Ripresa di Lohengrin alla Staatsoper Stuttgart

Foto ©Staatsoper Stuttgart/FB

La Staatsoper Stuttgart riprende in questi giorni la bella produzione del Lohengrin che ha dato inizio alla nuova gestione artistica dell’ Intendant Viktor Schoner e del Generalmusikdirektor Cornelius Meister. Uno spettacolo che ha ricevuto consensi quasi unanimi dalla critica e dal pubblico e che anche per queste repliche ha fatto registrare una cospicua richiesta di biglietti, come del resto accade sempre per le rappreresentazioni delle opere di Wagner qui a Stuttgart, città che vanta una tradizione wagneriana di primissimo piano. La Staatsoper Stuttgart ha infatti sempre avuto un rapporto privilegiato con la musica del compositore di Leipzig: per limitarci a pochi fatti essenziali, basterà dire che l’ allora Hofoper fu il primo teatro a realizzare un proprio allestimento del Ring des Nibelungen dopo quello della prima esecuzione a Bayreuth e la produzione che Angelo Neumann con la direzione di Anton Seidl portò in tournée attraverso l’ Europa tra il 1882 e il 1883. Ma il punto più alto della tradizione wagneriana a Stuttgart si ebbe tra il 1954 e il 1966 quando Wieland Wagner realizzò alla Staatsoper sedici produzioni operistiche di titoli del compositore di Leipzig, tanto da far guadagnare al teatro il nome di Winter Bayreuth. In pratica, tutti gli allestimenti storici realizzati dal primogenito di Siegfried Wagner nel teatro situato sulla Grüne Hügel ebbero la loro anteprima a Stuttgart, spesso con gli stessi cantanti come Wolfgang Windgassen, Anja Silja, Gustav Neidlinger e Catarina Ligendza oltre che con la guida di celebri direttori come Ferdinand Leitner e Carlos Kleiber. Anche oggi il legame tra Stuttgart e Bayreuth continua, con la presenza di numerosi orchestrali e coristi che d’ estate rinunciano alle loro ferie estive per collaborare con i complessi di Bayreuth.

Come scrissi in occasione della premiere, questo spettacolo è sicuramente degno di una tradizione così illustre, soprattutto per la parte musicale guidata da un Cornelius Meister che con questo Lohengrin ha realizzato una fra le sue prove più convincenti in assoluto. Servito al meglio da una Staatsorchester e da un coro in splendide condizioni di forma, il trentanovenne direttore di Hannover ha ulteriormente perfezionato in questa ripresa i particolari di un’ interpretazione avvincente per senso del teatro e del grande affresco epico a partire dal Preludio, eseguito con tinte strumentali dolci e delicate, per proseguire con un primo atto che culminava nell’ atmosfera di grande intensità drammatica ottenuta nel finale con un concertato splendido per la forza evocativa della resa di insieme. Il clima fosco, angoscioso e di grande potenza tragica evocato dalle tinte scure e angosciose dell’ orchestra alternate a scatti di violenza furiosa, selvaggia nel duetto fra Ortrud e Telramund in apertura del secondo atto, la nobile e struggente cantabilità con cui è stata esposta la stupenda melodia in sol maggiore che conclude il duetto tra Elsa e Ortrud seguita dalla perfetta progressione dinamica e agogica nella transizione orchestrale fra la seconda e la terza scena dello stesso atto e tutta l’ esecuzione dell’ atto conclusivo, nel quale il progressivo accumularsi della tensione drammatica era realizzato in maniera efficace come poche altre volte mi è capitato di ascoltare, erano gli altri momenti migliori di una direzione che dimostrava talento interpretativo di livello superiore, senso del racconto teatrale e statura narrativa da musicista completo. Personalmente, dopo questa ripresa sono sempre più convinto che Cornelius Meister ha tutte le carte in regola per diventare l’ interprete wagneriano più interessante della nuova generazione di bacchette. A maggio il giovane Generalmusikdirektor della Staatsoper dirigerà il suo primo Tristan und Isolde e qui a Stuttgart e io attendo con impazienza quello che promette di essere un avvenimento musicale rilevante.

Rispetto al primo ciclo di recite, la compagnia di canto di questa ripresa era quasi completamente rinnovata nei ruoli maschili tranne che per l’ Heerrufer del baritono giapponese Shigeo Ishino che ha esibito ancora una volta la sua voce robusta e ben timbrata negli appelli del primo e del secondo atto. David Steffens, trentacinquenne basso originario dell’ Oberbayern e formatosi al Mozarteum di Salzburg, che si è fatto notare nelle ultime stagioni come uno tra i giovani elementi più dotati nell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart, è stato un Heinrich der Vogler ricco di umanità non disgiunta da autorevolezza grazie a una voce di timbro gradevole, piena e omogenea anche se non completamente sfogata nel settore acuto. Il baritono inglese Simon Neal, che qui in Germania ha lavorato a lungo con il Theater Dortmund e la Deutsche Oper am Rhein oltre che con l’ Oper Leipzig, ha una bella voce di timbro chiaro e buona proiezione, adatta per raffigurare un Telramund che in questa messinscena è raffigurato come un uomo debole e succube della moglie. Nuovo era anche l’ interprete del protagonista e in teatro c’ era molta curiosità per la prova di Daniel Behle, il quarantacinquenne tenore di Hamburg che ha da poco debuttato il ruolo a Dortmund. Daniel Behle, il figlio di Renate Behle che è stata un soprano drammatico di carriera importante, è una fra le personalità artistiche più interessanti fra i tenori della sua generazione, apprezzatissimo come interprete di Lieder e del repertorio concertistico nel quale abbiamo avuto modo di ascoltarlo qui a Stuttgart in diverse occasioni, ultima delle quali il Paulus di Mendelssohn eseguito con Hans-Christoph Rademann per la Bachakademie. Come interprete wagneriano, Behle finora si è limitato a ruoli di carattere come David nei Meistersinger e Walther der Vogelweide nel Tannhäuser. La voce, con il suo timbro chiaro e risonante, ha comunque tutti i requisiti necessari a impersonare degnamente il ruolo di Lohengrin e il tenore anseatico ha cantato con bella sicurezza, mettendo in mostra una dizione scolpita e raffinata, con mezzevoci ben timbrate nella scena di entrata e nel racconto In fernem Land eseguito con belle sfumature vocali in un fraseggio intenso e concentrato.

A completare i pregi di un cast che non sfigurerebbe su palcoscenici illustri come quello di Bayreuth contribuiva nuovamente la splendida prova delle due voci femminili. Autentica dominatrice della serata era anche questa volta la drammatica e intensissima Ortrud di Okka Von Der Damerau, mezzosoprano amburghese da anni membro stabile dell’ ensemble della Bayerische Staatsoper. Un’ autentica voce wagneriana, potente e dotata di grande proiezione, con acuti squillantissimi e un fraseggio aggressivo, perfetto nel caratterizzare la natura demoniaca del personaggio e assolutamente straordinaria nella prima scena del secondo atto, conclusa dall’ invocazione Entweihte Götter! Helft jetzt meiner Rache! cantata con una incredibile forza drammatica nell’ accento, davvero da interprete di classe superiore. Simone Schneider, la cantante nativa di Hagen che da anni è tra le artiste più amate dal pubblico di Stuttgart soprattutto per le sue splendide interpretazioni delle opere di Richard Strauss, era in forma vocale nettamente migliore rispetto alle recite dello scorso anno e ha delineato in maniera assai convincente una Elsa più amara e disillusa che liricamente estatica, splendidamente cantata e con accenti espressivi di particolare efficacia nel finale del secondo atto e nel duetto con Lohengrin della terza parte.

Lo spettacolo di Arpad Schilling, che non mi aveva convinto del tutto alla prima visione, ci guadagna molto ad essere rivisto con occhi imparziali. L’ idea di mettere in scena un mondo popolato di persone senza qualità, in cui la mediocrità generale coinvolge anche quello che dovrebbe essere l’ eroe portatore della salvezza, è sicuramente di notevole interesse e questo Lohengrin che agisce in maniera costantemente incerta e dubbiosa quasi come Ulrich in Der Mann ohne Eigenschaften di Robert Musil ha una sua notevole efficacia teatrale. Anche le altre concezioni su cui si basa la messinscena del regista ungherese, come quella di presentare una coppia malvagia in cui Telramund è un debole sottomesso e succube di una consorte autoritaria e aggressiva, quella di mettere in forte evidenza la debolezza caratteriale di Elsa e del suo salvatore, oppure il finale con una Ortrud trionfante ed Elsa respinta dal popolo pronto a sottomettersi alle forze del male costituivano spunti di riflessione interessanti in una lettura scenica che, osservata con attenzione, era tutt’ altro che priva di logica oltre che di grande coerenza stilistica nella composizione del racconto scenico. Il pubblico che gremiva la Staatsoper fino all’ ultimo posto ha tributato un successo assolutamente trionfale a uno spettacolo di alta qualità.

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