Staatsoper Stuttgart – “Cavalleria Rusticana” e “Luci mie traditrici”

Foto ©Matthias Baus

Il dittico di ambientazione siciliana, composto dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni e da Luci mie traditrici di Salvatore Sciarrino, era una delle nuove produzioni che alla Staatsoper Stuttgart erano state cancellate a causa della quarantena imposta sette mesi fa dalla pandemia di Covid-19, che ha portato alla cancellazione di tutti gli spettacoli dopo l’ 8 marzo. Il teatro ha voluto giustamente recuperare il progetto, sotto molti aspetti ricco di motivi di interesse, nella breve stagione lirica attualmente programmata sino al mese di dicembre. Purtroppo, gli esiti artistici dell’ esecuzione musicale dell’ opera di Mascagni sono stati pesantemente compromessi in partenza dalle limitazioni imposte dai criteri di sicurezza, in base alle quali l’ orchestra era ridotta a diciotto elementi e il coro era collocato nell’ ultima fila delle gallerie. Ora, la Cavalleria Rusticana è una partitura che, pur non strumentata per un organico di vaste dimensioni, si caratterizza per una scrittura orchestrale basata su impennate melodiche e scoppi di sonorità passionali al calor bianco, in un’ atmosfera drammatica sempre molto tesa. Tutto questo non può assolutamente essere realizzato con un organico strumentale di dimensioni analoghe a quelle di un’ orchestrina da cabaret o da café chantant, perché il carattere di questa musica semplicemente non viene fuori. Cornelius Meister, a cui si deve l’ idea di base della produzione, si è impegnato al massimo nel cercare di rendere la tensione scenica e musicale del lavoro, alternandosi alla guida del complesso strumentale e al pianoforte nelle arie solistiche, ha compiuto miracoli di equilibrio nel coordinare gli strumentisti sparsi fra buca e palchi di proscenio con il coro piazzato alle sue spalle ma il risultato musicale era compromesso in partenza e non poteva essere diversamente. Leggermente meglio sono andate le cose dal punto di vista scenico: la regia di Barbara Frey, basata su una struttura fissa rotante ideata da Martin Zehetgruber che nella parte anteriore raffigurava una scalinata e in quella posteriore una specia di giardino, funzionava discretamente nonostante i solisti piazzati a distanza l’ uno dall’ altro. Dal punto di vista drammaturgico infatti la Cavalleria Rusticana è basata su un impianto in gran parte derivato da quello della tragedia greca e una certa staticità nell’ azione può essere accettata anche se le scene di massa all’ inizio e alla fine soffrivano dell’ assenza del coro, sostituito da alcuni figuranti e ballerini. Non di alto livello la prova dei cantanti: Eva Maria Westbroek come Santuzza ha messo in mostra tutto il suo temperamento di fraseggiatrice ma la voce sta perdendo smalto e le note acute presentavano diverse durezze e forzature. Il tenore polacco Arnold Rutkowski aveva anche lui acuti forzati e non sempre intonati correttamente, oltre a una pronuncia italiana molto difettosa. Decisamente migliore la prova del baritono greco Dimitris Tiliakos che ha delineato un Alfio freddo e scostante, molto efficace in certi spunti di fraseggio. Buone anche le prestazioni della veterana Rosalind Plowright come Mamma Lucia e del giovane mezzosoprano svedese Ida Ränzlöv come Lola.

Foto ©Matthias Baus

Decisamente molto più riuscita è apparsa l’ esecuzione di Luci mie traditrici, opera da camera in due atti composta nel 1998 da Salvatore Sciarrino per lo Schwetzinger Festspiele su un libretto scritto dallo stesso compositore e basato sul dramma Il tradimento per l’ onore dell’ avvocato veneziano Francesco Stramboli, un testo del 1664 che si ispira abbastanza chiaramente alla vicenda del principe e compositore Gesualdo da Venosa che uccise la moglie Maria d’ Avalos dopo averla sopresa in flagrante adulterio, anche se qui non si fa il minimo cenno a questa vicenda. Il testo è ridotto a frammenti intonati quasi disarticolando le parole, sul modello della scrittura vocale tipica di Luigi Nono che bada a mettere in evidenza più il gioco fonico che il significato dei versi.  Le linee di canto spesso iniziano con una nota tenuta, a partire dalla quale si producono intervalli generati dal progressivo distacco da quel suono, in una dimensione monodica strutturata in modo da evidenziare scrupolosamente ogni intervallo, in un effetto d’ insieme che materializza in maniera assai efficace il “flusso di coscienza” dei personaggi. La musica è un prezioso e raffinatissimo arazzo strumentale dalle tinte continuamente cangianti, in cui si evidenziano soprattutto la “forma a finestra” prediletta dal compositore palermitano insieme agli effetti di smaterializzazione timbrica che da sempre caratterizzano la sua scrittura.

Dal punto di vista musicale, qui la serata ha offerto i suoi momenti migliori: la strumentazione ridotta ideata da Sciarrino si adattava perfettamente all’ organico strumentale di cui disponeva Cornelius Meister, che ha evidenziato come meglio non si poteva la rarefatta atmosfera strumentale della partitura in un continuo alternarsi di tinte e dinamiche realizzate con grande precisione e accuratezza. La regia, che utilizzava prevalentemente la parte posteriore della struttura scenica, caratterizzava molto bene l’ atmosfera di progressiva tensione drammatica evidenziata al meglio anche dalle prestazioni di Rachel Wilson, giovane mezzosoprano statunitense da poco entrata a far parte dell’ ensemble della Staatsoper, e Christian Miedl, che impersonavano la coppia dei protagonisti affiancata da Ida Ränzlöv (L’ Ospite, con cui la Contessa Malaspina commette adulterio) ed Elmar Gilbertsson (Un servo della casa). Successo assai vivo con lunghi applausi dei 340 spettatori ammessi in sala. Fino a quando la situazione della pandemia non evolverà in senso positivo, siamo obbligati ad accontentarci.

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Pubblicato da

mozart2006

Teacher, freelance musical journalist and blogger

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