengono usati un orologio a pendolo e una figura di vecchio angelo cadente, impersonato da un novantacinquenne ex macchinista della Staatsoper, che funge da servo di scena e spettatore muto di tutta la vicenda.

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Foto ©Wilfried Hösl

A livello di godimento estetico, la messinscena è davvero molto bella da vedere anche per merito delle splendide scene ideate da Rufus Didwiszus e dei costumi di Victoria Behr, oltre che di un’ eleganza raffinata in una recitazione che evita i bozzettismi manierati da cui sono troppo spesso infestate le produzioni dell’ opera straussiana, e l’ idea di togliere alla vicenda tutta l’ ambientazione settecentesca è coerente con il carattere della musica oltre che portata avanti in modo intelligente. Del resto, se esiste un’ opera il cui il profumo di Jugendstil è percepibile al massimo, questa è proprio Der Rosenkavalier, tanto più se si riflette sul fatto che il valzer, su cui tante pagine della partitura sono costruite, all’ epoca di Maria Teresa non esisteva. In conclusione, un magnifico allestimento, tra i migliori che io abbia visto del capolavoro straussiano, sicuramente in tutto e per tutto degno di subentrare alla leggendaria produzione firmata da Otto Schenk e Jürgen Rose, una splendida esaltazione del lusso rococò che è rimasta nel repertorio del teatro bavarese per quasi mezzo secolo ed è stata anche documentata da un DVD prodotto dalla Deutsche Grammophon, che ci consente di ammirare un fantastico cast vocale esaltato dalla superlativa direzione di Carlos Kleiber, il quale proprio a questo spettacolo dovette gran parte della sua fama internazionale.

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Foto ©Wilfried Hösl
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Foto ©Wilfried Hösl

Decisamente di livello molto elevato era anche la parte musicale, con il cast dello scorso anno a parte un paio di modifiche. Ascoltando lo streaming mi ero rifiutato di esprimere un giudizio sulla direzione di Vladimir Jurowski perchè con i trenta strumentisti concessigli dal Corona Verordnung in vigore l’ anno scorso non era minimamente possibile costruire alcuna interpretazione o fare qualsiasi cosa che andasse al di là di una corretta gestione dei tempi. Potendo finalmente disporre di un’ orchestra completa, la condotta musicale impostata dal nuovo Generalmusikdirektor del teatro bavarese si faceva apprezzare per la bellezza del suono realizzata da una Bayerische Staatsorchester in eccellente stato di forma, la narrazione fluida e scorrevole, il senso del racconto teatrale e la cura attentissima all’ equilibrio tra buca e palco che aiutava non poco un cast composto in gran parte di voci non strabordanti. Forse per il mio personalissimo gusto sarebbe stato opportuno un filo di abbandono in più negli episodi squisitamente lirici come il monologo della Marschallin e la scena con Oktavian che concludono il primo atto, ma senza dubbio sia il carattere di Wienerische Maskarad’ della vicenda che il complesso intreccio di sentimenti proposti dal testo di Hoffmannsthal sono stati resi in maniera eccellente dalla lettura del maestro russo e berlinese di adozione.

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Foto ©Wilfried Hösl

Nella compagnia di canto, la vera dominatrice era senza dubbio Marlis Petersen. Forse il ruolo della Marschallin non è del tutto adatto alla sua voce, ma la cantante di Sindelfingen possiede un carisma scenico soggiogante unito a qualità attoriali di altissima classe e a una magnifica varietà di fraseggio. Veramente una splendida caratterizzazione di una donna innamorata di un ragazzo che ha molti anni meno di lei e che alla fine, vedendo che lui ha scelto una ragazza della sua età, accetta di farsi da parte e lasciare il posto ai giovani. Assolutamente all’ altezza di una protagonista simile era l’ Oktavian del mezzosoprano statunitense Samantha Hankey, anche lei dotata di capacità recitative da vero animale da palcoscenico, interprete perfetta sia come innamorato passionale che nei travestimenti da Mariandel dove ha messo in mostra anche un’ invidiabile padronanza del dialetto viennese. Rispetto al cast del video, la Sophie così pregevole di Katharina Konradi è stata sostituita dalla trentenne Liv Redpath, nativa del Minnesota, che non ha sfigurato al confronto e ha proposto uno splendido ritratto della ragazzina ingenua che scopre l’ amore per la prima volta, realizzato con una voce di una perfezione quasi strumentale (sembrava un violino, in certe frasi) unita a una recitazione di grande intensità. Perfettamente confermata, invece, la bella e raffinata caratterizzazione che il basso Christoph Fischesser ha dato del barone Ochs, delineato come un uomo giovane e di grande vitalità e non come il solito vecchio lascivo e rimbambito, oltre che notevole nel canto sia per la consistenza del mezzo vocale che per un registro grave ampio e  sonoro, tale da metterlo in grado di raggiungere senza problemi i RE sotto il rigo richiesti nel finale del secondo atto. Ottima anche la coppia dei due intriganti Valzacchi e Annina, impersonati in maniera ficcante e incisiva da Ulrich Reß e da Ursula Hesse von den Steinen. Eccellente anche il Faninal di Johannes Martin Kränzle, cantante di lunga e illustre carriera, famoso in particolare per essere uno tra i migliori Beckmesser della nostra epoca. Una menzione particolare merita il tenore Josh Lovell, arrivato all’ ultimo momento per sostituire il titolare della parte del Sänger colpito da un improvviso abbassamento di voce e che ha dimostrato una bella sicurezza nella tessitura molto acuta dell’ aria Di rigori armato il seno. Qualche posto qua e là vuoto, ma il teatro era comunque pieno di pubblico entusiasta, che in gran parte aveva abbandonato le mascherine e alla fine ha applaudito calorosamente per parecchi minuti tutti i protagonisti della produzione. Per quanto mi riguarda, ho finalmente potuto farmi un’ idea completa della qualità di questo spettacolo, sicuramente più che degna di un teatro in cui le opere di Richard Strauss, per motivi storici che non ho bisogno di rievocare, sono sempre allestite con particolare cura. In questo senso, ciò che ho visto valeva davvero il viaggio.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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