Internationale Bachakademie Stuttgart – Italienische Weihnachten

Foto ©Holger Schneider

A partire dall’ inizio dell’ Avvento e con l’ approssimarsi delle festività di fine anno, la vita musicale di Stuttgart propone sempre una nutrita serie di appuntamenti concertistici, molti dei quali presentano programmi che includono brani dedicati al Natale. Una presenza fissa in questo calendario è costituita dal concerto prenatalizio della Bachakademie Stuttgart, tradizionalmente dedicato al repertorio bachiano ma che quest’ anno presentava musiche corali e strumentali del Settecento italiano. Una novità davvero piacevole, perchè le composizioni sacre di Vivaldi e altri grandi compositori italiani di quell’ epoca sono tra le pagine più belle della letteratura musicale di tutti i tempi. Il programma impaginato da Hans-Christoph Rademann comprendeva il Laetatus sum in fa maggiore RV 607 seguito da due brani tra i più popolari in tutta la produzione del compositore veneziano, il primo dei quali era il celebre Gloria in re maggiore RV 589. In questo lavoro, forse il più conosciuto di Vivaldi insieme ai Concerti delle Stagioni, la felicità dell’ ispirazioen compositiva si traduce in una qualità musicale da collocarsi fra gli esempi più riusciti e celebri di spiritualità barocca, oscillante fra pause di delicato intimismo ed estroversa magniloquenza celebrativa. Quella che abbiamo ascoltato alla Liederhalle era un’ esecuzione vivace, fluida e assolutamente trascinante, impostata da Rademann con il suo tipico rigore nell’ approccio stilistico unito a una comunicativa di assoluta sincerità. Le due giovani voci di Anna Lucia Richter e Anna Harvey si integravano a meraviglia, con la freschezza timbrica dei loro strumenti, in questo ritratto sonoro di affascinante luminosità e hanno reso i loro assoli con gusto e fraseggi perfettamente calibrati. Bellissima in particolare l’ esecuzione di Anna Lucia Richter nel Domine Deus, affascinante aria per soprano solo in cui la voce galleggia su un cullante ritmo di Siciliana. Eccellente, per omogeneità di impasti e precisione, anche la prova della Gaechinger Cantorey che in questo brano e nel Laetatus sum era integrata dal Neuer Kammerchor Heidenheim, un complesso vocale formato dagli studenti dello Schiller Gymnasium di Heidenheim di cui la Bachakademie ha assunto quest’ anno la tutela artistica e che in apertura di serata ha eseguito il Mottetto Ave, generosa per coro a cappella scritto nel 2017 dal quarantunenne compositore norvegese Ola Gjello. Sotto la direzione di Thomas Kammel, il loro insegnante di musica, i ragazzi del Gymnasium di Heidenheim hanno messo in mostra un livello esecutivo davvero eccellente, degno di reggere il confronto con i gruppi professionali, dimostrando una volta di più che, se in altre nazioni esistono motivi di inquietudine sul futuro dell’ educazione musicale, in Germania al contrario quest’ aspetto dell’ istruzione poggia su basi solidissime.

Foto ©Holger Schneider

Come intermezzi fra i brani corali, gli strumentisti della Gaechinger Cantorey hanno eseguito il celebre Concerto Grosso in sol minore op. 6 N°8 fatto per la Notte di Natale di Arcangelo Corelli e il Concerto a Cinque in fa maggiore op.1 N°8 di Pietro Locatelli con perfetta proprietà stilistica e bellezza di suono sotto la guida di Nadja Zwiener, la violinista nativa di Erfurt che per diversi anni ha lavorato col celebre ensemble The English Concert di Trevor Pinnock e che Rademann ha espressamente voluto come Konzertmeisterin dei nuovi complessi della Bachakademie riorganizzati per l’ esecuzione secondo i criteri della prassi concertistica storicamente informata. L’ altra composizione corale vivaldiana presente nel programma era il Beatus Vir in do maggiore RV 597, una cantata da chiesa per soli, doppio coro e doppia orchestra con i primi due versi del Salmo III espressi in cantus firmus su una melodia che rimane immutata, mentre altri motivi si intrecciano sopra e sotto di essa, ritornano poi nel corso del brano come antifona. Tra le composizioni sacre di Vivaldi, questa in modo particolare rivela influenze stilistiche provenienti dalla grande tradizione della Cappella Marciana negli anni di Gabrieli e Monteverdi oltre a una padronanza e fantasia nell’ uso del contrappunto che fanno di questo lavoro uno tra i più completi in tutta la produzione sacra di Vivaldi. Anche in questo brano, Hans-Cristoph Rademann ha offerto una prova ammirevole per lucidità di analisi, scrupoloso equilibrio di concertazione e per la capacità di scavo minuzioso delle sfumature testuali con cui ha guidato i complessi della Gaechinger Cantorey. Di ottimo livello anche la prova del quartetto dei solisti, in cui alla Richter e alla Harvey si univano in questo pezzo le voci maschili del tenore islandese Benedikt Kristjánsson, che ha impressionato per la luminosità di un timbro vocale davvero attraente e supportato da una buona impostazione tecnica, e del trentaseienne basso croato Krešimir Stražanac, cantante che collabora spesso con la Bachakademie ed è uscito dalla scuola di Dunja Vejzovic alla Musikhochschule Stuttgart, dotato di una bella pastosità e risonanza di suono in tutta la gamma vocale. Successo vivissimo per questa serata prenatalizia di musica affascinante e coinvolgente, in una Liederhalle piena in ogni ordine di posti.

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