Beethoven 2020 – Chorfantasie op. 80

Per la terza puntata del mio ciclo di post celebrativi del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Beethoven, ho scelto una tra le sue composizioni non di primo piano che io da sempre amo particolarmente. Si tratta della Fantasie für Klavier, Chor und Orchester in do minore op. 80, una composizione considerata da tutti gli studiosi beethoveniani come un abbozzo strutturale preannunciante in maniera netta il Finale della Nona Sinfonia. La Fantasia op. 80 fu composta da Beethoven come brano conclusivo della celebre Akademie tenutasi al Theater an der Wien la sera del 22 dicembre 1808, in cui il musicista di Bonn presentò la prime esecuzioni assolute della Quinta e Sesta Sinfonia, del Concerto per piano N° 4, dell’ aria Ah perfido! op. 65 per soprano e orchestra e di tre brani dalla Messa in do maggiore op. 86. La Fantasia, che concludeva questo incredibilmente lungo programma, venne provata poco e, come testimonia Barry Cooper nella sua biografia del compositore, Beethoven dovette interrompere l’ orchestra circa a metà del pezzo e ricominciare.

Il brano inizia con una introduzione solistica della durata di 26 battute, che Beethoven improvvisò alla prima esecuzione e trascrisse solo più tardi in occasione della pubblicazione della partitura (avvenuta nel 1811 presso Breitkopf & Härtel, con la dedica al re Maximilian I. Joseph von Bayern). L’ orchestra fà il suo ingresso con un episodio in tempo Allegro affidato agli archi bassi e alla battuta 53 il pianoforte espone il tema di base del pezzo, una melodia che Beethoven riprese da un Lied inedito scritto nel 1795 e intitolato Gegenliebe. Seguono alcune Variazioni sullo stesso tempo, quindi una ulteriore Variazione in do minore di carattere più appassionato seguita da un Adagio ma non troppo, ancora in do maggiore. Alla battuta 322 inizia un episodio in tempo di Marcia sempre basato su una variazione del motivo principale e dopo una breve transizione, alla battuta 398, inizia la sezione finale con l’ entrata del coro che intona un testo scritto da Christoph Kuffner:

Schmeichelnd hold und lieblich klingen
unsers Lebens Harmonien,
und dem Schönheitssinn entschwingen
Blumen sich, die ewig blüh’n.

Fried und Freude gleiten freundlich
wie der Wellen Wechselspiel;
was sich drängte rauh und feindlich,
ordnet sich zu Hochgefühl.

Wenn der Töne Zauber walten
und des Wortes Weihe spricht,
muss sich Herrliches gestalten,
Nacht und Stürme werden Licht,

äuß’re Ruhe, inn’re Wonne,
herrschen für den Glücklichen
Doch der Künste Frühlingssonne
lässt aus beiden Licht entsteh’n.

Großes, das ins Herz gedrungen,
blüht dann neu und schön empor,
hat ein Geist sich aufgeschwungen,
hallt ihm stets ein Geisterchor.

Nehmt denn hin, ihr schönen Seelen,
froh die Gaben schöner Kunst.
Wenn sich Lieb und Kraft vermählen,
lohnt dem Menschen Göttergunst.

Alla fine, l’ orchestra riafferma perentoriamente il tema principale prima della chiusa, con una cadenza di do maggiore in ff intervallata dagli arpeggi del pianoforte.

Aggiungo alla mia analisi questa breve presentazione di Roger Dettmer, tratta dal sito allmusic.com

Beethoven composed this work in the autumn of 1808 and played as well as conducted the first performance on December 22 of that year in Vienna. In addition to pairs of winds and brass plus timpani and strings, it calls for solo voices and mixed chorus.

Although a hybrid work without precedent, emulated only twice since (by Ferruccio Busoni and Ralph Vaughan Williams), the “Choral Fantasy,” as it has come to be called, was composed hurriedly as a crowd-pleasing endpiece for a pre-Christmas Akademie concert. A great deal went wrong during that four-hour marathon in the Theater an der Wien, yet it was destined to become one of the most famous evenings in all of musical history.

A soprano soloist had been engaged to sing the concert aria Ah! Perfido, but quarreled with Beethoven during rehearsal and withdrew in a rage; her replacement was a teenager, not only intimidated but uncontrollably tremulous. The orchestra, which had had trouble previously with their famously irascible composer, who had badmouthed them in the bargain, refused to rehearse until he left the room. Choral parts for the Fantasie came from the copyists still wet. The old theater’s primitive heating system, taxed by a cold wave that year, broke down before the concert. To cap the litany of misadventures, Beethoven forgot to tell the orchestra to ignore a repeat in the A major Adagio section of the Fantasie; thus, while he went forward on the keyboard, they went backward until the performance broke down, and had to resume in medias res. Beethoven, to his credit, accepted the blame.

Before that debacle, an intrepid audience had shivered through the world premieres of the Fifth and Sixth symphonies, the first public performance of Piano Concerto No. 4, and half of the recent Mass in C (Op. 86, for Haydn’s patron, Esterházy), as well as the works already mentioned. As for the bedeviled “Choral Fantasy,” it proved to be a prototype, in effect, of the choral finale to come 15 years later in the Ninth Symphony. Even the theme of its mainly amiable variations in C-related keys resembles the more celebrated one he would compose for Schiller’s Ode to Joy in 1823. Its original form, however, goes all the way back to 1795 (a year before Ah! Perfido) — to a song, with verses by Gottfried August Bürger, entitled Gegenliebe (Mutual Love).

Despite the rapid composition (for Beethoven) of his “Choral Fantasy”, sketches in the storied Notebooks reveal that he had first thoughts about the substance and treatment in 1800. Remarkably, he published it in 1811 exactly as written three years before — except for the solo introduction in C minor, which he had improvised at the premiere. It has never been determined definitively if the author of the text was Beethoven’s friend, Christoph Kuffner. In the event, it is sung first by six solo voices — two sopranos and alto, then two tenors and baritone — after that by the chorus. Surely only a curmudgeon could fail to be charmed by the work’s overall insouciance, just as only someone stone-deaf would fail to recognize it as stylistically authoritative, middle-period Beethoven.

Le possibilità di ascoltare in concerto la Fantasia op. 80 non sono frequentissime, soprattutto a causa dell’ organico inusuale che pone tutta una serie di problemi pratici difficili da risolvere per integrare il pezzo nel programma di una serata. La discografia è invece abbastanza nutrita e sono disponibili molte interpretazioni pregevoli. Seguendo lo schema dei post precedenti, propongo adesso tre diverse esecuzioni del brano. La prima è una registrazione del 1952 con Sviatoslav Richter al pianoforte e Kurt Sanderling che dirige l’ Orchestra e il Coro (che canta il testo tradotto in russo) della Radio dell’ URSS.

Come dimostrano questa e altre incisioni di cui noi ascoltatori occidentali siamo venuti a conoscenza solo dopo la dissoluzione dell’ Unione Sovietica, il pianismo del giovane Richter era davvero quello di un Liszt redivivo e la sua concezione della musica di Beethoven si dimostra anche qui come una di quelle destinate a rimanere nella storia dell’ interpretazione.

Di seguito, una testimonianza delle leggendarie interpretazioni di Leonard Bernstein, qui ripreso in un video del 1985 alla guida dei Wiener Philharmoniker e del Wiener Jeunesse Chor, con la parte solistica eseguita dal pianista uruguaiano Homero Francesch.

Pochi altri direttori hanno saputo restituirci una così grande carica di umanità come Bernstein nelle sue interpretazioni beethoveniane, in particolare nel ciclo sinfonico inciso negli anni Settanta con i Wiener Philharmoniker, documentato sia in CD che in video e sicuramente uno dei migliori in tutta la storia della musica registrata per la coerenza logica dell’ analisi e il fervore espressivo mai disgiunto da una classicità aristocratica nell’ esposizione.

Chiudiamo il post con questa bella interpretazione di Marta Argerich, ripresa durante un concerto del 2015 con la Saito Kinen Orchestra diretta da Seiji Ozawa durante un concerto organizzato per festeggiare l’ ottantesimo compleanno del direttore giapponese.

Una bellissima esecuzione, energica, trascinante, ricca di slancio e di pathos, direi perfetta per concludere in bellezza questo articolo. Appuntamento alle prossime puntate di questa rassegna beethoveniana.

3 pensieri su “Beethoven 2020 – Chorfantasie op. 80

  1. Penso che Roger Dettmer abbia dimenticato di citare la Rapsodia per contralto di Brahms, che oltre a tutto si stacca al Ben di sopra delle opere di Busoni e Vaughan Williams (e, se posso timidamente aggiungere, della stessa Op.80).

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  2. No, Dettmer ha ragione. Lui cita le opere di Busoni e Vaughan Williams perchè sono le uniche, oltre alla Fantasia di Beethoven, ad essere state scritte per piano, coro e orchestra. Nella Rapsodia di Brahms il pianoforte non è previsto

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