Festspielhaus Baden-Baden – Valery Gergiev e Igor Levit

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Foto ©Manolo Press/Michael Bode

Ci stiamo finalmente avvicinando di nuovo alla normalità e io, dopo quasi due anni, sono tornato al Festspielhaus di Baden-Baden, da sempre una tra le mie mete predilette per la qualità di stagioni che prevedono sempre concerti delle massime star mondiali. Anche in questa prima stagione regolare dopo la pandemia, programmata sino a dicembre, sono tanti gli appuntamenti di altissimo livello che culmineranno in una residence di Teodor Currentzis e del suo gruppo Musica Aterna a fine ottobre seguita immediatamente da quattro serate con Kirill Petrenko e i Berliner Philharmoniker, parziale risarcimento per le due edizioni dell’ Osterfestspiele saltate a causa della pandemia.

A riprendere il filo del discorso musicale a Baden-Baden doveva logicamente essere Valery Gergiev, forse l’ artista internazionale più legato al Festspielhaus che ha inaugurato nel 1998 e dove ogni estate tiene un ciclo di concerti e opere insieme ai suoi complessi del Teatro Mariinsky di St. Petersburg. In questa circostanza il sessantottenne direttore russo ha portato a Baden-Baden i Münchner Philharmoniker, di cui è Chefdirigent dal 2015, per un programma dedicato alla grande tradizione romantica tedesca, con musiche di Brahms e Bruckner. Come solista nel Primo Concerto op. 15 di Brahms abbiamo ascoltato Igor Levit, trentaquattrenne pianista russo naturalizzato tedesco, nato nel 1987 a Nižnij Novgorod ed emigrato in Germania con la famiglia all’ età di otto anni, oggi considerato uno fra gli strumentisti più interessanti delle giovane generazione a livello internazionale e un talento pianistico di assoluto rilievo. Con il suo approccio interpretativo di grande profondità intellettuale unito a una tecnica di assoluta completezza, Igor Levit sta percorrendo una carriera internazionale ai massimi livelli con inviti regolari al Salzburger Festspiele, al Lucerne Festival e in tutte le più celebri sale da concerto mondiali. Anche i suoi album finora pubblicati, che hanno ottenuto grande successo di vendite e di critica, evidenziano scelte musicali di grande raffinatezza, come ad esempio il terzo, un set di tre CD dedicato alle Goldberg-Variationen di Bach accostate alle beethoveniane Diabelli-Variationen e a The People United Will Never Be Defeated!, un altro monumentale ciclo di Variazioni scritto dal compositore americano Frederic Rzewski sul tema della celebre canzone cilena che fu il simbolo della resistenza contro il regime dittatoriale di Pinochet. Come si può capire da questa scelta, Igor Levit è un artista che non fà mistero del suo interesse per la politica e delle sue posizioni a favore della democrazia, dei diritti civili e dell’ europeismo. Successivamente, il pianista russo-tedesco ha pubblicato la registrazione integrale delle Sonate di Beethoven, anch’ essa accolta da critiche molto positive.

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Foto ©Manolo Press/Michael Bode

Igor Levit è sicuramente un musicista maturo e un interprete tra i più interessanti del panorama concertistico attuale, con un modo di suonare caratterizzato da una comunicativa carismatica, che riesce davvero a coinvolgere al massimo gli ascoltatori. Il Primo Concerto di Brahms, si sa, è una tra le partiture più ostiche di tutta la letteratura pianistica perchè richiede al solista, oltre a una tecnica di prim’ ordine, la capacità di svettare al di sopra di una strumentazione folta e densa senza per questo cadere in eccessi di muscolarità retorica. Igor Levit ne ha dato un’ interpretazione concentrata e molto espressiva, con un tono assolutamente scevro di eccessi retorici e una magnifica sicurezza in punti problematici come i terribili passaggi di ottave nel primo movimento e le agilità sgranate del Finale. Il suono del virtuoso russo-tedesco è di bellissima qualità, terso e mai forzato nei fortissimi, perfettamente proiettato nelle sonorità attutite. Gergiev, che come accompagnatore ha la capacità indispensabile di calibrare il suono orchestrale in maniera perfetta sulle caratteristiche timbriche dei solisti con cui collabora, lo ha appoggiato come meglio non si poteva desiderare con un sostegno strumentale ricchissimo di colori e sfumature, fervido nella cantabilità dei passaggi melodici, splendidamente realizzato dai Münchner Philharmoniker che qui hanno esibito tutto il meglio della loro paletta coloristica. Una bellissima esecuzione, molto ispirata, decisamente tra le migliori che io abbia mai ascoltato di questo capolavoro. Come fuori programma Igor Levit ha suonato, in maniera molto meditata e intensa, Kind Im Einschlummern, il dodicesimo e ultimo brano delle Kinderszenen op. 15 di Schumann.

Nella seconda parte del programma, Gergiev e i Münchner Philharmoniker ci hanno fatto ascoltare una bella lettura della Sesta Sinfonia in la maggiore di Bruckner, una partitura purtroppo non presente nei programmi sinfonici in proporzione adeguata al suo notevolissimo valore, forse perché non risponde in pieno a quella idea di grandiosità e di potenza strumentale che di solito si associa all’ immagine del compositore austriaco. Nel corso della sua storia iniziata nel 1893 l’ orchestra bavarese ha sviluppato una solida tradizione interpretativa bruckneriana sotto la guida di Ferdinand Löwe, che di Bruckner era stato allievo, di Siegmund von Hausegger e poi di Oswald Kabasta, ulteriormente approfondita nel dopoguerra da Rudolf Kempe e Sergiu Celibidache, che la diresse dal 1979 fino alla sua morte e con essa realizzò numerose incisioni audio e video che imposero il complesso all’ attenzione del pubblico internazionale. Anche l’ attività di Valery Gergiev come Chefdirigent si è indirizzata, oltre che verso il repertorio russo, alla realizzazione di nuova integrale delle Sinfonie di Bruckner, che viene anche pubblicata in CD. Il direttore moscovita ha sfruttato molto bene le affinità stilistiche dell’ orchestra con questa musica nella sua interpretazione, impostata su un tono elegante e di grande raffinatezza, oltre che molto efficace nell’ evidenziare le nervature ritmiche su cui si basa la struttura della Sinfonia, con un fraseggio di incisiva concentrazione e una cura molto attenta delle dinamiche. I Münchner Philharmoniker sotto la sua guida hanno suonato con eccellente compattezza e bellezza di suono, mettendo in mostra una sezione archi dal colore molto personale e di ottima ampiezza di cavata, fiati dal timbro morbidamente pastoso e una sezione ottoni impeccabile per proiezione, purezza sonora, squillo e intonazione. Nel Finale, la perorazione conclusiva condotta da Gergiev con una progressione perfettamente calcolata era un’ ennesima dimostrazione della felice espressione di Hugo Wolf, che definiva Bruckner come l’ ultimo compositore veramente capace di esultare. Alla fine il pubblico ha sfogato in lunghi e intensissimi applausi tutta la sua felicità provata nel tornare finalmente a teatro, per ascoltare una serata di grande musica.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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