Staatsorchester Stuttgart – Jonathan Nott e Kirill Gerstein

La prova generale. Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il terzo appuntamento con la stagione sinfonica, la Staatsorchester Stuttgart ha proposto un programma formato in gran parte da brani moderni e contemporanei, che ha riscosso una grande attenzione da parte del pubblico. Il fatto che un concerto di musiche obiettivamente complesse e non di immediata comprensione come la Quarta Sinfonia di Shostakovich e un pezzo di musica contemporanea si svolga in una sala quasi completamente piena è un segnale che dice molto sulla mentalità del pubblico di Stuttgart e degli appassionati tedeschi in generale. In Italia, scusate se lo dico, un programma del genere per di più eseguito alle undici della domenica mattina avrebbe avuto al massimo due o trecento spettatori, metà dei quali se ne sarebbe andata dopo la fine della prima parte se non addirittura prima. Qui in Germania invece questa musica viene ascoltata attentamente da un pubblico che cerca innanzi tutto di comprenderla e l’ autore, quando è presente, viene festeggiato come si conviene al suo rango. Se mi permettete, questo è solo uno dei tanti motivi che mi fanno decisamente preferire il pubblico tedesco rispetto a quello italiano.

Sul podio per questo programma la Staatsorchester Stuttgart ha invitato Jonathan Nott, cinquantaseienne direttore inglese che per i suoi sedici anni di lavoro con i Bamberger Symphoniker si è guadagnato una posizione preminente tra le bacchette della nostra epoca, soprattutto per le sue interpretazioni mahleriane e che dal mese di gennaio 2017 ha preso possesso della carica di direttore musicale alla Orchestre de la Suisse Romande oltre ad essere dal 2014 Erster Dirigent und Künstlerischer Berater della Junge Deutsche Philharmonie. Il direttore britannico ha al suo attivo anche un’ intensa attività come interprete del repertorio contemporaneo con numerose prime esecuzioni assolute e un periodo di direzione stabile presso il celebre Ensemble Intercontemporain fondato da Pierre boulez. Per tutti questi motivi, la competenza di Jonathan Nott per la prima esecuzione della versiona riveduta di Endless Sediments, partitura scritta dalla cinquantaseienne compositrice assiana Isabel Mundry su commissione della WDR, era fuori discussione. Isabel Mundry, la cui opera Ein Atemzug-die Odyssee scritta nel 2005 per la Deutsche Oper Berlin è stata uno tra i più grandi successi degli ultimi anni nel campo dell’ opera contemporanea, in questa partutura per orchestra da camera adopera una scrittura basata sull’ impiego insistito dei microintervalli e un’ atmosfera arcaica ottenuta tramite la citazione di corali gregoriani e una tecnica di tipo responsoriale nel terzo movimento. L’ effetto timbrico suona molto interessante, quasi somigliante a certi pulviscoli sonori tipici della musica di Helmut Lachenmann, e il brano ha una sua indubbia logica oltre a uno stile per nulla difficile all’ ascolto. L’ esecuzione, preparata sotto la supervisione dell’ autrice che era presente anche durante il concerto, è stata senza dubbio di ottimo livello.

Per questo appuntamento alla Liederhalle il solista era un altro nome ben conosciuto qui a Stuttgart: il pianista russo Kirill Gerstein, uno dei migliori virtuosi della giovane generazione, che è anche titolare della cattedra di pianoforte alla Stuttgarter Hochschule für Musik und Darstellende Kunst. Nato nel 1979 a Voronezh nell’ allora Unione Sovietica ed emigrato in Occidente nel 1993, Gerstein si è fatto un nome a livello internazionale con la vittoria nell’ Arthur Rubinstein Piano Competition del 2001 e si è poi affermato con numerose esibizioni in tutto il mondo, sia come solista che insieme a tutte le migliori orchestre europee ed americane. Per questo ritorno, la pianista russa ha scelto la Burleske in re minore di Richard Strauss, composizione risalente agli anni giovanili del musicista bavarese e caratterizzata da una scintillante scrittura vituosistica che in generale evoca influssi di stile chiaramente mutuati da Mendelssohn e Brahms. Il lavoro era stato ideato per Hans von Bülow, che però rifiutò di eseguirlo adducendo rilievi negativi sulla struttura generale. Anche l’ autore stesso ebbe in seguito modo di giudicare severamente questa sua opera giovanile definendola addirittura come “reinen Unsinn” e “miserabel instrumentiert” dopo la prima esecuzione pubblica, tenutasi ad Eisenach il 21 giugno 1890 con Eugene d’ Albert come solista. Per l’ ascoltatore di oggi il brano, che inizia con un assolo dei timpani quasi ad evocare l’ apertura del Concerto per violino di Beethoven, presenta comunque diversi motivi di fascino per la qualità delle linee melodiche e la scrittura della parte pianistica che offre al solista l’ opportunità di mettere in mostratutto il meglio del suo virtuosismo. Kirill Gerstein ha risposto alla sfida in maniera davvero adeguata dal punto di vista tecnico, evidenziando molto bene il carattere rapsodico del brano e il tono sarcastico di certi passaggi. Il suono di Gerstein è ottimoo per qualità timbrica ed espansione, governato da una tecnica sovrana che permette al virtuoso russo-statunitense di sfoggiare una paletta timbrica varia e raffinata unita a un controllo del virtuosismo esemplare nella resa scintillante dei passi di agilità. Una prestazione assolutamente esemplare sotto tutti i punti di vista, splendidamente sorretta da Jonathan Nott che ha diretto in modo attentissimo nel graduare le sonorità orchestrali in sintonia con il suono del solista.

Nella seconda parte del programma, Jonathan Nott e la Staatsorchester Stuttgart erano attesi da un compito terribilmente complicato come la Quarta Sinfonia di Shostakovich, partitura che oggi si tende ad annoverare tra i massimi esiti nella produzione del compositore russo nonostante sia stata conosciuta a livello internazionale con notevole ritardo rispetto alla sua creazione. Nel dicembre del 1936 infatti le prove per quella che doveva essere la prima esecuzione assoluta del lavoro subirono le conseguenze dello scandalo suscitato dal celebre editoriale apparso nel gennaio di quell’ anno sulla Pravda con il titolo “Caos al posto di musica”, quasi certamente ispirato da Stalin in persona, nel quale veniva duramente attaccata l’ opera Ledi Makbet Mtsenskovo uijezda che dopo la prima rappresentazione a Leningrad stava ottenendo un immenso successo di pubblico e critica al Bolshoi. Le prove della sinfonia, che dpveva essere eseguita sotto la direzioe di Fritz Stiedry, vennero sospese, la partitura originale andò perduta durante l’ assedio di Leningrado cosicchè Shostakovich fu costretto a ricostruirla in base alle parti orchestrali e il lavoro fu eseguito per la prima volta solo nel 1961 sotto la direzione di Kirill Kondrashin. La Sinfonia N° 4 è di ampie dimensioni sia per quanto riguarda l’ ampiezza formale, con tre movimenti della durata complessiva di circa un’ ora e dieci minuti, che per l’ impiego di un organico orchestrale nutrito, con i legni a quattro, otto corni, due tube e una folta schiera di percussioni. Gli influssi mahleriani che spesso sono presenti nella tecnica compositiva di Shostakovich appaiono con particolare evidenza in questo lavoro, soprattutto per quanto riguarda le proporzioni e la struttura del primo tempo oltre all’ atmosfera del movimento seguente che richiama in modo abbastanza evidente gli Scherzi della Seconda e Settima Sinfonia di Mahler. Anche il movimento conclusivo, con la sua disperata progressione verso l’ abisso, è sicuramente ispirato alle analoghe situazioni mahleriane. Per un’ orchestra, naturalmente, una partitura come questa costituisce una splendida occasione per mettere in mostra tutto il meglio del loro splendore orchestrale, che jonathan Nott ha utilizzato per una lettura di taglio incisivo nel sottolineare le asprezze armoniche e le complicate strutture ritmiche della scrittura di Shostakovich. Anche la tinta livida, quasi angosciosa che il direttore inglese ha ottenuto dagli archi nella sezione centrale del primo tempo e nel finale era senza dubbio di grande effetto e perfettamente adeguata al carattere della musica. La Staatsorchester Stuttgart ha superato in maniera impeccabile la sfida tecnica posta da un’ opera così lunga e complessa, dimostrando compattezza e precisione esecutiva davvero da complesso di alto livello. Il successo di pubblico è stato assai vivo, con intensi e prolungati applausi per tutti i protagonisti.

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