Impressioni da Bayreuth – Die Walküre

walküre1
Foto ©Enrico Nawrath

Lentamente, la vita musicale riprende il suo corso e anche i Bayreuther Festspiele hanno riaperto i battenti. Lo scorso anno la cancellazione del Festival a causa della pandemia era stata vissuta come un colpo durissimo dall’ ambiente culturale tedesco e tutti i melomani, non solo di queste parti, hanno accolto con gioia la notizia della ripresa. Anche per me, fare il viaggio sino alla bella cittadina bavarese, salire la Grüne Hügel e riassaporare l’ effetto del teatro che si svela poco a poco in mezzo allo splendido parco, ascoltare le fanfare che segnano l’ inizio dello spettacolo ha fatto un effetto davvero benefico, pari a quello che si prova svegliandosi da un brutto sogno. E, a dispetto delle norme di sicurezza predisposte per la riapertura (contingentamento dei posti, obbligo di esibire una certificazione vaccinale e registrarsi prima dell’ ingresso, mascherina FFP2 obbligatoria durante lo spettacolo) io e tutti gli altri che hanno avuto la fortuna di riuscire a procurarsi i posti abbiamo potuto assistere a spettacoli quasi perfettamente normali, senza alcuna mutilazione assurda.

walküre
Foto ©Enrico Nawrath

Nel 2020 avrebbe dovuto andare in scena il nuovo allestimento del Ring, ma dopo l’ annullamento della scorsa edizione il progetto completo è stato rinviato al prossimo anno. Per questa estate, è rimasta in programma un’ esecuzione semi stage di Die Walküre, accompagnata da alcune iniziative multimediali dedicate alle altre opere del ciclo wagneriano. A realizzare l’ accompagnamento visivo della musica, è stato invitato l’ ottantatreenne artista viennese Hermann Nitsch, il fondatore del movimento Wiener Aktionismus, che ha realizzato sul palcoscenico una Malaktion (azione pittorica) sviluppantesi in consonanza con la musica. Si temeva uno scandalo, perché Nitsch è famoso per le sue rappresentazioni visive estreme con l’ inclusione di animali sanguinanti, atti di violenza e immagini forti, ma non è accaduto nulla di tutto questo. Quello che si vedeva sulla scena era un fondale bianco che lentamente veniva colorato con getti di vernice da alcuni assistenti, con tinte che simboleggiavano le atmosfere evocate dalla musica. I cantanti, vestiti di tuniche nere, agivano davanti al proscenio con pochi movimenti. Devo dire che l’ effetto era anche bello in certi momenti e non disturbava minimamente la musica, cosa che per me è di fondamentale importanza. Complessivamente, quindi, una soluzione di emergenza realizzata in maniera gradevole.

walküre3
Foto ©Enrico Nawrath

L’ esecuzione musicale è stata perfettamente adeguata alla grande tradizione di Bayreuth per merito principale di Pietari Inkinen, il quarantunenne direttore finlandese a suo tempo designato per guidare dalla Orchestergrab l’ intera produzione. Conosco molto bene Inkinen da quando ha iniziato a lavorare ai Ludwigsburger Schlossfestspiele e lo considero un direttore preparato e di autentico talento, dal gesto fine ed elegante oltre che dallo sviluppato gusto per il bel suono, che qui da noi ha ampiamente dimostrato la sua capacità di ottenere esecuzioni qualitativamente di ottimo livello. La sua interpretazione di Die Walküre, caratterizzata da intensità espressiva e notevole senso del racconto, spedita nel passo teatrale e molto accurata nella realizzazione delle tinte orchestrali, è apparsa di eccellente livello complessivo e dimostrava anche una buona padronanza dell’ acustica particolare del Festspielhaus, che rischia sempre di creare problemi ai direttori d’ orchestra. A partire dall’ atmosfera mobilissima e nervosa del Preludio sino alla bella realizzazione dei finali d’ atto e della fantasmagorica esplosione coloristica ideata da Wagner nel Feuerzauber, il giovane musicista finnico ha messo in mostra doti da interprete wagneriano di tutto riguardo. Una prova che fa ben sperare pensando al Ring completo, che potremo ascoltare il prossimo anno. Personalmente, l’ idea di un Ring affidato a un team giovane (il regista designato è il trentenne austriaco Valentin Schwarz, che fino al 2018 è stato assistente di Jossi Wieler qui alla Staatsoper Stuttgart) mi attrae non poco e io farò il possibile per vedere la produzione, il prossimo anno a Bayreuth.

walküre2
Foto ©Enrico Nawrath

Nella compagnia di canto, spiccava la straordinaria Sieglinde impersonata da Lise Davidsen, la giovane cantante norvegese ormai affermatasi come il soprano wagneriano che  gli appassionati aspettavano dai tempi di Birgit Nilsson, un vero Hochdramatischer Sopran come da anni non se ne ascoltavano più. Lo strumento davvero fuori dal comune per qualità timbrica e spessore, lo squillo addirittura arrogante delle note acute e il temperamento da interprete di classe superiore hanno permesso alla Davidsen di delineare un ritratto di Sieglinde fra i più maturi e completi che io abbia mai ascoltato. Il fraseggio splendido nella sua varietà di inflessioni raggiungeva gli esiti più alti in Der Männer Sippe, nel tono appassionato, a tratti incandescente di Du bist der Lenz e in quello disfatto, sconsolato della frase Nicht sehre die Sorge um mich nel terzo atto. Poche altre volte come in questa interpretazione si percepiva nitidamente il senso di tragica, angosciosa disfatta che il personaggio esprime in questo momento per poi passare gradualmente al tono di vera e propria esaltazione sottolineato dal meraviglioso motivo della Redenzione attraverso l’ amore, che ricomparirà solo alla fine del Ring. Queste erano le cose migliori di un’ interpretazione assolutamente di altissimo livello, ulteriore conferma della statura di una cantante tra le più interessanti della giovane generazione, da seguire attentamente nei prossimi anni.

Il cinquantasettenne soprano svedese Iréne Theorin è una fra le più accreditate interpreti della parte di Brünnhilde, che esegue da anni in tutti i maggiori teatri del mondo. Nonostante una voce non più freschissima, la sua interpretazione si faceva apprezzare per la notevole esperienza che le consente di dominare una scrittura faticosa come poche altre e una partecipazione emotiva nel fraseggio molto più accentuata che in altre occasioni. Non molto attraente invece mi è parso il Siegmund di Klaus Florian Vogt, tenore amatissimo dal pubblico di Bayreuth ma che io non sono mai riuscito a farmi piacere per la sua voce artificialmente sbiancata, falsettante nei piani oltre che per un fraseggio sempre scolastico, melenso e floscio nella scansione. Il basso russo Dmitri Belosselskiy ha mezzi vocali adeguati al tono prepotente e minaccioso della parte di Hunding, anche se la sua tecnica di emissione non è proprio di quelle che fanno gridare al miracolo. Poco interessante anche il Wotan del baritono polacco Tomasz Konieczny, che aveva già impersonato Telramund senza brillare particolarmente e che anche in questo caso è apparso il punto debole del cast per la voce morchiosa e il fraseggio rozzo, a tratti addirittura sguaiato e monotono in un canto sempre forzato (in particolare nella scena con Fricka, una tutt’ altro che irresistibile Christa Mayer), perennemente sopra le righe. Va comunque detto che Konieczny è arrivato all’ ultimo momento per sostituire Günther Groissböck, l’ interprete designato del ruolo che ha deciso di rinunciare e spostare eventualmente al prossimo anno il suo debutto come Wotan. Il pubblico, felice di ritrovarsi in teatro e di poter ascoltare nuovamente la musica wagneriana, ha applaudito freneticamente tutti i protagonisti della serata.

Pubblicità

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

1 commento su “Impressioni da Bayreuth – Die Walküre”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.