Staatsoper Stuttgart 4.Liedkonzert – Georg Nigl

Foto ©Staatsoper Stuttgart/FB

Georg Nigl è sicuramente da considerare il miglior liederista del momento, insieme a Christian Gerhaher e Matthias Goerne. Il quarantottenne baritono viennese, che ha iniziato la carriera di cantante già da bambino come soprano solista dei Wiener Sangerknaben e ha successivamente studiato con la grandissima Hilde Zadek, è un cantante di grande intelligenza, in grado di utilizzare la voce per ottenere una gamma coloristica ampia e variegata che gli consente, insieme a una grande abilità di scavo della parola, un fraseggio inventivo e personalissimo. Alla Staatsoper Stuttgart il cantante austriaco ha ottenuto alcuni tra i suoi più grandi successi degli ultimi anni con le sue interpretazioni del protagonista in Jakob Lenz di Wolfgang Rihm per la quale venne premiato nel 2015 come Sänger des Jahres dalla rivista Opernwelt, dei sei antagonisti di Aschenbach in Death in Venice di Britten e del Prigioniero nell’ opera omonima di Dallapiccola oltre ad alcune memorabili Liederabende, ultima delle quali è stata quella di due anni e mezzo fa in cui Nigl è stato protagonista, insieme ad Anna Lucia Richter, di una splendida esecuzione dell’ Italienisches Liederbuch di Hugo Wolf.

Per il suo ritorno a Stuttgart, questa volta insieme alla trentaquattrenne pianista russa Olga Pashchenko, il baritono austriaco ha scelto un programma dedicato in gran parte a Beethoven e Schubert con una puntata nella musica contemporanea. Georg Nigl conta numerosi ammiratori a Stuttgart e il foyer della Staatsoper, sede abituale della stagione liederistica organizzata dal teatro insieme alla Hugo-Wolf-Akademie, era pieno in tutta la sua capienza. In apertura di serata una serie di brani di Schubert che iniziava con lo stupendo Lied “Die Taubenpost”, l’ ultimo scritto dal compositore austriaco, del quale Nigl ha ripetuto la struggente, intensissima lettura che ci aveva fatto ascoltare quache anno fa in una Liederabend alla Schauspielhaus. Qualche dubbio invece mi ha lasciato il tono interpretativo scelto da Nigl per la celebre “Die Forelle”, che io ho trovato troppo estroverso e pesante per il mio gusto. Il problema comune a quasi tutte le voci maschili che hanno affrontato questo Lied è il tono quasi sempre troppo prosaico, la mancanza di quella leggerezza trasognata che traspare dalle versioni di artiste come Irmgard Seefried e Anneliese Rothenberger, che nelle loro esemplari incisioni discografiche ci hanno lasciato perfetti esempi di realizzazione del tono di stilizzata ballata popolare che Schubert intende evocare in questo brano. Molto bello invece  oltre che perfettamente adeguato nella scelta delle sfumature, il tono adottato da Nigl in altri brani celebri come “Der Wanderer an der Mond”, “Abendstern” e soprattutto “Fischerweise”, eseguito con un bell’ accento scanzonato e un fraseggio ricco di raffinata ironia. La prima parte del programma si chiudeva col ciclo An die ferne Geliebte op. 98 di Beethoven. Scritta nell’ aprile del 1816 su testi di Alois Jeitteles, medico e letterato, la raccolta costituisce forse il primo esempio assoluto di ciclo liederistico unitario nell’ argomento e nella forma Durchkomponiert in cui i sei brani che la compongono si susseguono in una stretta relazione tonale e senza soluzioni di continuità. Anche qui l’ impostazione interpretativa scelta da Georg Nigl colpiva per i toni intensi ed altamente espressivi, più carichi rispetto a quelli utilizzati da alttri cantanti che hanno eseguito il ciclo ma non per questo meno efficaci, grazie a un fraseggio avvincente nella sua perentoria efficacia che ha toccato i vertici nel tono trasognato e quasi di allucinazione del terzo Lied, “Wo die Berge so blau”, uno fra i momenti espressivi migliori di tutta la serata.

In apertura della seconda parte Georg Nigl ha presentato uno tra i più recenti brani scritti per lui: il ciclo Vermischter Traum di Wolfgang Rihm, composto nel 2017 su testi del poeta seicentesco Andreas Gryphius propostigli proprio dal cantante ed eseguito da Nigl e Olga Paschchenko in prima esecuzione assoluta il 9 settembre 2019 nella Kammermusiksaal della Philharmonie durante le Berliner Festwochen. La musica di Rihm sottolinea magnificamente il contenuto di amara malinconia dei testi tramite una scrittua pianistica basata su un’ ampia gamma dinamica, ritmi caratterizzati da sincopi con accenti spostati e un’ estrema instabilità armonica. La scrittura vocale spazia dalle frasi legate e sfumate a fior di labbro fino ad accenti di Sprechgesang estremamente marcato. Musica estremamente interessante e coinvolgente, che dimostra in modo inequivocabile come il compositore di Karlsruhe abbia mantenuto intatta la sua vena di ispirazione.  Un’ altra selezione di Lieder schubertiani concludeva il programma, culminando in una conclusione dove la struggente intensità di fraseggio che Georh Nigl, sostenuto in maniera impeccabile dal pianismo elegante e raffinato di Olga Paschchenko, è riuscito a trovare in “Abschied” e nel celebre “An die Musik” chiudeva in maniera stupenda una serata che ci ha confermato la classe assoluta di un cantante che per intelligenza e personalità interpretativa oggi ha davvero pochi rivali in questo repertorio. Successo vivissimo, con lunghi applausi ripagati da Georg Nigl con due splendidi fuori programma schubertiani.

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