Internationale Bachakademie Stuttgart – “Jauchzet, frohlocket!”

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Foto ©Holger Schneider

Dopo il silenzio invernale dello scorso anno, la Bachakademie Stuttgart ripropone uno tra gli appuntamenti obbligati della sua programmazione, il Weihnachtsoratorium di Bach. Nel mondo musicale tedesco, si tratta di un appuntamento pressochè obbligato nei cartelloni musicali del periodo prenatalizio. Innumerevoli sono ogni anno in Germania le esecuzioni del capolavoro bachiano durante l’ Avvento e praticamente non c’ è un complesso corale, amatoriale o professionistico, che non lo proponga in versione integrale o parziale. È una tradizione assolutamente irrinunciabile per i tedeschi, quella di celebrare il periodo precedente l’ arrivo del Natale con una musica che come poche altre è sentita davvero come rappresentativa dell’ identità culturale di questo popolo. Come si sa, le sei Cantate che formano il lavoro furono pensate da Bach per essere eseguite, una al giorno, durante il periodo intercorrente tra il Natale e l’ Epifania, cioè per gli allora tre giorni di festa di Natale (25, 26 e 27 dicembre; storia della nascita secondo il Vangelo di S. Luca 2,1-20), il giorno di Capodanno (circoncisione e nominazione secondo S. Luca 2,21), la domenica dopo Capodanno e l ‘Epifania (6 gennaio; la visita dei tre Re Magi secondo il Vangelo di S. Matteo 2,1-12). In tale ordine, le sei Cantate vennero eseguite dal 25  dicembre 1734 al 6 gennaio 1735 a Leipzig, nella Thomaskirche e nella Nikolaikirche. Quando prese piede l’ usanza di eseguire questo lavoro anche in ambito concertistico le sei Kantaten composte per il servizio divino delle festività natalizie furono successivamente riunite a formare un ciclo unitario, del quale è tradizione che sia eseguito integralmente oppure in parte.

Le sei Cantate, nelle quali Bach riversò diversa musica proveniente da lavori composti precedentemente, sono organizzate secondo uno schema di base descritto dal grande studioso bachiano Alfred Dürr, che prevede, dopo un’ introduzione corale o strumentale, una lettura evangelica, una riflessione in forma di recitativo, una o due arie che fungono da preghiera e un Corale in funzione di canto della comunità.  Come nota il musicologo Paul Steinitz

(..) i solisti dell’Oratorio di Natale danno voce a interpolazioni di devoti commenti non biblici e anche il coro canta su parole non scritturali; le funzioni principali del coro sono di fissare l’ intonazione espressiva di ogni cantata (…) in un ampio movimento iniziale e di inserire al momento opportuno corali adeguati”                                                                                                                                     

(Paul Steinitz, La musica sacra tedesca, in Storia della musica (The New Oxford History of Music), edizione italiana: Feltrinelli, Milano, 1978, p. 693)

Assai appropriato è il giudizio sul valore dell’ opera espresso da Albert Schweitzer, il celebre organista, musicologo, medico e filantropo, nella sua storica monografia bachiana

…l’ Oratorio di Natale, che insieme al Magnificat è l’opera più idealmente popolare di Bach, non ha perso niente della sua perfezione quantunque vi confluiscano brani di così diversa derivazione. La musica è semplice e graziosa, ricca di meravigliose melodie e di una ingenuità che incanta: si capisce da qui come la poesia del Natale fosse intensamente sentita da Bach che ogni anno ne celebrava la festa nella pace familiare. Particolarmente belli sono i corali, soprattutto quelli intercalati da piccoli interludi d’ orchestra.

(Albert Schweitzer, J. S. Bach il musicista poeta, versione italiana Edizioni Suvini Zerboni – Milano, 1979, pp. 378-379)

Pur nella minore complessità contrappuntistica rispetto ad altre partiture di Bach, la musica del Weihnachtsoratorium è assolutamente straordinaria per livello di ispirazione e squisitezza di elaborazione tecnica, oltre che per una ricchezza melodica che è sicuramente uno dei motivi della grandissima popolarità che il lavoro gode da sempre presso il pubblico. Ho già scritto in diverse occasioni di come sia molto interessante per un italiano osservare la concentrazione con cui il pubblico tedesco ascolta questa musica. È uno dei casi più evidenti di identificazione culturale con una musica che, oltre a essere una delle grandi composizioni corali di Bach più eseguite a livello assoluto, qui è sentita davvero come una sorta di patrimonio genetico, che molta gente conosce a fondo perché l’ ha ascoltata e magari anche cantata sin dall’ infanzia durante le funzioni religiose oppure a scuola.

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Foto ©Holger Schneider

Per il secondo appuntamento con il ciclo dei concerti a Ludwigsburg, quest’ anno Hans-Cristoph Rademann ha optato per una selezione formata dalle prime tre Cantate, quella dedicate ai giorni di Natale, e dall’ ultima, scritta per l’ Epifania. A causa dell’ improvvisa stretta sulla presenza di pubblico operata dal governo a causa della situazione pandemica, la Bachakademie ha deciso di eseguire due volte il concerto al Forum am Schlosspark per non costringere il teatro a rimborsare gli spettatori il cui posto era stato soppresso. Parlando della qualità dell’ esecuzione, Rademann ha fornito un’ altra prova della sua straordinaria competenza interpretativa in questo repertorio. Il direttore sassone si conferma sempre di più degno successore di Helmuth Rilling alla guida dei complessi della Bachakademie, per la completezza e la consapevolezza stilistica delle sue interpretazioni. Da quando poi ha la possibilità di avere a disposizione la nuova Gaechinger Kantorey riformata come complesso barocco secondo la prassi esecutiva storicamente informata, Rademann può sfruttare al meglio le nuove prospettive offertegli da complessi strumentali e corali pienamente in grado di realizzare fino in fondo le sue intenzioni. Quella di Rademann è senza dubbio un’ interpretazione tra le migliori che si possano ascoltare al giorno d’ oggi, assolutamente esemplare per la perfetta aderenza stilistica, la penetrazione espressiva e il respiro conferito alle linee melodiche.

Per questa due esecuzioni a Ludwigsburg, la Bachakademie ha optato per un quartetto di voci giovani. La trentaduenne Isabel Schickentanz, uscita dalla Musikhochschule di Dresden dove ha studiato, tra gli altri, con il grande liederista Olaf Bär, ha mostrato una bella intensità di fraseggio nel recitativo Du Falscher, suche nur den Herrn seguito dalla drammatica aria Nur ein Wink von seinen Händen dalla sesta Cantata. Il mezzosoprano Marie Henriette Reinhold, nativa di Leipzig e giá affermata a livello internazionale soprattutto come concertista nonostante abbia iniziato la carriera da pochi anni, ha messo in mostra notevoli qualità interpretative e un senso dello stile molto sviluppato. Le sue arie, a partire dalla celebre Bereite dich, Zion della Cantata natalizia fino alla splendida Schliesse mein Herze dies selige Wunder in cui il timbro caldo e brunito della sua voce era mirabilmente sostenuto dallo squisito accompagnamento del violino solista, sono state tra i momenti di maggiore intensità offertici da questa serata. Il tenore Patrick Grahl, anche lui lipsiense, ha dimostrato una buona autorevolezza nei recitativi dell’ Evangelista. Il basso-baritono Tobias Berndt ha messo ancora una volta in mostra i pregi di uno strumento vocale notevole per colore e morbidezza, oltre che un fraseggio intenso e concentrato. Per quanto riguarda la prestazione dei complessi strumentali e vocali, la serata ci ha consentito di apprezzare ulteriormente la qualità del lavoro che Hans-Cristoph Rademann sta svolgendo come direttore della Bachakademie. Nel riorganizzare i complessi del sodalizio il direttore sassone non ha compiuto una rivoluzione copernicana ma si è limitato ad adattare i criteri esecutivi di base fissati da Helmuth Rilling alle nuove esigenze imposte dall’ esecuzione di tipo filologico. Restano immutate la trasparenza e definizione perfetta dell’ articolazione nelle parti corali, splendidamente incorniciate da una veste strumentale che Rademann realizza con una bellezza di suono e una raffinatezza di fraseggio veramente notevoli. Il pubblico di Ludwigsburg, purtroppo intervenuto in numero ridotto dai provvedimenti anti Covid, che da quasi due anni colpiscono con particolare accanimento le istituzioni culturali verso cui il governo nazionale e quello regionale dimostrano davvero ben poco rispetto, ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di una serata che da anni costituisce un appuntamento prenatalizio imperdibile per i melomani di questa zona e che quest’ anno era di particolare valore dal punto di vista emotivo, quasi un’ affermazione di vita in questi tempi cosí tristi.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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