SWR Symphonieorchester 21/22 – Juraj Valčuha e Valeriy Sokolov

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Foto ©swrclassic.de

Juraj Valčuha, quarantacinquenne direttore slovacco, si è segnalato all’ attenzione del pubblico e della critica in questi ultimi anni per il suo lavoro in Italia, soprattutto a Torino con l’ Orchestra della RAI, di cui è stato il direttore stabile per diversi anni, e nei teatri di Bologna e Napoli, che nel 2018 gli fece meritare il Premio Abbiati. All’ estero, Valčuha ha lavorato con quasi tutte le grandi orchestre sinfoniche mondiali e la sua attività internazionale si svolge a un ritmo assai serrato. Si tratta indubbiamente di un musicista solido e sicuro tecnicamente, con un gesto chiaro ed efficace nel trasmettere all’ orchestra le sue indicazioni, oltre che dotato di una personalità interpretativa spiccata e spesso interessante nella scelta delle intenzioni. La SWR Symphonieorchester ha invitato per la prima volta il maestro di Bratislava a dirigere l’ ultimo programma del 2021, interamente dedicato a musiche del Novecento.

La serata iniziava con Hymne, brano per orchestra composto nel 1932 con il titolo Hymne au Saint-Sacrement ed eseguito per la prima volta il 23 marzo 1933 sotto la direzione di Walther Straram. Succesivamente la partitura e il materiale d’ orchestra andarono perduti e il pezzo fu ricostruito a memoria da Messian nel 1946 su richiesta di Leopold Stokowsky, che lo diresse nel 1947 con la New York Philharmonic. Secondo le parole dell’ autore, Hymne vuole essere una descrizione sonora del mistero dell’ Eucaristia con una scrittura che mescola elementi modali e accordali, impiegando la strumentazione per evocare effetti di combinazioni coloristiche. A seguire il Concerto N° 2 in sol minore op. 63 di Prokofiev, con la parte solistica eseguita dal trentottenne violinista ucraino Valeriy Sokolov. Si tratta dell’ ultima composizione scritta dall’ artista prima del suo definitivo ritorno in Unione Sovietica. Forse ideato in origine come Sonata per pianoforte e violino, il Concerto in sol minore op. 63 fu composto nel 1935 ed eseguito per la prima volta il 1° dicembre dello stesso anno a Madrid dal violinista francese Robert Soëtens con l’ Orquesta Sinfónica de Madrid diretta da Enrique Fernández Arbós.  Prokofiev iniziò a scrivere il pezzo dopo aver ascoltato la “prima” della sua Sonata per due violini, la cui esecuzione da parte di Soëtens e Samuel Dushkin nel 1932 gli era piaciuta molto. Eccellente sotto tutti i punti di vista l’ esecuzione di Valeriy Sokolov a partire dalla frase iniziale in forma di recitativo senza accompagnamento e inequivocabilmente in sol minore, che apre il primo movimento, Allegro moderato, in un’ atmosfera meditativa ricordante, in alcuni passaggi, elementi della musica tradizionale russa. Il virtuoso ucraino, la cui attività internazionale è documentata da una serie di CD incisi in esclusiva per l’ etichetta ERATO, ha risolto brillantemente tutti i passaggi virtuosistici sino alla stretta finale del terzo movimento, marcata dall’ autore con l’ indicazione tumultuoso. Anche qui come nel brano di apertura, la SWR Symphonieorchester ha messo in mostra un eccellente stato di forma in tutte le sezioni.

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Foto ©swrclassic.de

Nella seconda parte del programma, Juraj Valčuha e l’ orchestra hanno eseguito la Sinfonia N° 4 op. 29 di Carl Nielsen, la partitura più conosciuta in tutta la produzione del compositore danese che la intitolò Det Uudslukkelige (L’inestinguibile). Scritta fra il 1914 e il 1916 nel pieno dei terribili sconvolgimenti causati dalla Prima Guerra Mondiale, la Sinfonia è caratterizzata da uno slancio vitalistico che vuole essere, secondo le parole dell’ autore, una riaffermazione della volontà di vivere in mezzo a un mondo che si stava autodistruggendo. Musicalmente parlando, tutto questo si traduce in una scrittura orchestrale esprememente virtuosistica e una struttura tematica generata da minimi rapporti intervallari (soprattutto di quinta), vere e proprie componenti “elementari” e “vitali”, che determinano un notevole compattamento della forma e fanno sì che le medesime cellule circolino in tutti e quattro in movimenti, creando una specie di forma ciclica. Il corpus sinfonico di Carl Nielsen è stato divulgato a livello internazionale soprattutto da direttori come Herbert Blomstedt, che ha registrato due volte tutte le Sinfonie, e in tempi più recenti Esa-Pekka Salonen e Paavo Jarvi. La Quarta invece ha goduto di circolazione più ampia per merito di star del podio come Karajan e Bernstein che ne hanno realizzato incisioni discografiche molto pregevoli. Juraj Valčuha possiede tutti i requisiti tecnici necessari a dominare una partitura e sotto la sua direzione la SWR Symphonieorchester ha offerto una prestazione assolutamente ammirevole per slancio, vitalità entusiastica e numeri virtuosisitici davvero da complesso di alta scuola. Grande successo finale in una Liederhalle purtroppo piena solo a metà, a causa delle ultime disposizioni governative in materia di lotta alla pandemia.

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mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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