Staatsorchester Stuttgart – Georg Fritzsch e Gabriela Montero

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Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il suo quarto concerto della stagione sinfonica in abbonamento, la Staatsorchester Stuttgart ha presentato un programma interamente dedicato alla musica della tradizione classica viennese, composto da brani di Mozart e Bruckner. Sul podio era Georg Fritzsch, cinquantanovenne musicista originario di Maißen nel Sachsen, che nel mondo musicale tedesco si è conquistato una buona fama tramite gli incarichi di Generalmusikdirektor a Kiel e ora a Karlsruhe oltre che per alcune produzioni da direttore ospite come quella del Ring al Grand Théâtre de Genève, molto ben accolta dalla critica internazionale. Georg Fritzsch ha collaborato diverse volte con la Staatsoper Stuttgart dirigendo riprese di diverse produzioni. In tutte le occasioni in cui l’ ho ascoltato qui da noi ho avuto sempre l’ impressione di un direttore esperto e competente, dotato di tecnica solida e sicura, un autentico Kapellmeister nel senso positivo di questo termine che indica il vero uomo di teatro, servitore della musica e del palcoscenico. Personalmente, nutro da sempre una grande stima per questo tipo di direttori, musicisti di preparazione approfondita che alle lusinghe dello star system preferiscono una meritoria opera divulgativa di un repertorio ampio e variegato.

Come solista era stata invitata la cinquantunenne pianista venezolana Gabriela Montero, nativa di Caracas e anche lei avvicinatasi alla musica, come tanti altri bambini del suo paese, tramite El Sistema, la celeberrima scuola fondata da José Antonio Abreu. Oltre ad aver conquistato una notevole fama internazionale come musicista la virtuosa caraqueña, che attualmente risiede a Barcellona, si dedica anche a un’ intensa attività nel campo del sociale con iniziative di sostegno a beneficio delle classi disagiate del suo paese e come ambasciatrice di Amnesty International. Gabriela Montero ha al suo attivo una corposa produzione come compositrice e nella sua attività solistica si dedica assiduamente all’ improvvisazione, seguendo l’ esempio di artisti celebri del passato come Friedrich Gulda e su suggerimento di Martha Argerich, che dopo averla ascoltata le disse di non aver paura del fatto che la gente l’ avrebbe trovato inopportuno. Infatti l’ artista sudamericana dopo aver eseguito un concerto di solito si rivolge al pubblico chiedendo un tema sul quale improvvisare, come è accaduto anche in questa occasione alla fine della prima parte. Per la sua esibizione alla Liederhalle la Montero ha presentato un’ esecuzione molto raffinata del Concerto in do minore K. 491 di Mozart, una di quelle pagine in cui bisogna anche far intendere la tensione drammatica che pulsa in continuazione sotto l’ eleganza formale delle linee melodiche. Da questo punto di vista, la prestazione della virtuosa venezolana è stata davvero notevole soprattutto nel movimento lento e nelle Variazioni dell’ Allegretto conclusivo oltre che per l’ inventiva messa in mostra nelle Cadenze, improvvisate come si faceva al tempo di Mozart. Per quanto riguarda la ´parte strumentale, la notevole eleganza del fraseggio di Gabriela Montero ha trovato un sostegno perfetto da parte di Georg Fritzsch, che ha dimostrato una notevole capacità di entrare in sintonia con la parte solistica e di graduare con precisione le sonorità orchestrali sul loro timbro del pianoforte. Alla fine, Gabriela Montero ha eseguito una lunga improvvisazione sul tema iniziale del Terzo Concerto di Beethoven suggeritole da uno spettatore, con la cellula ritmica sviluppata in combnazione con ritmi sudamericani e jazzistici dall’ effetto davvero travolgente che ha strappato una vera e propria standing ovation al pubblico.

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Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Nella seconda parte, Georg Fritzsch ha guidato la Staatsorchester Stuttgart in una bella lettura della Sesta Sinfonia di Bruckner, una partitura purtroppo non presente nei programmi sinfonici in proporzione adeguata al suo notevolissimo valore, forse perché non risponde in pieno a quella idea di grandiosità e di potenza strumentale che di solito si associa all’ immagine del compositore austriaco. Nella sua interpretazione, impostata su un tono elegante e di grande raffinatezza, il direttore sassone è stato molto abile nell’ evidenziare le nervature ritmiche su cui si basa la struttura della Sinfonia, con un fraseggio di incisiva concentrazione e una cura molto attenta delle dinamiche. La Staatsorchester ha suonato con eccellente compattezza e bellezza di suono, mettendo in mostra una sezione archi omogenea e di ottima ampiezza di cavata, fiati dal timbro morbidamente pastoso e una sezione ottoni impeccabile per proiezione, purezza sonora, squillo e intonazione. A tutto questo si aggiungeva la profonda affinità stilistica e naturalezza di fraseggio tipiche delle orchestre tedesche quando suonano questa musica. Nel Finale, la perorazione conclusiva condotta da Georg Fritzsch con una progressione perfettamente calcolata era un’ ennesima dimostrazione della felice espressione di Hugo Wolf, che definiva Bruckner come l’ ultimo compositore veramente capace di esultare. Alla fine, il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo i protagonisti di un concerto nel complesso davvero molto pregevole.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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