Bernard Haitink (1929-2021)

Bernard-Haitink(c)Todd Rosenberg
Foto ©Todd Rosenberg Photography

Anche se la scomparsa di Bernard Haitink era purtroppo prevedibile, considerando gli oltre novantadue anni di età, la notizia della morte del maestro olandese, spentosi nella sua casa di Londra, ha provocato nel web e negli articoli apparsi sulla stampa internazionale molte reazioni di sincero dolore. Nel corso dei suoi 62 anni di attività il direttore d’ orchestra originario di Amsterdam si era conquistato la stima di tantissimi appassionati di musica per il suo approccio antimediatico alla professione, oltre che per le indubbie qualità di musicista assolutamente di livello elevato. Direi che il riassunto più sintetico ed efficace da me letto in queste ore è quello del Westdeutsche Allgemeine Zeitung, che titola il suo pezzo commemorativo Mit Bernard Haitink starb ein stiller Dirigenten-Star. Mi pare che la definizione di “star silenziosa” si adatti molto bene alla personalità artistica e allo stile direttoriale di Haitink, caratterizzato da grande serietà e rigore, presupposti per una profonda penetrazione espressiva in un repertorio assai ampio sempre affrontato con scrupolo, lunghi studi preliminari e dedizione totale alla musica, interpretata in maniera intellettuale, analitica, senza mai sovrapporre eccessivamente la propria personalità a quella del compositore. Uno di quei direttori che, anche arrivati alla fama e ai massimi livelli, continuano a sentirsi Kapellmeister nel senso più positivo della parola ossia quello di umili servitori della musica e dell’ arte.

Bernard-Haitink(c)Keystone-AP-Steven Senne
Foto ©Keystone/AP/Steven Senne

Nato ad Amsterdam il 4 marzo 1929, Bernard Haitink iniziò la sua carriera come violinista e poi come assistente di Ferdinand Leitner, che lo volle come secondo direttore alla Radio Filharmonisch Orkest, con la quale esordí il 19 luglio 1954. Nel 1956 il giovane maestro ebbe la possibilitá inaspettata di salire sul podio della Concertgebouworkest sostituendo Carlo Maria Giulini, ottenendo un successo tale da indurre l’ orchestra tre anni dopo a offrirgli il posto di Chefdirigent dopo la scomparsa improvvisa di Eduard van Beinum. Un incarico di grandissimo prestigio perché la formazione olandese appartiene da sempre alla elite delle più grandi orchestre sinfoniche mondiali. Fondato nel 1895, il complesso ebbe intensi rapporti di collaborazione con Gustav Mahler, che grazie alla sua amicizia con Wilem Mengelberg diresse regolarmente ad Amsterdam, e con Richard Strauss, che a Mengelberg e all’ orchestra dedicò uno dei suoi capolavori, il poema sinfonico Ein Heldenleben. Durante i suoi cinquant`’ anni di presenza come direttore stabile, Mengelberg portò l’ orchestra di Amsterdam ad affermarsi come uno dei complessi sinfonici più prestigiosi del mondo, per l’ altissima qualità del livello esecutivo, mantenuta anche dai suoi successori. Più di 1100 registrazioni audio e video effettuate con quasi tutti i direttori e solisti più affermati degli ultimi decenni documentano la straordinaria storia di questo formidabile complesso, del quale Bernard Haitink fu a capo dal 1959 al 1988, con risultati artistici di riferimento soprattutto nel grande repertorio sinfonico tardo-romantico tedesco, come si può capire da questa splendida registrazione della Nona Sinfonia di Mahler effettuata nel 1987.

Mahler era, insieme a Bruckner, l’ autore in cui Haitink raggiunse gli esiti interpretativi più elevati. Non sono stati molti i direttori capaci di eccellere allo stesso modo affrontando la musica di questi due compositori, ma Bernard Haitink era sicuramente uno di questi. La sua integrale delle Sinfonie di Mahler, la seconda in assoluto ad apparire sul mercato dopo quella di Leonard Bernstein con la New York Philharmonic, è ancora oggi considerata un vertice della discografia mahleriana e, come mi è stato riferito da diverse persone, anche Claudio Abbado la riascoltava spesso quando si preparava per un concerto di musiche del compositore boemo. Come ulteriore documento del Mahler di Bernard Haitink, vorrei presentare questa intensissima esecuzione dei Rückert Lieder, da un concerto del 2018 tenuto alla Philharmonie Gasteig di München insieme alla Symphonieorchester des Bayerisches Rundfunks, un’ altra compagine con cui il Maestro ebbe stretti rapporti di collaborazione. Solista è il baritono Christian Gerhaher.

Per quanto riguarda Haitink come interprete dell’ universo sinfonico di Anton Bruckner, ho scelto il video di una storica esecuzione dell’ Ottava Sinfonia, che documenta un concerto organizzato dalla Concertgebouworkest in onore dell’ ottantesimo compleanno del suo direttore onorario.

Le letture bruckneriane di Haitink costituiscono ancora oggi un modello per molti interpreti illustri, come diceva Mariss Jansons, suo successore alla guida della Concertgebouworchest, che in più occasioni dichiarò di studiare attentamente il modo in cui Haitink in Bruckner realizzava i crescendo. Essendo l’ olandese una lingua non molto familiare al di fuori dei confini di questo stato, riporto qui la traduzione inglese dell’ intervista e dei dialoghi nelle prove. 

00:1000:18 (the rehearsal bit) “Don’t force the upbeat. There should be a big (grand) sound, don’t force it. Four bars before [rehearsal figure] A”
00:1800:25 (the interview) “I find it extremely important to have a sort of musical-spiritual communication with the orchestra.”
00:4000:54 “You shouldn’t suffocate a musician. That was one of Van Beijnum’s [Haitink’s predecessor as chief conductor] standard expressions: “you can do anything with an orchestra musician, but don’t step on his heart”.
01:0801:20 “I have the reputation of not saying too much [in rehearsal]. And that actually pleases me. It should happen through your charisma, your hands, your craftsmanship”
01:4102:03 “Very often, there are excellent musicians, who are better than me. But they lack the talent that I have, and I am being immodest now, to show with your hands, with your hands and feet as it were, without verbal communication, what I want”. [Then some babbling by the tv presenter telling us that because of Haitink’s 80th birthday, for a week, every evening a concert shall be broadcast, yada yada yada]
02:3803:05 “when you start with that mysterious, extremely soft murmur, that we call a tremolo, in the string section, followed by the opening bars of the theme in the low strings, it is as if someone tries to say something that he cannot openly express . And then it is followed by this long ascent, which takes 80 minutes (chuckles).”
03:1003:29 “I remember that before the war, in 1938, I was nine years old then, I heard a Bruckner 8, under Van Beijnum, which was a radio recording. I was really smitten, and from that moment on, I was a Bruckner fan”.
03:3303:44 “Maybe it’s a bit cheap, but I compare this symphony to Chartres Cathedral, thát feeling”
03:5103:56 “[This music] belongs in a cathedral, a vast space”
04:1404:41 “To me, it’s often music from above the tree line. Often, it’s these grand blocks….mountains….If I have to compare it to something…for me it is rooted in a mountain scenery”.
04:4605:33 “He was [incomprehensible, MK]. He has always lived in that world. Bruckner was a very primitive figure. I believe he never even left Austria. He was a school teacher in a two-mill town and later ended up in Vienna, where he felt completely estranged and where he received some vehement criticism. His Eight Symphony however was a great success. That was his pride, that piece was his legacy”.
05:5006:25 INTERVIEWER: “One could say that Bruckner’s Eighth is one long prayer”
HAITINK: “Yeah…but I am not really….”
INTERVIEWER: “Bruckner is”
HAITINK: “That is a dangerous subject that I prefer not to touch. But…” INTERVIEWER: “For Bruckner…”
HAITINK: “For Bruckner, yes. Especially the Adagio, the third movement, that in itself already spans 28 minutes…yes, indeed, one could say it is a long prayer”
06:28 “At the end, in the Finale, the hesitant opening returns, but now as a confirmation. It includes subjects from the Scherzo and the main subject of the Adagio. He welded all that together in an ingenious way. You can think of medieval paintings of praying people, with their hands like this. I could regard it like that”.

Un altro lungo rapporto artistico fu quello di Haitink con i Berliner Philharmoniker, che lo invitavano regolarmente e lo nominarono Ehrenmitglied dell’ orchestra. Come testimonianza, ecco il video di un’ esecuzione della Sesta Sinfonia di Beethoven, altro autore in cui il direttore olandese raggiunse esiti altissimi contribuendo negli ultimi decenni della sua attività a sviluppare quella concezione di suono trasparente, neoclassico e staccato dal romanticismo che oggi è considerata la giusta chiave di lettura per le partiture beethoveniane. Il concerto qui registrato si tenne al Festspielhaus di Baden Baden nel mese di aprile del 2015 e per me rappresenta anche un ricordo particolare, perché ero presente e quella fu l’ ultima occasione in cui ebbi la possibilità di ascoltare il Maestro dal vivo.

Fra le tante altre orchestre con cui Bernard Haitink ebbe la possibilità di lavorare, spiccano anche la Chicago Symphony Orchestra della quale fu Principal Conductor dal 2006 al 2010 (rifiutò la direzione stabile per ragioni legate alla sua età già avanzata), il suo lungo sodalizio con i Wiener Philharmoniker conclusosi ai Proms di Londra il 3 settembre 2019 per il suo ultimo concerto pubblico, la Staatskapelle Dresden a cui fu legato come Chefdirigent dal 2002 al 2004, oltre al suo esteso rapporto lavorativo con la London Philharmonic Orchestra prima come direttore stabile dal 1967 al 1979 e poi come responsabile artistico del Glyndebourne Opera Festival, dove l’ orchestra è residente in estate, sino al 1988. In campo operistico Haitink, come direttore musicale e artistico del Covent Garden dal 1987 al 2002, raggiunse esiti interpretativi ragguardevoli soprattutto nelle opere di Wagner, oggi ancora verificabili tramite l’ ascolto delle sue splendide incisioni del Ring e del Tannhäuser. Da ricordare inoltre la sua splendida integrale delle Sinfonie di Shostakovich, la prima ad essere registrata in Occidente da un direttore non di origine russa. Ma non si può fare a meno di citare anche l’ intensa attività svolta da Haitink insieme alle orchestre giovanili come la European Union Youth Orchestra della quale fu direttore principale dal 1994 al 2000 succedendo nell’ incarico a Claudio Abbado e la Chamber Orchestra of Europe, con cui diede vita a esecuzioni davvero memorabili come questa della Sinfonia N° 4 di Brahms, altro autore di cui il maestro olandese fu interprete da annoverare tra quelli storici, nel 2011 ancora ai London Proms.

Non pretendendo di essere esaustivo in questo post di commiato da un artista che io amavo anche per avere accompagnato la mia formazione di ascoltatore consapevole tramite i suoi dischi e poi con le varie occasioni di ascoltarlo dal vivo, posso solo dire in conclusione che la scomparsa di Bernard Haitink ci rende sicuramente tutti più spiritualmente poveri, anche se una parziale consolazione è data dal fatto che l’ arte del Maestro resterà come modello da studiare e analizzare tramite il suo ricchissimo catalogo di registrazioni audio e video, a imperitura memoria di una vita spesa interamente al servizio della musica.

Bedankt voor alles en rust zacht, Maestro Bernard Haitink!

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

3 pensieri su “Bernard Haitink (1929-2021)”

  1. Quanto mi addolora la sua morte!!!! Grande SIGNORE e grandissimo direttore con il quale ho collaborato diverse volte al Festival di Glyndebourne L’AQMOUR DES TROIS ORANGES e NOZZE DI FIGARo 3e incisioni discografiche e Royal Albert Hall. Mi getto sul palcoscenico la sua bacchetta che ancora conservo firmata sul mio pianoforte Che perdita!!! Certe persone dovrebbero essere eterne!……ma ciò non è possibile….

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