Staatsorchester Stuttgart – Duncan Ward

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il quarto appuntamento della stagione sinfonica, la Staatsorchester Stuttgart ha invitato il trentunenne direttore inglese Duncan Ward, giovane promessa del podio che in questi ultimi anni sta iniziando una bella carriera internazionale sotto la tutela artistica di Sir Simon Rattle, che lo ha voluto a capo del complesso dell’ Orchester-Akademie dei Berliner Philharmoniker. Avevo già avuto modo di ascoltare Ward in due occasioni al Ludwigsburger Schlossfestspiele e dopo entrambi i concerti avevo riferito la mia impressione favorevole su questo ragazzo, dotato senza alcun dubbio di ottime qualità musicali affinate grazie ai consigli, oltre che di Rattle, di grandi personalità del podio come Daniel Barenboim e Paavo Jarvi. Per il suo debutto con la Staatsorchester Stuttgart, il giovane maestro originario della contea del Kent ha scelto un bel programma di autori francesi del Novecento, che iniziava con la sequenza Syrinx per flauto solo di Debussy, la celebre rievocazione della leggenda del dio greco Pan innamorato della ninfa Syrinx, suonata in maniera impeccabile da Nathanaël Carré, strumentista francese di 31 anni che dal 2011 ricopre il ruolo di primo flauto nell’ orchestra. Seguiva poi Déserts di Edgar Varése, partitura del 1954 per quattordici strumenti a fiato, cinque percussionisti, pianoforte e nastro magnetico che costituisce uno fra i primi esempi della cosiddetta Mixed Music poi sviluppata nei decenni seguenti da compisitori come Pierre Boulez, Iannis Xenakis, Karlheinz Stockhausen oltre a Bruno Maderna e Luigi Nono che di Edgar Varése furono allievo ai Ferienkurse di Darmstadt negli anni Cinquanta. La Staatsorchester ha messo in mostra in questo pezzo tutta la sua competenza in materia di repertorio contemporaneo, maturata in tanti anni di collaborazione con molti fra i massimi compositori della nostra epoca. Completava la prima parte del programma il ciclo Shéhérazade di Ravel, tre poemi per voce e orchestra su testi di Tristan Klingsor, composto nel 1903 utilizzando materiale tematico di una precedente Ouverture orchestrale dallo stesso titolo, ed eseguito per la prima volta il 17 maggio 1904 in uno dei concerti della Société Nationale, diretto da Alfred Cortot. Solista fu il mezzosoprano Jeanne Hatto, una delle prime grandi voci wagneriane di scuola francese, donna intelligente e di grande cultura, che fu legata da stretti rapporti artistici con Cortot, anche lui appassionato di Wagner, con Ravel e Gabriel Fauré, e sentimentalmente legata per molti anni all’ industriale Louis Renault. Dal punto di vista musicale, Ravel realizza l’ atmosfera orientaleggiante dei componimenti poetici con uno stile abbastanza influenzato dalla declamazione libera da schemi metrici del Pelleás et Mélisande di Debussy. Anche qui, ottima la parte orchestrale, con fraseggi modellati da Duncan Ward in maniera notevolmente accurata per flessibilità ed equilibrio, realizzati puntualmente dalla Staatsorchester Stuttgart, attentissima a mettere in pratica le indicazioni del podio con un suono morbidissimo, tinte traslucide e cangianti e una perfezione tecnica davvero ragguardevole. Solista era Rachel Wilson, giovane mezzosoprano statunitense da poco entrata a far parte dell’ ensemble della Staatsoper. La cantante nativa di Las Vegas è un’ interprete sensibile, musicale e molto attenta alle sfumature del testo, anche se la sua pronuncia francese non è sembrata del tutto impeccabile.

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

La seconda parte del concerto iniziava con Vers la voûte étoilée op. 129, notturno per orchestra scritto nel 1939 da Charles Koechlin, compositore e teorico che fu l’ insegnante di Darius Milhaud e Francois Pulenc e autore di una vasta produzione che comprende molti lavori sinfonici, musica da camera e parecchia musica per organo molto interessante. Il programma si concludeva con Jeux di Debussy, poema danzato composto per i Ballets Russes di Serge Djaghilev ed eseguito per la prima volta, con Vaslav Nijinsky come interprete e coreografo, al Théàtre des Champs-Elysées il 15 maggio 1913, esattamente due settimane prima dello scandalo provocato nello stesso teatro dalla prima esecuzione del Sacre du printemps di Igor Stravinsky. In un lavoro scritto malvolentieri, per dei collaboratori che non amava, Debussy riuscí ugualmente a ottenere risultati artistici di grande pregio tramite una scrittura di grande raffinatezza e complessità in cui le modulazioni tradizionali vengono accantonate e la musica rimane come polverizzata con effetti timbrici che la fanno apparire ininterrotta e fluttuante. La critica e il pubblico faticarono parecchio a comprendere il linguaggio innovativo di questo brano, che solo negli ultimi decenni è stato riconosciuto come una fra le composizioni più audaci e originali del compositore francese. In una partitura tecnicamente assai insidiosa, Duncan Ward ha messo in mostra belle doti tecniche espresse tramite un gesto incisivo e di grande efficacia oltre a un notevole gusto nella realizzazione della timbrica quasi trascolorante che di questa musica è una tra le caratteristiche principali. Anche qui la Staatsorchester Stuttgart ha suonato in maniera molto precisa e con grande attenzione nella ricerca degli effetti strumentali. Nel complesso, una prestazione molto notevole da parte di un giovane direttore sicuramente in possesso di tutti i requisiti per fare una bella carriera. Successo cordialissimo da parte del pubblico della Liederhalle, che ha applaudito a lungo l’ orchestra e il direttore.

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