SWR Symphonieorchester 2019/20 – Nicolas Altstaedt e Michael Schønwandt

Foto ©swrclassic.de

Nicolas Altstaedt continua la sua presenza come Artist in Residence della SWR Symphonieorchester. Per il quarto programma della stagione in abbonamento, il violoncellista franco-tedesco si è esibito insieme al sessantaseienne direttore danese Michael Schønwandt, che qui a Stuttgart ha collaborato a lungo con la Staatsoper dirigendovi, tra le altre cose, pregevoli edizioni di capolavori del teatro novecentesco come Kát’a Kabanová e Wozzeck. Per questo suo terzo appuntamento della Stagione, il brano solistico scelto da Nicolas Altstaedt era il Concerto per violoncello op.68 di Sir William Walton, uno tra i più importanti compositori inglesi del XX secolo che, in aggiunta a una cospicua produzione sinfonica e all’ opera Troilus and Cressida, è passato alla storia anche per aver scritto le colonne sonore di Henry V, Hamlet e Richard III, i tre film tratti dai drammi shakespeariani prodotti, diretti e interpretati da Sir Laurence Olivier. Come nel caso del Concerto per viola scritto per Lionel Tertis ma eseguito per la prima volta da Paul Hindenit e del Concerto per violino commissionato da Jascha Heifetz, il compositore britannico scrisse questo lavoro su richiesta di Gregor Piatigorsky, il celebre virtuoso russo-americano che, come tanti altri esponenti del suo strumento, cercava di ampliare un repertorio solistico non molto esteso. Il Concerto fu eseguito in prima assoluta da Piatigorsky e dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Charles Munch, il 25 gennaio 1957 ed è successivamente entrato nel repertorio di tutti i grandi violoncellisti degli ultimi decenni.

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Di Nicolas Altstaedt, che in queste ultime stagioni ha suonato spesso nella nostra zona, abbiamo già avuto modo di parlare più volte. Il violoncellista nativo di Heidelberh, che è stato uno tra gli ultimi allievi del grandissimo Boris Pergamenschikow, in questi ultimi anni si è rapidamente affermato come uno tra i più interessanti artisti della giovane generazione per le capacità virtuosistiche e una personalità caratterizzata da aspetti assai innovativi nelle scelte di repertorio, oltre che nell’ impaginazione di programmi sempre originali nella concezione e ricchi di interesse nello spaziare dalla musica antica eseguita secondo la prassi storicamente informata fino al repertorio classico e alla Neue Musik. A tutto questo si può aggiungere che Nicolas Altstaedt, oltre ad avere fondato nella cittadina svizzera di Liestel un proprio festival intitolato Viva Cello, ha ereditato nel 2012 da Gidon Kremer la direzione artistica della Lockenhaus Kammermusikfest e nel 2014 da Adam Fischer la guida della Haydn Philharmonie, con la quale si esibisce regolarmente a Vienna e allo Schloss Esterhazy di Eisenstadt sia come solista che come direttore. In questa esecuzione del Concerto di Walton, Nicolas Altstaedt ha saputo sottolineare in maniera davvero eccellente gli aspetti estremamente virtuosistici su cui è basata la scrittura della parte solistica, con un fraseggio estremamente nervoso e mobile che metteva pienamente in evidenza il carattere quasi declamatorio che il compositore ha voluto conferire agli assoli dello strumento. Altstaedt utilizza le caratteristiche timbriche del suo strumento, costruito dal liutaio romano Giulio Cesare Gigli intorno al 1760, per ottenere un suono ricco di morbidezza e una gamma dinamica varia e raffinata. Un’ esecuzione assolutamente esemplare che ha pienamente confermato le impressioni altamente positive da me esposte in diverse occasioni a riguardo del violoncellista franco-tedesco. Posso quindi confermare anche in questo caso che ci troviamo di fronte a un giovane virtuoso estremamente dotato e dalla personalità artistica originale, sicuramente da seguire con attenzione nei prossimi anni. Un magnifico bis bachiano tratto dalla Prima Suite ha suggellato la bella prestazione di Altstaedt, calorosamente applaudita dal pubblico della Liederhalle.

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Per quanto riguarda i brani per sola orchestra, Michael Schønwandt ha aperto la serata con una scelta dei Messages für Orchester op. 34 di György Kurtág. Sono da sempre un ammiratore dell’ arte del compositore ungherese, la cui musica mi ha sempre procurato una profonda impressione per la raffinatezza di scrittura e il tono di tensione concentrata ed essenziale che la contraddistinguono. Michael Schønwandt ha diretto queste brevi miniature strumentali con una stupenda identificazione stilistica e una scrupolosità attentissima nel sottolineare tutte le impercettibili variazioni di atmosfere che caratterizzano la scrittura del maestro ungherese, fatta di rimandi e allusioni di chiara matrice weberniana mescolata con influssi bartokiani. Pregevole era anche l’ esecuzione di Ein Heldenleben, il celebre poema sinfonico di Richard Strauss, che occupava tutta la seconda parte del programma. Schønwandt, che ha svolto una carriera illustre culminata negli incarichi stabili alla Konzerthausorchester di Berlino e all’ Operaen di Copenhagen, dove ha messo in scena insieme al regista Casper Bech Holten una famosa produzione del Ring wagneriano poi pubblicata in DVD dalla DECCA, è un direttore di grande esperienza, con una tecnica solida e sicura, che ha lavorato con quasi tutte le grandi formazioni sinfoniche mondiali. Questa lettura di Ein Heldenleben si caratterizzava innanzi tutto per la stupenda prestazione della SWR Sympnonieorchester, che ha suonato con una precisione e una bellezza di suono davvero da orchestra di primissimo livello. Il timbro rotondo e la superba cavata degli archi, la precisione e squillo degli ottoni e la morbidezza della sezione legni venivano messi in massima evidenza dall’ impostazione fluida e ricca di buonsenso scelta da Schønwandt, sontuosa nelle sonorità, fervida e appassionata nel fraseggio e ricca di preziose sottolineature coloristiche. Già dalla prima esposizione del Thema des Helden, affidata a corni e celli e seguita dal bellissimo motivo lirico in si minore esposto da archi e fiati, la SWR Symphonieorchester ha messo in mostra tutti i pregi del suo modo di far musica. Eccellente il gioco virtuosistico dei fiati nel secondo tempo, seguito dal bellissimo assolo di violino che inizia la terza parte, Des Helden Gefährtin, suonato in maniera davvero superba dal Konzertmeister Jermolaj Albiker che ha ripetuto la sua magnifica prova fornita nella Nona di Mahler diretta da Currentzis. Magnifica la plasticità ed espressività di esposizione ottenute da Michael Schønwandt nella quarta parte, e assolutamente da ricordare il trionfo di sonorità liquide e iridescenti della sezione conclusiva, con il solenne accordo finale che si distendeva come un autentico arcobaleno sonoro. Un’ interpretazione che conferma il livello esecutivo davvero elevato raggiunto dalla SWR Symphonieorchester dopo quasi quattro anni di lavoro, salutata da un vero trionfo di pubblico alla conclusione.

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