SWR Symphonieorchester – Dirk Kaftan e Asya Fateyeva

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Foto ©Irène Zandel

Nonostante i continui ostacoli posti dalla Coronapolitik governativa all’ attività dei teatri, secondo me del tutto inutili vista la loro scarsissima influenza sui risultati della lotta alla pandemia, la vita musicale di Stuttgart procede abbastanza regolarmente. Secondo un’ abitudine che solo nello scorso inverno era stata interrotta dale circostanze, la SWR Symphonieorchester ha tenuto il suo annuale concerto per la Kulturgemeischaft sotto la direzione di Dirk Kaftan, cinquantenne musicista nativo di Marburg che, dopo incarichi stabili di successo a Graz e Augsburg, dal quattro anni ha assunto la carica di Generalmusikdirektor al Theater Bonn e alla Beethoven Orchester dell’ ex capitale della BRD. Il programma del concerto era aperto dalla Sinfonia N° 2 di Kurt Weill, il compositore originario di Dessau noto soprattutto per la sua lunga collaborazione con Bertolt Brecht dalla quale ebbero origine lavori come Die sieben Todsünden, Die Dreigroschenoper e Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny. Il clima espressivo dei lavori ideati da Weill e Brecht è quello di un’amara ironia che veicola un messaggio di critica sociale spietata. La verità amara presa di mira dai due autori era la struttura della società di quel tempo e il messaggio di base attuale ancora oggi: per fare denaro bisogna mercificare se stessi. Castigat mores ma non ridendo, nei loro lavori teatrali viene presa di mira la struttura della società capitalistica, spietata nei riguardi della donna, spesso trattata come puro oggetto di lucro e piacere, e dei piccoli borghesi cui, agli inizi del secolo, aveva già pensato Gorkij. La Seconda Sinfonia, composta nel 1933 su commissione di Winnareta Singer, moglie del fondatore della celebre ditta produttrice di macchine per cucire, venne eseguita per la prima volta l’ 11 ottobre 1934 ad Amsterdam dalla Concertgebouworkest diretta da Bruno Walter. Si tratta di una partitura che mescola lo stile orchestrale della Seconda Scuola di Vienna con elementi jazz e che si conclude con un Allegro vivace – Presto che nel suo tono amaramente sarcastico ricorda irresistibilmente il Rondò-Burleske della Nona Sinfonia di Mahler. L’ esecuzione di Dirk Kaftan, che è sembrato un direttore dal braccio sicuro e perfettamente a suo agio con le caratteristiche espressive di questa musica, è stata davvero eccellente per senso dello stile, precisione tecnica e capacità di ottenere belle sonorità da un’ orchestra che ha suonato in maniera molto compatta e precisa.

Il Saxophon, lo strumento aerofono ad ancia semplice inventato intorno al 1840 e brevettato nel 1846 dall’ ingegnere belga Adolph Sax, è diventato un riconosciuto protagonista nel campo della musica jazz ma nel repertorio classico la sua presenza è abbastanza sporadica. Essendo uno tra gli strumenti musicali di più recente invenzione, il suo impiego nelle partiture sinfoniche inizia solo nel Novecento da parte di autori come Debussy, Florent Schmitt, Jacques Ibert e la letteratura solistica è numericamente abbastanza scarsa. Per questo motivo, la presenza di Asya Fateyeva, trentenne solista nata in Ucraina e naturalizzata tedesca che in questi ultimi tempi si è imposta all’ attenzione internazionale come una tra le migliori virtuose di questo strumento affascinante ma di raro ascolto nei concerti di musica classica, era di particolare interesse. Asya Fateyeva si è appassionata al suono del Saxophon fin da bambina e ha iniziato a studiarlo in una scuola prestigiosa come quella del Gnessin Institut, riservata ai migliori diplomati usciti dal Conservatorio di Mosca. Trasferitasi in Germania nel 2005 insieme alla sua famiglia, Asya Fateyeva ha vinto numerosi concorsi internazionali e ha iniziato una carriera solistica di assoluto rilievo, documentata da una serie di CD che hanno ottenuto diversi riconoscimenti da parte della stampa specializzata.

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Foto ©Marco Borggreve

Per la sua esibizione di esordio con la SWR Symphonieorchester, la giovane strumentista russo-tedesca ha scelto il Jazz Concerto für Altsaxophon und Kammerensemble di Richard Bennett da un brano di Erwin Schulhoff, compositore nato a Praga nel 1894 da una famiglia di musicisti (il bisnonno Julian Schulhoff era pianista e amico di Chopin), scoperto in giovanissima età da Antonin Dvorak e successivamante allievo di insegnanti rinomati come Robert Teichmüller, Willy Thern e Max Reger. Pianista di talento, cominciò a comporre in giovane età e la sua produzione fu sempre caratterizzata da un acceso sperimentalismo e dall’ apertura a nuove tendenze musicali come il Jazz. A causa delle sue origini ebraiche e della sua aperta adesione alle idee politiche marxiste, la sua carriera in Germania si interruppe all’ inizio degli anni Trenta e proseguì a Praga, dove la sua attività compositiva si sviluppò intensamente con la produzione di musica sinfonica, strumentale e diversi brani di aperto orientamento politico. Nel 1941 Schulhoff prese la cittadinanza sovietica e avrebbe voluto emigrare, ma la dichiarazione di guerra tedesca lo sorprese ancora a Praga, dove venne arrestato come cittadino di uno stato nemico e internato nel campo di concentramento per stranieri nella fortezza di Wülzburg vicino a Weißenburg, in Baviera, dove morì di tisi il 18 agosto 1942. Il Jazz Concerto, che è una rielaborazione della Hot Sonate per sax alto e pianoforte preparata dal pianista e compositore inglese Richard Rodney Bennett (1936-2012) che ha adattato la parte pianistica per ensemble di fiati, è una composizione notevole dal punto di vista della creatività armonica e della padronanza stilistica del linguaggio jazz. Asya Fateyeva lo ha suonato in maniera tecnicamente impeccabile, con una bella qualità timbrica e un senso del fraseggio molto maturo e sviluppato.

Nella seconda parte, Dirk Kaftan e la SWR Symphonieorchester hanno presentato la Sinfonia N° 6 in re maggiore op. 60 di Antonín Dvořák, il cui accostamento con le musiche in stile americano della prima parte costituiva una scelta davvero azzeccata. La partitura, eseguita per la prima volta a Praga il 25 marzo 1881 dopo essere stata rifiutata a Vienna, fu infatti uno dei primi grandi successi che la musica dell’ autore boemo riscosse negli Stati Uniti. L’ esecuzione newyorkese del 1883 fu una delle basi per la carriera americana di Dvořák che nove anni dopo venne ufficialmente invitato a dirigere il National Conservatory of Music della metropoli statunitense, dove ebbe tra gli altri allievi anche Rubin Godmark che in seguito divenne l’ insegnante di Copland e Gershwin. La Sesta Sinfonia è una delle pagine più notevoli nella produzione del compositore, per la sua spontanea pienezza melodica e il fascino sonoro e sensuale dell’ orchestra in cui si avvertono a volte reminiscenze brahmsiane. Dirk Kaftan ne ha dato un’ interpretazione molto appropriata per ricchezza di slancio melodico e padronanza della struttura formale, molto ben assecondato dalla SWR Symphonieorchester che ha dato un’ ulteriore dimostrazione di bellezza sonora e precisione, con una sezione ottoni splendida nelle fanfare conclusive del quarto movimento che alla fine sfociano in una splendida melodia di Corale. I tempi adottati dal direttore assiano erano complessivamente molto contrastanti e ricchi di flessibilità, con un’ eleganza notevole nel sottolineare le sfumature e il respiro delle melodie di carattere popolareggiante che formano la struttura principale della composizione. Successo vivissimo in una Liederhalle purtroppo piena solo a metà per le nuove disposizioni in materia di accesso alle sale teatrali. Speriamo che prima o poi questa situazione abbia fine.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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