SWR Symphonieorchester 2021/22 – Teodor Currentzis e Antoine Tamestit

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Teodor Currentzis, Jörg Widmann e Antoine Tamestit. Foto: ©SWRClassic.de

In seguito alle ultime vicende internazionali, Teodor Currentzis ha voluto modificare il programma del suo terzo concerto della stagione con la SWR Symphonieorchester, impaginando una serata di musiche ucraine, russe e tedesche come simbolo del desiderio di pace e riconciliazione, espresso dallo Chefdirigent del complesso anche in una pubblica dichiarazione con la quale il direttore greco-russo prendeva le distanze dalla guerra in corso. Currentzis e l’ orchestra questa volta hanno tenuto gli appuntamenti con il ciclo in abbonamento alla Liederhalle dopo una tournée europea che ha toccato Köln, Barcelona, Madrid, Dortmund e Hamburg per concludersi poi alla Wiener Konzerthaus.

Il nuovo programma della serata iniziava con Glossolalie, lavoro per orchestra scritto nel 1989 dal compositore ucraino Alexander Shchetynsky, nato a Kharkiv nel 1960 e fortemente influenzato nella sua formazione dagli esponenti di punta dell’ avanguardia musicale sovietica come Edison Denisov, Sofia Guibadulina, Arvo Pärt e Alfred Schnittke oltre che da altri autori come Messiaen e Ligeti. Nel corso della sua attività compositiva, Alexander Shchetynsky ha sviluppato un suo personale stile derivato dal post-serialismo e basato su un’ attenzione particolare all’ attrattiva del materiale sonoro e alla melodia come fonte di espressione. Un’ altra caratteristica fondamentale della sua musica è la flessibilità ritmica, strutturale e formale, che provoca una sensazione di “autosviluppo” di schemi micro-tematici iniziali. L’ idea della spiritualità moderna ha costituito un impulso per molte sue composizioni vocali e strumentali. Il critico moscovita Alexey Parin ha definito Shchetynsky “un conseguente sostenitore dell’ avanguardia” e ha scitto che “la sua spiritualità si rivela in suoni severi e asceticamente belli che impressionano per il loro ermetismo, nel contesto di un linguaggio musicale aggiornato”. Tuttavia, nelle sue composizioni più recenti la sua ricerca stilistica si muove verso un’ estetica postmoderna utilizzando elementi stilistici di varie epoche. Glossolalie, parola greca che si riferisce al miracolo della Pentecoste quando gli apostoli ricevettero il dono di parlare in diverse lingue, è un’ opera concepita in un solo movimento, che inizia in un clima misterioso raffigurato dai tremoli degli archi per poi arrivare a un climax selvaggio, in cui le diverse sezioni dell’ orchestra sembrano quasi scagliarsi l’ una contro l’ altra. Alla fine, la musica si spegne con il suono misterioso delle campane su un lontano pulsare ritmico. La partitura è composta con tecnica dodecafonica e basata su un’ unica serie.

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Foto: ©SWR/Patricia Neligan

Completava la prima parte il concerto per viola e orchestra di Jörg Widmann, quarantaquattrenne virtuoso di clarinetto e compositore allievo tra gli altri di Hans-Werner Henze e Wolfgang Rihm, fratello della violinista Caroline Widmann e artista il linguaggio musicale è stilisticamente abbastanza eclettico e spazia dalle rievocazioni delle architetture classiche, come nel caso dell’ Oktett per ensemble di archi e fiati che ebbi modo di ascoltare a Ludwigshafen nel 2006, eseguito da elementi della Mahler Chamber Orchestra durante un concerto diretto da Claudio Abbado, fino alle raffinate combinazioni timbriche del postserialismo. Il Concerto per viola è stato scritto nel 2015 per il grande virtuoso francese Antoine Tamestit, che è stato invitato a eseguirlo anche in questa serata. Come in tutti i suoi lavori più recenti, anche qui Widmann si è lasciato ispirare dalle combinazioni timbriche creando un’ atmosfera a tratti irreale, un gioco di suoni raffinatissimi organizzati in una dinamica continuamente cangiante. Nel complesso si tratta di un lavoro piacevolissimo da ascoltare, chiaro e ben definito nella struttura, con soluzioni di scrittura davvero molto interessanti. Antoine Tamestit, quarantunenne violista francese affermatosi in campo internazionale dopo le vittorie in concorsi prestigiosi come il Primrose International Viola Competition di Chicago e l’ Internationale Musikwettbewerb der ARD a München e che dispone di uno strumento assolutamente favoloso come la viola Stradivari del 1672, una tra le pochissime oggi ancora disponibili tra quelle prodotte dal celebre liutaio cremonese, ha interpretato il brano con la sicurezza e l’ autorità di chi ne conosce tutti i segreti, splendidamente assecondato da Teodor Currentzis che nel repertorio contemporaneo ha una competenza che pochi altri direttori odierni possono vantare.

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Foto: ©SWR/Patricia Neligan

Nella seconda parte, Currentzis ha guidato la SWR Symphonieorchester in una splendida esecuzione della la Quinta Sinfonia in re minore op. 47 di Shostakovich, un pezzo che nella produzione del compositore leningradese faceva seguito alle tormentate vicende dell’ opera Ledi Makbet Mtsenskogo Uyezda, il cui travolgente successo in Russia fu stroncato dal celebre articolo apparso il 29 gennaio 1936 sulla Pravda e probabilmente dettato o almeno approvato da Stalin in persona, nel quale il compositore veniva accusato di tendenze borghesi e antisovietiche. Gli influssi mahleriani che spesso sono presenti nella tecnica compositiva di Shostakovich appaiono con particolare evidenza in questo lavoro, soprattutto per quanto riguarda le proporzioni e la struttura del primo tempo oltre all’ atmosfera del movimento seguente che richiama in modo abbastanza evidente lo spettrale gioco di marionette tipico di certi Scherzi del musicista boemo. Come in Mahler, sia pure con caratteri storicamente e idiomaticamente diversi, anche la musica di Šostakovič sembra rappresentare un destino, quello dell’ irreparabilità della tragedia. La maestria tecnica e il virtuosismo con cui il compositore padroneggia le forme classiche su cui è strutturata la Sinfonia non riescono a soffocare la vena tragica e desolata, le taglienti e angolose durezze di quello che si propone come un affresco grandioso e apocalittico. Teodor Currentzis ha diretto questa ampia e complicata partitura con tutta la sicurezza tecnica e la profondità di approccio interpretativo derivate dalla sua lunga consuetudine con la musica novecentesca, della quale è oggi considerato a livello internazionale tra gli esecutori più accreditati. Dopo le splendide prove in Bruckner, Mahler, Prokofiev e Tschaikowsky, anche questa interpretazione di Teodor Currentzis ha confermato la genialità di un direttore che si propone come un vero e proprio punto di riferimento per la coerenza e l’ abilità tecnica delle sue realizzazioni oltre che per il carisma e la forza di persuasione che lo rendono in grado di ottenere il massimo dagli strumentisti che suonano sotto la sua guida. Dopo la sua memorabile esecuzione della Settima Sinfonia che abbiamo ascoltato quasi tre anni fa, il maestro greco-russo ha realizzato un’ interpretazione della Quinta anch’ essa perfettamente idiomatica dal punto di vista espressivo e stilistico, potentissima nell’ evocazione di una ampia, grandiosa atmosfera drammatica e pressochè esemplare nella cura dei dettagli, servito a meraviglia dalla stupenda prestazione della SWR Symphonieorchester. La splendida cavata degli archi, l’ incisività e la penetrazione esibite da tutta la sezione degli ottoni e un suono splendido per rotondità e compattezza erano gli aspetti principali di una prova esemplare come tutte quelle che la SWR Symphonieorchester ci ha fatto ascoltare negli ultimi tempi, davvero da complesso di spessore internazionale. Come fuori programma, Currentzis e i suoi musicisti ci hanno fatto ascoltare una commossa esecuzione del Corale bachiano Jesus bleibt meine Freude dalla Cantata BWV 147, elaborato per grande orchestra da Leopold Stokowsky. Grande successo finale in una Liederhalle finalmente tornata al massimo della capienza, con intense e prolungate acclamazioni per l’ orchestra e il suo Chefdirigent.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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