Zino Francescatti

Screenshot 2021-12-30 at 11-17-10 ZINO FRANCESCATTI - Vom Wunderkind zum Geigenwunder - TAMINO-KLASSIKFORUM
Foto proveniente da collezione privata

Da tempo ho l’ abitudine di dedicare l’ ultimo post dell’ anno a una figura di interprete storico. Per il post conclusivo di questo travagliato 2021 la mia scelta è caduta su Zino Francescatti (1902 – 1991), il grande virtuoso marsigliese figlio di un violinista italiano che aveva studiato con Camillo Sivori, l’ unico allievo di Niccolò Paganini. Violinista da considerare senza il minimo dubbio tra i più grandi del Novecento, Francescatti ci ha lasciato incisioni leggendarie come quella del Concerto di Beethoven sotto la direzione di Bruno Walter. Il suo modo di suonare caratterizzato da un’ eleganza e flessibilità ritmica supreme e da un fraseggio di tono aristocratico, era basato su una perfezione tecnica assoluta per la quale era considerato il massimo interprete paganiniano della sua epoca.

In questo articolo di Sasha Margolis, apparso nel mese di ottobre 2020 sulla rivista online String Magazine, possiamo leggere una descrizione accurata dell’ arte di questo grandissimo violinista.

For many violinists these days, the name Zino Francescatti is more likely to evoke thoughts of printed music than actual violin-playing. Look at page one of an International Music violin part, and you’re likely to see the words “Edited by Zino Francescatti.” Meanwhile, too many of this incredible French fiddler’s recordings still haven’t made the leap from analog to digital. Nonetheless, Francescatti—one of the true nice guys of the music world—was also one of the twentieth century’s great soloists, with interpretations that were unfailingly gorgeous, often original, and never less than thrillingly virtuosic.

Francescatti was born in 1902 in Marseilles. He studied with both his parents, developing his technique on an early diet of Ševčík, Kreutzer, and Gaviniès. His taskmaster father, Fortunato Francescatti, had studied with Paganini’s only known pupil, Camillo Sivori, and it’s possible that young Zino inherited some Paganinian trade secrets. At twenty, Francescatti moved to Paris, where the older French violinist Jacques Thibaud helped further his career. He became good friends with Ravel, and they toured together, playing the composer’s Tzigane and Berceuse sur le nom de Gabriel Fauré. In 1938, he crossed the Atlantic to make a Buenos Aires debut playing the Paganini Concerto No. 1. Soon after, he debuted in the U.S. with the same piece. Over the ensuing decades, Francescatti enjoyed one of the violin world’s top solo careers, recording with conductors such as Szell, Ormandy, and Bernstein, and forming a longtime sonata partnership with pianist Robert Casadesus, while making his home in Massachusetts. He was beloved by fellow violinists, and was particularly known for secretly slipping money into the cases of his more impecunious students. Francescatti retired at age seventy-three, returning to southern France at about the same time, and died in 1991.

Whether derived from Paganini or not, Francescatti’s virtuoso technique was spectacular, up to the demands of his own frequently fast tempi and unswerving rhythmic discipline. He played with a constant vibrato, fast but rather wide, and believed in using a good deal of left-hand finger pressure. When playing with orchestra, he changed bow liberally, but though his bow changes often created distinct consonants, he habitually spun long phrases. Musically, he was unusual in the degree to which he avoided creating inertia on the opening notes of phrases and gestures, and his playing tends to convey a sort of aerial quality, liberated from any gravity that might arise from technical struggle or rhythmic heaviness. His interpretations may not have abounded in moments of intimate personal expression, but they did boast ample offerings of logic, clarity, charm, and drama.

Francescatti excelled at, and recorded, most of the major concerti. Among his finest renditions was the Paganini, which he recorded with Ormandy and Philadelphia. A Paganini recital at the Library of Congress is also preserved on record, which includes renditions with piano of the same concerto, a number of caprices, I Palpiti, and the Carnival of Venice. Francescatti’s Paganini is always extraordinary: poised, operatic, and seemingly effortless. Another great concerto recording is the Saint-Saëns No. 3 with Mitropoulos and the New York Philharmonic. Francescatti’s taut but lyrical performance serves as a reminder of what a great concerto this can be in the right hands. Of historical interest is a sweet-toned, sober-minded and well-disciplined recording of the Bernstein Serenade, with Bernstein conducting New York.

Not surprisingly, Francescatti was a master of French repertoire. Tzigane displays his talent for gesture, Saint-Saëns’ Rondo capriccioso is deliciously sensuous, and in the Chausson Poème, the violinist soars and darts like a bird, sometimes at surprisingly fast tempi. Francescatti recorded many sonatas with Casadesus. Among the finest is a beautifully detailed Beethoven C minor. The Frenchman was a great admirer of Fritz Kreisler, who admired him back. A recording of Kreisler’s Allegretto in the Style of Boccherini shows a good deal of Viennese charm. Incredible instincts for pacing and gesture can be heard in Schumann’s Prophet Bird. And in Ravel’s Berceuse, Francescatti achieves an extraordinary kind of barely suppressed gorgeousness that must have endeared him to his composer friend.

Come primo ascolto, ecco proprio il Primo Concerto di Paganini, brano con cui Zino Francescatti fece il suo debutto negli Stati Uniti nel 1939 con la New York Philharmonic diretta da John Barbirolli. La registrazione è quella effettuata per la Columbia con la Philadelphia Orchestra diretta da Eugene Ormandy

La carriera statunitense di Zino Francescatti fu lunga e fortunata. Tra le sue esibizioni con le grandi orchestre americane, si contano 84 concerti in 24 stagioni con la New York Philharmonic, 68 in sedici stagioni con la Philadelphia Orchestra, trenta serate in 15 stagioni con la Pittsburgh Symphony Orchestra e diciannove in 7 stagioni con la Los Angeles Philharmonic. La sua popolarità negli USa era tale che gli venne dedicata una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame for Recording al numero 6704 Hollywood Boulevard.

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Foto ©walkoffame.com

Trai i musicisti con cui Francescatti ebbe le relazioni artistiche più strette, oltre a Jacques Thibaud che lo aiutò agli inizi della carriera e a Ravel di cui fu grande amico e interprete, i più importanti furono sicuramente Bruno Walter e Robert Casadesus. Con il celebre direttore d’ orchestra Francescatti realizzò incisioni di grande successo tra le quali la più celebre è quella del Concerto per violino op. 61 di Beethoven, realizzata nel 1961 per la Columbia e ancora oggi considerata fra le due o tre versioni di assoluto riferimento del pezzo.

Altrettanto celebre e amata anche oggi dai discofili è la registrazione integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven registrata insieme al pianista Robert Casadesus tra il 1958 e il 1961 sempre per la Columbia, da non pochi appassionati tuttora ritenuta la migliore insieme a quelle di Arthur Grumiaux e Clara Haskil e di David Oistrakh insieme a Lev Oborin. In questo video realizzato nel 1970 a Parigi per la RTF, vediamo i due artisti nell’ esecuzione della celeberrima Sonata N° 9 in la maggiore op. 47 Kreutzer.

Insieme a Bruno Walter, che era giustamente famoso come interprete mozartiano fra i più grandi della storia, il virtuoso francese realizzò anche questa stupenda incisione dei Concerti per violino K. 216 e K.218, registrata alla American Legion Hall di Hollywood nel 1958.

Come ultimo ascolto, eccovi questa rara registrazione di un concerto tenuto da Francescatti nel 1958 a Salzburg insieme al pianista veneziano Eugenio Bagnoli.

Qui di seguito il programma:

• Johannes Brahms: Violin Sonata No. 3 in D minor, Op. 108
• Johann Sebastian Bach: Partita for solo violin No. 1 in B minor, BWV 1002
• Paul Ben-Haim: Sonata in G minor for solo violin, Op. 44
• Camille Saint-Saëns: Introduction & Rondo capriccioso, Op. 28
• Maurice Ravel: Tzigane
• Frederic Chopin: Mazurka No. 49 in F Minor, Op. 68, No. 4 (arr. Z. Francescatti for violin and piano)
• Pablo de Sarasate: Spanish Dances, Op. 23: No. 2, Zapateado
Zino Francescatti, violin & Eugenio Bagnoli, piano
Recorded in Salzburg, Mozarteum, 25 August 1958

La discografia completa dell’ artista, purtroppo oggi quasi tutta di difficile reperimento perché non più ristampata, si può trovare a questo link. Zino Francescatti suonava lo Stradivari Hart del 1727, che dopo il suo ritiro dall’ attività concertistica avvenuto nel 1976 passò in proprietà del violinista italiano Salvatore Accardo. Il virtuoso marsigliese morì il 16 settembre 1991 a La Ciotat, località della Costa Azzurra in cui aveva trascorso i suoi ultimi anni.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

1 commento su “Zino Francescatti”

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