Bayerische Staatsoper Montagsstück X – “Schön ist die Welt” di Franz Lehár

Foto ©Wilfried Hösl

Penso davvero che il titolo di miglior difensore dei diritti della musica in Germania debba essere assegnato a Nikolaus Bachler, il sessantanovenne dirigente teatrale austriaco che dopo aver guidato il prestigioso Wiener Burgtheater ricopre dal 2009 la carica di Intendant della Bayerische Staatsoper. In questi tempi tremendi per le istituzioni teatrali e musicali, letteralmente massacrate dalle limitazioni spesso esagerate imposte dalla pandemia, il teatro di Monaco sotto la guida di Bachler è riuscito a organizzare la stagione di dirette streaming più intelligente, strutturata e ricca di contenuti in tutto il mondo operistico tedesco. Durante il primo lockdown il dirigente austriaco ha messo in piedi in pochi giorni il ciclo dei Montagskonzerte da lui condotti personalmente e che hanno visto la partecipazione di molte star del mondo operistico e strumentale  particolarmente legate all’ istituzione bavarese come Julia Fischer, Hanna Elisabeth Müller, Jonas Kaufmann, Christian Gerhaher, Okka Von Der Damerau, Tareq Nazmi e Gunther Groissböck oltre che di musicisti della Bayerische Staatsorchester e di artisti del corpo di ballo, per una serie di programmi davvero di elevatissima qualità artistica. Un’ iniziativa che, tra le altre cose, ha ottenuto un notevole riscontro in termini di accessi: solo per citare un dato, i Montagskonzerte sono stati seguiti  complessivamente da quasi quattrocentomila spettatori, in diretta e podcast su Staatsoper.tv, il canale streaming del teatro. A questo vorrei aggiungere anche le parole educate, franche e signorili con cui Bachler ha pubblicamente difeso la dignità degli organismi musicali in tempo di restrizioni da Covid:

“Ich würde mir für die nahe Zukunft wünschen, dass die Politik und darüber hinaus wir alle bald zu einer Diskussion zurückkehren können, die Kultur – und zwar nicht nur Oper, sondern auch Ausstellungen, Theater, Kino, Konzerte aller Art – nicht auf dem Abstellgleis parkt, sondern als das anerkennt, was sie ist: unverzichtbar. Unser aller Gesundheit ist wichtig, zu ihr gehört aber auch unser soziales wie kulturelles Wohlbefinden. Die Freiheit der Kunst und unsere Geistesbildung sind dafür grundlegend. Die Solidarität, die in aller Öffentlichkeit den Kulturschaffenden derzeit entgegengebracht wird, zeigt, dass Kunst ein systemrelevantes Gut ist.“

– Nikolaus Bachler

Dopo essere riuscito a riaprire il teatro agli inizi di settembre e a mettere in piedi quasi due mesi di recite pressoché normali, a fine ottobre è arrivata la seconda chiusura generale di tutte le scene teatrali tedesche, destinata per quanto se ne sa a protrarsi almeno sino alla fine del mese di marzo. La Bayerische Staatsoper ha quindi subito attivato la continuazione degli appuntamenti musicali in streaming del lunedí sera con la nuova serie dei Montagsstücke giunta finora al decimo appuntamento.

Ampliando progressivamente l’ offerta musicale dei programmi, il teatro di Monaco ha cominciato a includere anche rappresentazioni operistiche in forma semiscenica. Dopo Eight Songs for a mad King di Peter Maxwell Davies, la decima puntata dei Montagsstücke era dedicata a una proposta di grande raffinatezza musicale con l’ esecuzione di Schön ist die Welt, operetta di Franz Lehár. Eseguita per la prima volta al Metropol Theater di Berlino il 3 dicembre 1930 con due protagonisti da leggenda come Richard Tauber e Gitta Alpár, Schön ist die Welt ha una trama che è la classica fiaba dei tempi moderni dedicata ad una storia d’ amore a lieto fine.

Foto ©staatsopertv.de

Riassumendo l’ intreccio in poche parole, abbiamo un principe e una principessa che devono sposarsi per volontà delle loro famiglie. Tuttavia, entrambi non vogliono rinunciare alla loro indipendenza e attendono con malanimo la loro futura vita coniugale. Conosciutisi casualmente durante un viaggio verso la rispettiva destinazione, un hotel di lusso in una località montana di vacanze, entrambi vanno a fare un’ escursione su un altopiano e, circondati dalla bellezza del mondo alpino e dopo essere stati risparmiati da una valanga, riconoscono il loro amore reciproco e ne mettono al corrente le famiglie, che naturamente approvano. Il classico plot da film sentimentale, quindi, che serve a Lehar per creare una partitura scintillante di ritmi danzanti come lo slow-fox e il tango, perfettamente rispondente alle caratteristiche dello stile viennese e basata su una vena melodica affascinante che viene fuori al meglio in tutto il secondo atto, composto da due duetti dei protagonisti intervallati dalla celebre aria del tenore Liebste glaub an mich che divenne un cavallo di battaglia di Richard Tauber e poi di Rudolf Schock, che dell’ operetta interpretò la parte di Georg in una versione filmata del 1957. Come sempre nell’ operetta viennese, la coppia sentimentale è bilanciata dalla presenza di una coppia brillante formata in questo caso dalla Soubrette, la Primaballerina Mercedes del Rossa a cui sono affidati due numeri irresistibili di canto brillante come il Tango Rio de Janeiro e il duetto Slow-Fox In der kleinen Bar che divennero in breve popolarissimi, e dal Tenorbuffo Sascha, aiutante di campo del re che vuole obbligare il figlio Georg a sposarsi. 

Foto ©staatsopertv.de

La Bayerische Staatsoper è riuscita a presentare una versione davvero eccellente di questa raffinata partitura, in un allestimento semiscenico in cui i dialoghi parlati erano omessi e la trama era esposta da un narratore tra un numero musicale e l’  altro. L’ esecuzione è apparsa fluida e scorrevole grazie in primis a Friedrich Haider, sessantanovenne direttore austriaco legato per lungo tempo umanamente e artisticamente a Edita Gruberova e ottimo conoscitore di questo repertorio. Una direzione leggera, flessibile e ricca di colori grazie anche alla splendida prestazione della Bayerische Statsorchester che sembra non aver risentito degli effetti dovuti al lungo periodo di inattività. Molto ben assortita la coppia dei protagonisti: il tenore tedesco Sebastian Kohlhepp, che a Stuttgart ci ha fatto sentire belle prestazioni soprattutto nel repertorio settecentesco, è stato un Georg vocalmente rifinito e molto espressivo nel fraseggio. Julia Kleiter come Elisabeth ha messo in mostra un timbro vocale di bella freschezza e luminosità, con un colore del suono che a tratti ricorda vagamente quello di Gundula Janowitz. Spigliata e vivacissima la caratterizzazione di Mercedes offerta dal giovanissimo soprano statunitense Juliana Zara, che è apparsa davvero notevole per disinvoltura, brio e piquanterie esattamente come il tenore Manuel Günther nel ruolo di Sascha. A tenere insieme tutti i fili della vicenda provvedeva la recitazione di Max Hopp, uno tra gli attori tedeschi attualmente più popolari grazie alle sue interpretazioni in film di successo come Der goldene Handschuh, Bornholmer Straße, Die Spiegelaffäre e Das schweigende Klassenzimmer oltre che in Tatort, la serie poliziesca di ARD che costituisce uno tra i programmi più seguiti dal pubblico televisivo tedesco. Complessivamente, quindi, una proposta davvero interessante e attraente, che conferma la validità artistica di questo ciclo e il ruolo di primo piano che la Bayerische Staatsoper si è conquistata per il modo in cui ha reagito alle pesanti limitazioni di questo periodo. Nikolaus Bachler lascerà il suo incarico al termine di questa stagione, e credo che la città di Monaco gli debba davvero molta riconoscenza per avere difeso e protetto quanto più era possibile il teatro e i suoi dipendenti.

Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

2 pensieri su “Bayerische Staatsoper Montagsstück X – “Schön ist die Welt” di Franz Lehár”

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