Per l’ anniversario della nascita di Sviatoslav Richter

Richter, Sviatoslav - Musician, Pianist, Russia *20.03.1915-01.08.1997+ - at the piano - 1971 - Photographer: Jochen Blume - Vintage property of ullstein bild
Sviatoslav Richter al pianoforte. Foto del 1971 ©Jochen Blume/ullstein bild via Getty Images

Il 20 marzo 1915 nasceva a Odessa, da una famiglia ucraina di origini tedesche, Sviatoslav Teofilovič Richter. Per rendere omaggio alla figura di questo sommo pianista, da considerare senza il minimo dubbio fra i più grandi che siano apparsi sulle scene in tutta la storia della musica, propongo una serie di ascolti. Non si tratta di una scelta ragionata, perché la discografia di Richter è vastissima e quasi tutta di reperimento abbastanza agevole, ma di tre incisioni che per chi scrive hanno, per varie ragioni, un significato particolare. Iniziamo con una registrazione londinese, da un concerto tenutosi nel 1968, delle Variazioni op. 35 “Eroica” di Beethoven, tre o quattro volte ristampata in CD, in cui si evidenzia al meglio la straordinaria capacità, che il virtuoso russo possedeva come nessun altro, di creare diverse dimensioni del suono, imitando il suono dell’ orchestra piena con gli accordi. Prestate in particolare  attenzione a due variazioni, in particolare la tredicesima, nelle quali il tema è tracciato solo con acciaccature prima di una serie di accordi in fortissimo, e si deve realizzare necessariamente con il quarto e quinto dito della mano destra per poi fare un salto di decima discendente. Non so come Richter facesse, ma il risultato è che sentiamo tutte le note del tema in acciaccatura limpide e forti insieme agli accordi bassi, e spicca il suono dell’ acciaccatura che il pianista riesce ogni volta a far vibrare per buona parte della battuta come è logico che sia teoricamente, ma è tutt’ altra cosa riuscire a realizzare. Altro passo suonato da Richter con bravura incredibile è la Coda prima della Fuga, con le biscrome ribattute di una forza e incisività assolutamente incredibili. Un’ esecuzione che è tra le testimonianze massime del talento interpretativo sublime dell’ artista. Come io dico sempre davanti a simili esiti artistici: si può fare diversamente, ma non si può fare di meglio.

Come seconda proposta, questo video che documenta una serata dedicata ai Quintetti per pianoforte e archi di Antonin Dvořák. Nel 1982, Sviatoslav Richter e il Borodin Quartet portarono questo programma in una tournée europea. Io li ascoltai dal vivo al Teatro Comunale di Firenze. Il video ci documenta quella straordinaria esecuzione, ripresa durante un concerto a Mosca.

Terzo e ultimo ascolto di questa breve rassegna, una Liederabend del 1985 al Pushkin Museum di Mosca e registrata dal canale tv tedesco ZDF in cui Richter eseguiva la Winterreise di Schubert insieme al tenore sassone Peter Schreier (1935-2019). Eecuzione pazzesca nella sua carica emotiva al calor bianco di un tono sconvolto, visionario in cui in fraseggio di Schreier si inserisce con un’ intesa perfetta nel clima allucinato, magico creato da Richter.

Nello stesso periodo, l’ etichetta Philips pubblicò la registrazione del ciclo schubertiano eseguito dai due artisti in un’ altra serata alla Semperoper Dresden. Riposto un brano della recensione scritta da Jed Distler per la rivista online Classics Today.

In an interview Schreier discussed Richter’s tempos. “I suppose with him I was just able to follow an often very slow speed because he willed me to. ‘Lindenbaum’ was extremely slow, but I was convinced by him of the rightness of the tempo, because of its relationship to the character of the songs beside.”

Collaboratively speaking, one suspects that Schreier’s altogether faster and more unified early 1990s remake with András Schiff reflects a truer meeting of minds. Yet somehow the Richter encounter casts a stronger overall spell. Take, for example, the third song, “Gefror’ne Tränen”. Schreier and Schiff treat the basic pulse flexibly, emphasizing word coloring. By contrast, Richter’s subdued steadiness provides a base from which the tenor’s legato phrasing takes wing.

Similarly, Schreier and Richter bring out the startling harmonic and dramatic shifts in “Auf dem Flusse” through inflection and nuance, with less underlining. And whereas Schreier and Schiff arguably articulate “Rückblick” to a fault, the song’s turbulent mood emerges all of one piece in the earlier recording. Here “Der stürmische Morgen” benefits from subtler tempo modifications in contrast to the Schiff version’s more noticeable shifts. Not surprisingly, Richter’s protracted pace for the final song inspires Schreier to follow suit, conveying a muted bleakness that emotionally ties in to their like-minded interpretation of the opening song “Gute Nacht”.

Molto altro ci sarebbe da dire e da scrivere a proposito di questo artista davvero immenso, ma avremo tempo e modo di farlo in altre occasioni visto che in questo spazio mi sono già occupato spesso di questa importante figura di interprete. Chiudo il post lasciando la parola a Richter stesso, con questa sua sintetica definizione del ruolo dell’ interprete.

The interpreter is really an executant, carrying out the composer’s intentions to the letter. He doesn’t add anything that isn’t already in the work. If he is talented, he allows us to glimpse the truth of the work that is in itself a thing of genius and that is reflected in him. He shouldn’t dominate the music, but should dissolve into it.

– Sviatoslav Richter, Notebooks and Conversations a cura di Bruno Monsaigeon, Paris 2001 (citato dall’ edizione inglese)

Buon ascolto a tutti, con la solita raccomandazione che faccio quando si tratta delle registrazioni di Sviatoslav Richter: maneggiare con cura, può creare dipendenza.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

1 commento su “Per l’ anniversario della nascita di Sviatoslav Richter”

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