Staatsorchester Stuttgart – Mozart Zyklus

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Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il secondo appuntamento sinfonico della stagione, la Staatsorchester Stuttgart e Cornelius Meister, dal 2018 Generalmusikdirektor del complesso, hanno presentato in due serate l’ esecuzione delle ultime sei Sinfonie di Mozart. Dopo quello di Schumann del novembre 2019 e quello programmato nel 2020 delle Sinfonie di Brahms ma purtroppo mai realizzato a causa delle note vicende pandemiche, il quarantunenne direttore nativo di Hannover prosegue nel portare avanti queste idee di serate monografiche senza dubbio utili anche dal punto di vista educativo e divulgativo. Parlando dell’ esito complessivo delle esecuzioni, Cornelius Meister ha delineato una lettura delle partiture mozartiane assai fresca, vivace, basata su sonorità asciutte, tempi mossi e fraseggi di raffinata eleganza ottenuti tramite tutte le belle qualità musicali che più volte ho avuto modo di descrivere nei resoconti delle sue esibizioni qui a Stuttgart. Gesto chiarissimo ed efficace, tecnica completa e temperamento versatile dal punto di vista interpretativo fanno di questo giovane, appena quarantunenne ma già lanciatissimo a livello internazionale, un musicista completo e dalla maturità notevole, soprattutto in rapporto all’ età. A mio avviso, e lo ripeto anche in questa occasione, Meister è senza dubbio il più dotato e ricco di talento della giovane generazione di direttori tedeschi, e questa interpretazione delle sei partiture che concludono il catalogo sinfonico mozartiano ha confermato una volta di più il mio pensiero al riguardo.

La Sinfonia in re maggiore K. 385 Haffner, che apriva il programma del primo concerto, è stata realizzata con un’ eleganza e una raffinatezza di fraseggio veramente notevoli. Fin da questa esecuzione si capiva che Cornelius Meister ha meditato lungamente le sue interpretazioni mozartiane, cercando la massima fluidità di esposizione unita a un controllo veramente millimetrico delle dinamiche. Splendido, per l’ eleganza della condotta complessiva, il secondo movimento, staccato a un tempo lievemente più veloce del consueto e fraseggiato con straordinaria espressività e senso del canto. Una interpretazione di nitidezza cameristica, dalle dinamiche sfumate e variate in maniera caleidoscopica. Nella Sinfonia in do maggiore K. 425 Linz, particolarmente apprezzabili erano la leggerezza del suono orchestrale unito a un tono brioso e vivace per rendere assai bene il vero e proprio tono di omaggio a Haydn che caratterizza il brano. Notevole anche l’ interpretazione della Sinfonia in re maggiore K. 504 Praga, con il contrasto assai ben marcato fra l’ Adagio introduttivo e l’ Allegro nella tonalità d’ impianto in cui le sincopi e le crome ribattute degli archi erano sottolineate con grande precisione. Ben riuscita è apparsa anche la resa dell’ Andante per la cantabilità nobile delle linee melodiche e ottima anche la lettura del Finale, per il tono vivacissimo fino alla sonora e festosa conclusione. Eccellente in tutte e tre le esecuzioni la prestazione della Staatsorchester Stuttgart. Suono di estrema trasparenza, ma senza nessuna asprezza o forzatura, fraseggio ben articolato e di grande eleganza, condotta ritmica flessibile e varia. Una prova di assoluto rilievo, perfetta nella caratterizzazione stilistica e nella ricerca delle sfumature.

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Foto©Staatsorchester Stuttgart/FB

La seconda serata comprendeva l’ esecuzione del celebre trittico formato dalle ultime tre Sinfonie. Secondo una tradizione critica cominciata nell’ Ottocento dai primi biografi, gli ultimi anni di vita di Mozart sarebbero stati segnati da un progressivo evolversi della sua personalità e del suo stile verso colori e temi più scuri, più densi e profondi, come se la sua esistenza fosse attraversata da un oscuro e tragico presagio. Eppure i risultati delle ricerche più recenti contraddicono questa ipotesi, mostrando come in realtà Mozart fosse ben conscio della maturazione del proprio stile, ma stesse in realtà tentando un salto qualitativo nella carriera di compositore, putroppo interrotto in maniera del tutto inaspettata dall’ improvvisa malattia che lo porterà alla morte, nel dicembre del 1791.

Di questa tendenza, un esempio molto probante è costituito dalla Sinfonia N° 39 in mi bemolle maggiore K. 543, composta quasi di getto nell’ estate del 1788 insieme a quelle in sol minore e in do maggiore in un periodo durante il quale Mozart si trovava in una fase di depressione dovuta alla sua cronica mancanza di denaro, a cui tentava di reagire gettandosi intensamente nel lavoro come testimoniano le lettere indirizzate al suo grande amico Michael Puchberg. Non ci sono prove certe che il lavoro sia stato eseguito in pubblico durante la vita di Mozart, anche se alcuni ricercatori ipotizzano la presenza della Sinfonia in concerti tenuti dal compositore a Dresden nel 1789, a Frankfurt nel 1790 e alla Tonkünstler-Sozietät viennese diretta da Antonio Salieri nell’ aprile del 1791, ma queste rimangono finora congetture a causa della mancanza dei programmi dettagliati di queste serate. La Sinfonia in mi bemolle maggiore è forse quella più complessa dal punto di vista contrappuntistico e Cornelius Meister ne ha dato un’ interpretazione molto lucida e notevole per profondità di penetrazione espressiva, a partire dal bellissimo contrasto tra l’ Adagio introdotto da accordi che ricordano per tonalità l’ inizio dell’ Ouverture dalla Zauberflöte e il tono di fraseggio solenne, quasi beethoveniano dell Allegro. Molto bella anche la resa dell’ Andante con moto, con la Staatsorchester Stuttgart che cantava le aperture melodiche in maniera ispirata e mettendo in evidenza tutta la bellezza timbrica della sezione archi. La freschezza e la vivacità di fraseggio degli ultimi due movimenti completavano perfettamente un’ interpretazione incisiva e molto personale. Lo stesso si può dire della celebre Sinfonia in sol minore K. 550 in cui il giovane maestro di Hannover ha caricato al massimo l’ atmosfera drammatica del movimento iniziale e del Finale con tempi complessivamente stretti e un fraseggio di grande intensità espressiva.

Nella seconda parte Cornelius Meister ha dato un’ ulteriore dimostrazione del suo talento interpretativo con una bella lettura della Sinfonia Jupiter K. 551. Nel movimento iniziale, era ottima l’ incisività con cui veniva esposto il tema di attacco, seguito dalle due idee contrastanti di cui la seconda è una citazione dell’ Arietta K. 541 Un bacio di mano. Oltre alla freschezza di fraseggio, ricercatezza di tinte strumentali e coerenza di concezione, la lettura di Meister si caratterizzava anche per le sonorità orchestrali morbide, sfumate e di grande trasparenza. Perfetta la resa dei passaggi contrappuntistici, che la condotta impostata dal direttore sottolineava splendidamente in tutti i particolari. La cantabilità fervida dell’ Adagio, eseguito come un Recitativo e Aria d’ opera per attenzione al respiro melodico e scrupoloso rispetto degli accenti, la vivacità incisiva del fraseggio e la lucidità assoluta nell’ evidenziare i passaggi contrappuntistici del Finale erano le altre caratteristiche salienti di un’ interpretazione davvero esemplare e tra le migliori che mi sia capitato di ascoltare in questi ultimi anni, anche per merito della Staatsorchester Stuttgart che ha suonato con perfetta pulizia e bellezza di suono. Anche in questa seconda serata, la Liederhalle era piena al massimo della capienza consentita e il pubblico ha tributato un caloroso successo all’ orchestra e al direttore.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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