Antonio Juvarra – Testimonianze ed echi del Belcanto

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Per il suo contributo di marzo, Antonio Juvarra ci propone questa interessantissima antologia di opinioni critiche sul canto, espresse dai trattisti storici e da grandi artisti. Buona lettura a tutti!

Dagli indizi, dalle tracce, dai ‘segni’ è possibile risalire o per lo meno avvicinarsi un po’ di più alla verità. Questo in ogni ambito: storico, scientifico, ermeneutico, diagnostico, tecnico-vocale ecc. ecc. Ecco alcune ‘tracce’, scrupolosamente lasciate ai posteri dai belcantisti e altrettanto scrupolosamente tralasciate dai moderni ‘investigatori’ del canto e sostituite con illusori sinonimi, che sono in realtà veri e propri contrari. In effetti più che mai nella didattica vocale agisce la tendenza tipicamente moderna a trasformare i sinonimi in contrari e come esempi di questa procedura si possono citare:

1- l’ “appoggio”, che da ‘calma posa della voce’ diventa “torchio addominale” e “pressurizzazione” attiva;

2 – la “gola”, che da semplice cavità di risonanza (usata bene o male) diventa la Gola, malefica entità quasi metafisica, pauroso spazio dove i suoni rischiano di precipitare, terreno minato, buco nero che risucchia la voce;

3 – l’ antica “forza naturale del petto” (=zona sterno-epigastrica), che diventa attivazione defecatoria (zona pelvico-ipogastrica);

4 – la voce “limpida e chiara”, che diventa la voce ipertimbrata e “proiettata avanti” dell’attuale canto fanta-tecnologico.

Così blaterano dunque i malcantisti del Duemila…
Così parlarono invece i belcantisti del Settecento, ma per cogliere la profonda verità del loro messaggio, occorre disattivare preventivamente i virus inoculati nella mente dalle moderne ideologie tecnico-vocali attivistiche, meccanicistiche e pseudo-atletiche. La profilassi mentale (o antivirus) si attua semplicemente con una piccola meditazione (anche di un minuto) sul seguente fatto storico: in base alle testimonianze dei contemporanei, la voce dei belcantisti del Settecento si caratterizzava non solo per l’ estrema dolcezza ed espressività, ma anche per l’ eccezionale potenza, il che è sufficiente per buttare nella discarica la falsa teoria secondo cui la potenza vocale sarebbe il risultato di una presunta rivoluzione tecnico-vocale che sarebbe avvenuta nell’ Ottocento per mettere in grado la voce di superare la “barriera orchestrale” (“barriera” astutamente abbassata sotto il livello del palcoscenico per essere più facilmente “superata”) Volendo essere più precisi, una ‘rivoluzione’ (alias, etimologicamente, ribaltamento o paradossale salto quantico in basso) è senz’ altro avvenuta (e ne sentiamo oggi più che mai gli effetti !), ma essa è consistita semplicemente nel convincere la gente che un’automobile si può sollevare più facilmente con le braccia (essendo andati prima in palestra!) che con il cric.

Ecco dunque le ‘parole-tracce’ lasciate dai belcantisti del Settecento. Come quando la marea si ritira, la sabbia della laguna conserva i segni, talvolta viventi, lasciati dal mare.

“Che la voce trovi sempre libera tutta la sua organizzazione !”
Pier Francesco Tosi

“Toccare le note alte con dolcezza per evitare gli strilli.”
Pier Francesco Tosi

“La voce, sia di petto sia di testa, deve uscire limpida e chiara, senza che passi nel naso, né in gola si affoghi.”
Pier Francesco Tosi

“La bocca deve inclinare più alla dolcezza d’un sorriso che a una gravità severa.”
Pier Francesco Tosi

“FELICITA’ d’ una voce flessibile !”
Pier Francesco Tosi

“Provvedersi del fiato più del bisogno, ma respirare senza fatica !”
Pier Francesco Tosi

“Proferire le parole senza affettazione!”
Pier Francesco Tosi

“Alcuni per spalancare troppo la bocca, confondono la vocale A con la vocale O e allora non è possibile capire se hanno detto ‘mare’ o ‘more’.”
Pier Francesco Tosi

“Per troppo interessarsi, si abbaia.”
Pier Francesco Tosi

“Il gusto col tempo diventa arte e l’ arte natura.”
Pier Francesco Tosi

“Liberarsi dei moti convulsivi del corpo e del volto, che sono i vizi smorfiosi dei cantanti affettati.” (=ipertecnici)
Pier Francesco Tosi

“Lo studio più necessario e difficile è cercare il facile e trovarlo nella bellezza del pensiero.”
Pier Francesco Tosi

“Non provocare le note innocenti con villane spinte di voce !”
Pier Francesco Tosi

“Se le fauci restano tese, ne verrà di conseguenza tolta quella flessibilità necessaria per dare alla voce la natural chiarezza e facilità.”
Giambattista Mancini

“Ogni scolaro si darà la briga di abituare il petto a dare con naturalezza la voce e a servirsi semplicemente della leggerezza delle fauci.”
Giambattista Mancini

“Forza naturale del petto.”
Giambattista Mancini

“Usare l’arte di produrre la voce con moderazione, graduando ciascuna nota di valore con la dovuta leggerezza di fiato.”
Giambattista Mancini

“L’ esperienza insegna che in luogo di sforzare la voce, è meglio estenderla e rinforzarla senza fatica.”
Giambattista Mancini

“Esercitare l’ arte di graduare e sostenere la voce con una dolce facilità, ravvolgendo con leggerezza il fiato.”
Giambattista Mancini

“La forza s’ acquista solo col tempo, con l’ uso e con l’ esercizio regolare.”
Giambattista Mancini

“Non usando il cantore il moto della gola, ma solo il moto della bocca, ne deriva di conseguenza che egli allora esegue al naturale il belar d’una pecora e il nitrir d’un cavallo.”
Giambattista Mancini

“Senza violentare la voce, si deve uguagliare e rendere leggero il fiato.”
Giambattista Mancini

“Anche l’ acuto, comunque si adoperi, convien sempre trattarlo con dolcezza.” Giambattista Mancini

“La cosa più necessaria per ben riuscire è l’ arte di saper conservare e maneggiare il fiato.”
Giambattista Mancini

“Legare la voce con perfetta graduazione.”
Giambattista Mancini

“Devo avvertire lo scolaro ad assuefarsi a vocalizzare su tutte le vocali.”
Giambattista Mancini

“Regolare gli acuti con dolcezza e facilità, spogliandoli totalmente di quella porzione di crudezza che offende l’ udito.”
Giambattista Mancini

“Il maggior effetto della letizia e vivacità in un cantore è di rendergli più facile l’ esecuzione. Avendo allegra volontà di cantare, egli s’ impegna così che con la mente va sempre prevedendo il canto che segue, e questa è quella famosa previsione che lo prepara all’ esecuzione e la rende più facile.”
Giambattista Mancini

“Pronuncia chiara e perfetta, però non caricata!”
Giambattista Mancini

“Vocalizzare nella vera e chiara posizione.”
Giambattista Mancini

“Ravvolgere con leggerezza il fiato.”
Giambattista Mancini

“La voce non può uscire naturale e bella, quando trovi le fauci in una posizione forzata ed impedite ad agire naturalmente.”
Giambattista Mancini

“Il miscuglio delle vocali rende imperfetto il canto e ridicolo il cantante.”
Giambattista Mancini

“Con la moderazione del fiato, la voce viene a farsi sentire di più agli ascoltanti, senza affaticare e indebolire il petto del cantante.”
Giambattista Mancini

“L’ arte consiste nel sapere dove la natura ci porta.”
Giambattista Mancini

Ai belcantisti del Settecento fecero eco grandi cantanti dell’Ottocento e del Novecento, che ugualmente snobbarono le teorie del controllo meccanico-muscolare della voce, elaborate dai cantanti di serie B e di serie C di ogni epoca:

“Poiché cantando noi non siamo consapevoli dell’ azione svolta singolarmente dai vari muscoli, tendini e legamenti (di cui noi percepiamo unicamente l’ effetto sintetico), sarebbe una chimera cercare di pensarci mentre cantiamo.”
Lilli Lehmann

“Come la bellezza e la potenza del suono non dipendono da una pressione eccessiva del fiato, così la forza dei muscoli non dipende dalla loro contrazione, ma, al contrario, ma dalla loro sinuosità, scioltezza ed elasticità.”
Lilli Lehmann

“Tutto dev’essere in armonia. Nell’inspirazione ha luogo un leggero innalzamento del torace e delle spalle. Il fiato non deve essere controllato direttamente. Non si deve pensare di essere una macchina.”
Fiorenza Cossotto

“Esiste un solo modo di cantare correttamente ed è cantare naturalmente, comodamente, facilmente. La tecnica vocale più alta consiste nel non avere apparentemente alcun metodo e nel contempo nel riuscire a cantare con perfetta facilità da un capo all’altro della voce.”
Luisa Tetrazzini

“Abbandonando i livelli inferiori, rappresentati dalla voce ordinaria e dalla voce tecnica, il cantante entra in contatto con i suoni puri, vede aprirsi l’ universo delle risonanze superiori.”
“Le quattro virtù cardinali del cantante sono la semplicità, la spontaneità, la sincerità e la naturalezza.”
“Il canto è gioco d’ aria.”
Giacomo Lauri Volpi

“Il giusto metodo, il vero, il naturale.”
“Occorre pensare che il canto è dolcezza ed espressione, e che ogni contrazione è dannosa alla limpida emissione della voce.”
“Il miglior cantante è quello che più si avvicina a mettere concordemente in moto, il più naturalmente possibile, i vari organi che per la voce cantata la natura ci offre.”
“La respirazione toracico-diaframmatica, che deve essere ampia, è più giusta della respirazione addominale, che invece consiste nel fare un’ampia respirazione con abbassamento del diaframma e rigonfiamento del ventre dall’ombelico in giù.” “Un’apertura di gola eccezionale e una laringe completamente abbassata causano difficoltà grandi nell’ uguaglianza dei registri, tolgono coloriti alla tavolozza dei suoni vocali, fanno spendere molte energie, consumano fiato e sono di difficile controllo. Inoltre presentano il pericolo di far perdere la dolcezza della voce, ingrossandone il calibro.”
“Occorre pensare che il canto è dolcezza ed espressione, e che ogni contrazione è dannosa alla limpida emissione della voce.”
“Il miglior cantante è quello che più si avvicina a mettere concordemente in moto, il più naturalmente possibile, i vari organi che per la voce cantata la natura ci offre.”
Aureliano Pertile

“Pronuncia semplice e naturale.”
“Non bisogna pensare che spalancando la bocca, la gola si apra. Se uno s’ intende di canto, sa che la gola si apre perfettamente senza una percettibile apertura della bocca, semplicemente in virtù della respirazione. Negli acuti la bocca naturalmente si apre un po’ di più, ma nella maggior parte dei casi la posizione della bocca è quella che si assume sorridendo.”
Enrico Caruso

“La cosa più importante nel canto è la gioia: nel viso, negli occhi, nel respiro. L’apertura della gola ricorda l’ inizio dello sbadiglio o l’ annusare un fiore; non aprire troppo, cercare solo lo spazio di cui si ha bisogno; il viso più naturale possibile, come illuminato da una sorpresa piacevole.”
Regine Crespin

“La bocca non si apre molto cantando, eccetto che nelle note acute; lo spazio è essenzialmente interno. La messa di voce è importante per togliere il peso della voce. Il senso di concentrazione del suono è interno, mentre in alto si ha la sensazione che la voce sboccia.”
Marilyn Horne

“Il sostegno implica un tenere da sotto ed è causa di tensione; l’ appoggio è invece un equilibrio naturale che non è né spinto né forzato né muscolare e implica una sorta di grazia. Come sedersi sull’ acqua è completamente diverso dal sedersi su qualcosa di solido, così la colonna del fiato deve essere basata sulla flessibilità ed è una specie di galleggiamento. La mancanza di sforzo implica una grande concentrazione: si tratta di mantenere l’ equilibrio generale, non di controllare singoli movimenti.”
Cornell MacNeil

“Quando si inspira, occorre già concepire la nota con la mente; poi non occorre fare altro che lasciare che il fiato esca e incominciare il suono sul fiato. Incominciare il suono non con un colpo o una spinta, ma sul fiato: è la cosa più difficile, ma il suono sul fiato è il solo che si possa aumentare e diminuire. Non condivido l’idea di spingere come quando si partorisce. Innanzitutto non è la zona dell’addome che si espande inspirando, ma la cassa toracica che si amplia come un mantice. Quando vado agli acuti, mi sento come se dentro fossi vuota. C’ è solo la colonna del fiato che vibra. La gola è completamente rilassata. Quando le corde vocali vibrano in maniera rilassata, non si stancano mai. Mentre i muscoli dell’ appoggio funzionano, nella gola occorre assumere un atteggiamento di abbandono. Quando appoggio, ho una sensazione di altezza: tutto meravigliosamente alto. Per avere la gola aperta non bisogna spingere giù la laringe. Quando le cose avvengono naturalmente, quando il fiato è giusto, i problemi si risolvono da soli.”
Magda Olivero

“Occorre mantenere un lieve sorriso: non un sorriso vero e proprio, mostrando i denti, ma una traccia, un’ idea di sorriso. Se non si riesce a fare una ‘u’ con un lieve sorriso, allora è sbagliata. Nel registro centrale parlare semplicemente, non fare boccacce, non creare uno spazio troppo grande. Andando in alto c’ è bisogno di più spazio e la bocca si apre di più.”
Rosa Ponselle

“Respirando profondamente, non si può evitare di sollevare il torace. L’ appoggio è come un pallone che si sgonfia lentamente, cantando sul fiato, non col fiato. Gola aperta significa per me una sensazione di completo rilassamento nella gola. Il canto dovrebbe essere semplice, anche se non è facile trovare questa semplicità.”
Joan Sutherland

“Il suono dovrebbe uscire assolutamente libero, senza che uno abbia fatto niente per produrlo. Per pronunciare occorre usare la bocca nel modo più naturale possibile.”
“Inspirando il respiro sale ed espirando scende.”
Shirley Verrett

Antonio  Juvarra

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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