Sviatoslav Richter suona Beethoven – Copenhagen 1986

Sviatoslav Richter Foto ©Manuel Litran/Corbis

Un altro superbo esempio dell’ arte di Sviatoslav Richter (1915-1997), interprete per molti aspetti ineguagliabile, di cui propongo questa volta una registrazione legata per molti aspetti ai miei ricordi personali. Io ascoltai questo programma beethoveniano suonato da Sviatoslav Richter circa due mesi prima, alla fine di aprile, nel 1986 ad Asolo. Ricordo ancora quella serata come una tra le esperienze concertistiche più sconvolgenti di tutta la mia vita. Questa registrazione, effettuata a Copenhagen e quasi contemporanea di quel concerto, permette di gustare tutti i particolari che io, anche a distanza di tanti anni, ricordo di quelle esecuzioni indimenticabili. L’ interpretazione delle Variazioni Diabelli è definitiva, insuperabile: si può fare diversamente, ma non si può fare meglio. Particolari come la ventesima Variazione, in cui il suono si smaterializza e l’ armonia sembra letteralmente sfaldarsi, oppure la Variazione 24, Fughetta, in cui tutti gli inversi e gli stretti si percepiscono con una chiarezza incredibile, io non li ho mai piú sentiti realizzati con una tale forza espressiva. La registrazione è buona, ma dal vivo la qualità timbrica realizzata dal virtuoso di Odessa era altra cosa. Si sentiva in sala il suono che a volte si staccava dal pianoforte, un effetto generato da delle combinazioni di polso e pedale realizzate con un virtuosismo unico, pazzesco. Quando Richter era in una serata di grazia come questa, non ce n’ era per nessuno. E nota bene che io le Diabelli le ho sentite in concerto anche da Pollini, Brendel e Sokolov, non proprio i primi arrivati. Le Diabelli iniziano al minuto 33′ 40″. Ascoltate l’ attacco e come Richter da un accordo all’ altro cambia i piani sonori. Una forza incredibile e calibratissima. E tutti gli accordi sono pieni, non c’ è la minima sbavatura, cosa sbalorditiva pensando che di tratta di una registrazione dal vivo.

Come ho scritto all’ inizio, io questo concerto lo ascoltai poco più di un mese prima, esattamente uguale nel programma. Non c’ è trucco, era proprio cosí. Ma prestate anche attenzione alla vena tenerissima di canto con cui Richter suona i due Rondò op. 51 e alla straordinaria realizzazione dei caratteri sperimentali delle strutture nella Sonata op. 101. Molti pianisti hanno amato dedicarsi a brani apparentemente “minori” di compositori famosi. Spesse volte, volenti o nolenti, lanciando delle vere e proprie mode: mi viene in mente l’ Allegro op. 8 di Schumann “riscoperto” negli anni Ottanta del secolo scorso da Maurizio Pollini, che ne fece presso i giovani studenti di Conservatorio un modello a cui riferirsi, l’ ago della bilancia nell’ interpretazione pianistica schumanniana sino agli anni Novanta inoltrati. Con Richter però siamo a un livello ancora più elevato. La profondità, la meticolosità, la cura con cui realizza i due brani dell’ opera 51 è assolutamente straordinaria e per molti aspetti mai più eguagliata. Riuscire a non far “sfigurare” affatto questi due Rondò al cospetto della Sonata op. 101 e delle Diabelli non è una cosa alla portata di tutti.

Come io dico sempre quando si tratta di Richter, maneggiare con cura: può creare dipendenza!

Sviatoslav Richter In Recital – Tivoli Music Festival 1986 in Copenhagen 

Programma:

Ludwig van Beethoven

1. Zwei Rondos op. 51

2. Klaviersonate Nr. 28 A-Dur op. 101

3. Diabelli Variationen op.120

Registrazione DR (Danmarks-Radio)

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

4 pensieri su “Sviatoslav Richter suona Beethoven – Copenhagen 1986”

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