Bayerische Staatsoper – “Il segreto di Susanna”

wp-1619464954558.jpg
Foto ©Wilfried Hösl

Non ho molta simpatia per l’ opera e i concerti in streaming e mal sopporto questa situazione di assenza della musica dal vivo, che ci costringe a rifugiarci in una realtà virtuale per me fasulla e farlocca. Lo streaming può efficacemente sostituire molte cose, principalmente nel campo tecnico e professionale. Non la lirica e i concerti in presenza del pubblico. Così come non può sostituire gli spettacoli teatrali e neanche il cinema, che pur essendo registrato ha bisogno degli spazi giusti. Io sono sempre stato un discofilo accanito, i dischi hanno avuto una parte importante nella mia formazione musicale ma il DVD lo rifiuto perché semplicemente non mi interessa. Ho visto diversi spettacoli operistici e teatrali prima dal vivo e poi in video, e ogni volta la messinscena mi è sembrata irriconoscibile, svisata. In quanto all’ opera al cinema, l’ ho provata ma non mi piace: è tutto troppo forte, troppo addosso. Ancor meno di tutto ciò potranno le visite virtuali ai musei sostituire il rapporto effettivo con l’ opera d’ arte; della musica al limite – e sottolineo al limite eh, proprio come extrema ratio – almeno riesco ad avere una parte cospicua dell’ emozione grazie al suono, come ad esempio succede ascoltando un CD. Il rapporto con un quadro o con una statua mediato dal video è monco in partenza, praticamente nullo. Per la fruizione c’ è bisogno dell’ oggetto materiale davanti a te. Altrimenti bastano i libri. Aggiungo, visto che ci siamo, che anche la didattica online non funziona per niente, è solo un ripiego da casi di emergenza.

In base a queste premesse, io limito le mie recensioni di eventi online a quelli che prevedono la partecipazione di interpreti che stimo oppure presentano un programma interessante. Da questo punto di vista, la Bayerische Staatsoper ha compiuto in questi quattordici mesi di lockdown, interrotti solo da una pausa di due mesi a settembre, un lavoro assolutamente esemplare sotto la guida di Nikolaus Bachler, che è riuscito a organizzare la stagione di dirette streaming più intelligente, strutturata e ricca di contenuti in tutto il mondo operistico tedesco. La presenza di numerosi interpreti di prestigio e l’ intelligenza nell’ impaginazione dei programmi rendono il cartellone dei Montagsstücke della Bayerische Staatsoper, giunti finora al diciannovesimo appuntamento, un modello assoluto da cui prendere esempio.

Foto ©Wilfried Hösl

Ampliando progressivamente l’ offerta musicale dei programmi, il teatro di Monaco ha cominciato a includere nel ciclo degli eventi in streaming del lunedí sera anche rappresentazioni operistiche in forma semiscenica. Dopo Eight Songs for a mad King di Peter Maxwell Davies, il pregevolissimo allestimento dell’ operetta di Franz Lehár Schön ist die Welt e l’ opera buffa rossiniana Il Signor Bruschino, la diciannovesima puntata dei Montagsstücke era dedicata a una proposta di grande raffinatezza musicale con l’ esecuzione dell’ atto unico Il segreto di Susanna, di Ermanno Wolf-Ferrari, che proprio al Nationaltheater ebbe la prima esecuzione assoluta il 4 dicembre 1909 sotto la direzione di Felix Mottl. Ho sempre amato moltissimo la musica elegante e raffinata del compositore veneziano, soprattutto le sue commedie liriche di argomento goldoniano per ovvie affinità elettive legate alla mia origine veneta. Il segreto di Susanna, piccola e deliziosa commedia degli equivoci composta su un testo firmato dal librettista napoletano Enrico Golisciani, è anch’ essa un esempio di partitura scritta in uno stile colto e che riesce a fondere la spontaneità melodica italiana con la sapienza strumentale appresa da Wolf-Ferrari durante i suoi studi con Joseph Rheinberger alla Königliche Akademie der Tonkunst di München. La Bayerische Staatsoper ha affidato la messinscena di questo delizioso pezzo di teatro brillante ad Axel Ranisch, giovane regista cinematografico cresciuto nell’ ambiente underground di Berlino, che due anni e mezzo fa ottenne un grande successo alla Staatsoper Stuttgart con il suo coloratissimo e spumeggiante allestimento della fiaba musicale di Prokofiev Die Liebe zu drei Orangen.

Foto ©Wilfried Hösl

Con una scelta concettuale molto intelligente oltre che spiritosa, il regista berlinese ha impostato la sua narrazione scenica ambientando la commedia degli equivoci che si basa sulla gelosia di un marito messo in sospetto dall’ odore di fumo presente in casa, secondo i suoi sospetti causato da un amante della giovane moglie la quale invece fuma di nascosto da lui, in una seduta psicanalitica durante la quale la coppia racconta la storia dei dissapori coniugali che nella trasposizione scenica diviene una sorta di flashback in forma di filmato. Il ruolo del servo muto Sante viene ampliato facendogli assumere quello del terapista e deus ex machina di tutta la vicenda, mentre Susanna fuma, invece del tabacco, una moderna E-Zigarette. Ne è venuto fuori uno spettacolo vivace, briosissimo e spiritoso che mescolava in maniera perfetta il linguaggio cinematografico con la gestualità teatrale, con un grande senso del racconto e del ritmo narrativo. Anche l’ esecuzione musicale è apparsa di alta qualità, per merito principale di Yoel Gamzou, trentatreenne direttore israeliano attualmente Generalmusikdirektor del Theater Bremen, che ha impresso un bel ritmo teatrale alle vicenda ottenendo sonorità e timbri assai pregevoli da una Bayerische Staatsorchester che non sembra risentire gli effetti di un’ attività che da quattordici mesi si è ridotta ai minimi termini. Ottima è apparsa anche l’ interpretazione dei due protagonisti della commedia. Selene Zanetti, trentaduenne soprano nativa di Vicenza e che alla Bayerische Staatsoper è stata prima membro dell’ Opernstudio e poi dell’ ensemble, ha impersonato una Susanna scenicamente pregevole per brio, vivacità e un giusto tocco di civetteria, e vocalmente di ottimo livello per la bellezza del timbro e la proprietà del fraseggio, soprattutto nel monologo “Oh gioia, la nube leggera” reso con un fraseggio molto ben riuscito per la varietà di inflessioni e sfumature dinamiche. Ottimo anche il Conte Gil del quarantacinquenne Michael Nagy, baritono tedesco di origine ungherese che io ho avuto modo di ascoltare spesso a Stuttgart nei concerti della Bachakademie, con cui l’ artista collabora da diversi anni, e di cui ho avuto modo di seguire i progressi nella sua evoluzione vocale: rispetto agli inizi lo strumento ha ulteriormente guadagnato in morbidezza e risonanza, l’ accento si va facendo sempre più autorevole (anche se la pronuncia italiana è suscettibile di ulteriore miglioramento) e il fraseggio si è arricchito in intensità e concentrazione. Heiko Pinkowski, cinquantaquattrenne attore teatrale e cinematografico, fondatore insieme con Axel Ranisch della casa di produzione Sehr gute Filme, ha impersonato il maniera efficace il ruolo muto di Sante, che in questa trasposizione, come già detto in precedenza, è ampliato di parecchio. Nel complesso quindi un bello spettacolo, confezionato con intelligenza e tenendo conto delle caratteristiche e dei limiti posti dalla diretta streaming, che ha raggiunto risultati artistici davvero di eccellente livello come tutte le produzioni finora realizzate dalla Bayerische Staatsoper in questa forma.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.