The Berlin Phil Series – Kirill Petrenko

Foto ©Digital Concert Hall

Dopo il grande successo mediatico ottenuto dall’ Europakonzert trasmesso via streaming il primo maggio, i Berliner Philharmoniker hanno riorganizzato anche il resto della loro stagione in forma di serate cameristiche tenute nella Philharmonie, senza spettatori e videotrasmesse sulla Digital Concert Hall, il sito web che da undici anni ospita tutte le dirette streaming dei concerti dell’ orchestra. Il quinto appuntamento del nuovo ciclo di concerti, intitolato The Berlin Phil Series, ha proposto uno splendido programma di musica del Novecento ideato da Kirill Petrenko, che ha scelto una serie di brani evocanti il tema della solitudine, ispirata ai musicisti dal fatto di dovere ancora esibirsi senza il pubblico. Come dichiarato dal nuovo Chefdirigent dei Berliner durante un colloquio con Philipp Bohnen, violinista dell’ orchestra, trasmesso durante la pausa, si può approfittare delle circostanze attuali per prendere in considerazione dei brani che difficilmente potrebbero entrare nel repertorio di una normale stagione sinfonica e, in questo senso, l’ impaginazione del programma era davvero molto raffinata e intelligente. Come nel caso della Quarta di Mahler eseguita nel concerto precedente, Petrenko per il brano di apertura ha cercato nel catalogo delle trascrizioni di opere sinfoniche commissionate dalla Verein für musikalische Privataufführungen fondato a Vienna da Arnold Schönberg. Nel 1920 Benno Sachs, compositore che di Schönberg era stato allievo, trascrisse per un concerto tenuto durante la quarta stagione della società il Prélude à l’’ après-midi d’ un faune di Debussy, adattato a un organico di dodici strumenti comprendente flauto, oboe, clarinetto, quintetto d’ archi, percussioni, armonium, arpa e pianoforte. La riorchestrazione di Benno Sachs riesce a conservare bene il clima timbrico della partitura originale utilizzando il campo sonoro del pianoforte per riempire gli spazi mancanti della struttura e l’ armonium per raffigurare le parti mancanti nella sezione dei fiati. Sono aggiunte che suscutano molto interesse e danno alla linea melodica una nuova coerenza e sensualità. Su questo raffinato tappeto sonoro, reso in maniera stupenda dagli strumentisti dei Berliner sotto la guida di Petrenko, gli assoli del flautista Emmanuel Pahud, uno tra i migliori strumentisti del mondo, con al suo attivo decine di incisioni come solista e che da più di vent’ anni fa parte dell’ orchestra, creavano un’ atmosfera assolutamente incantevole per bellezza e varietà cangiante di timbri e colori.

Con un cambio di atmosfera davvero spettacolare, le atmosfere sarcastiche e graffianti della Kammermusik N° 1 op.24 n. 1 di Paul Hindemith per flauto, clarinetto, fagotto, tromba, armonium, piano e percussioni permettevano agli strumentisti dei Berliner Philharmoniker di sfoggiare tutto il loro straordinario virtuosismo.  La prima Kammermusik fu l’ inizio di una serie di sette brani in cui Hindemith, che nei primi anni Venti dopo le esperienze impressionistiche aveva assunto in pieno i principi della Neue Sachlichkeit, riuscì a fondere il modello della scrittura contrappuntistica di Bach, in particolare dei Brandenburgische Konzerte, con materiali musicali moderni e caratterizzati da grande dinamismo. Hindemith aveva scelto questo titolo generico innanzitutto come omaggio ai Donaueschinger Kammermusikaufführungen zur Förderung zeitgenössischer Tonkunst che furono il primo nucleo dei Donaueschinger Musiktage, fondati nel 1921 dal principe Max Egon von Fürstenberg e di cui Hindemith fu direttore artistico fino al 1926. L’ evento clou dell’ edizione del 1922 fu la prima esecuzione assoluta della Kammermusik N°1,  diretta il 31 luglio da Hermann Scherchen, che suscitò un grande scalpore nel piccolo villaggio della Schwarzwald. Hindemith, allora ventisettenne, aveva creato una musica violenta, politonale, carica di tensione, nella quale la componente ritmica, dal carattere quasi meccanico, assumeva un ruolo assolutamente preponderante rispetto all’ elaborazione dei temi e agli sviluppi delle successioni armoniche. La partitura si basa sulla concatenazione di elementi autonomi e fortemente connotati, che si susseguono senza alcuna relazione strutturale tra di loro: un caleidoscopio sonoro folle, vertiginoso, in cui si mescolano echi di Stravinskij e di Milhaud, rag-time e fox-trot, musiche dei cabaret berlinesi, frammenti di jazz e di musiche militari. Assolutamente perfetta nei dettagli, la lettura di Petrenko evidenziava in maniera splendida tutti gli aspetti di questo brano carico di tensione virtuosistica, con un effetto altamente spettacolare.

Foto ©Digital Concert Hall

Terzo brano del programma era Verklärte Nacht di Arnold Schönberg, presentato nella versione per orchestra d’ archi preparata dall’ autore nel 1942. Come tutti sanno il celebre Sestetto costituisce forse il lavoro più compiuto della fase creativa schönberghiana precedente la svolta radicale verso il superamento della tonalità. Criticatissimo al suo apparire per il tono definito troppo sperimentale, tanto che un membro della commissione incaricata di esaminare il pezzo in vista della prima esecuzione al Musikverein ne disse, secondo quanto testimoniato da Zemlinsky, “Das klingt ja, als ob man die noch nasse Tristan-Partitur darüber gewischt hätte”, è un brano che affascina l’ ascoltatore per la preziosità di una scrittura che crea un’ atmosfera rarefatta, ottenuta tramite la combinazione di un cromatismo tristaneggiante con una tecnica di sviluppo della variazione brahmsiana. Con la sua profonda sensibilità musicale, Kirill Petrenko è riuscito a rendere in maniera perfetta la combinazione di echi romantici, preziose estenuazioni e soluzioni armoniche di strarodinaria modernità che costutuisce la caratteristica peculiare del brano. Sotto la guida del loro Chefdirigent i diciannove archi dei Berliner Philhamoniker hanno impartito una vera e propria lezione di flessibilità nel fraseggio unita ad un’ attenzione scrupolosa nella realizzazione delle dinamiche. Il suono denso, omogeneo, timbricamente di splendida qualità e il legato esemplare degli strumentisti berlinesi avevano una preziosità timbrica e un’ omogeneità che si percepivano molto bene anche tramite la diretta streaming, oltre ad evidenziare l’ assoluta perfezione di questi artisti nel fare musica anche nelle condizioni non favorevoli create dalle distanze di sicurezza imposte dalla situazione attuale. Ma quando i  musicisti sono di questo livello, anche il problema della distanza passa in secondo piano e non ha impedito minimamente la realizzazione di una lettura superba, davvero da prendere come esempio assoluto di riferimento. Dopo questo stupendo concerto, Petrenko dirigerà in giugno un altro programma formato, secondo quanto da lui detto nell’ intervista con Philipp Bohnen, da due Serenate: quella per archi di Dvořák e una per fiati di Mozart, presumibilmente la Gran Partita in si bemolle maggiore K. 361. Personalmente, attendo con impazienza questo prossimo appuntamento con Kirill Petrenko e i suoi magnifici compagni di musica.

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