Stuttgarter Philharmoniker – Dan Ettinger e Gerhard Oppitz

Foto ©Mozart2006

Gerhard Oppitz è un pianista che io conosco e apprezzo da parecchi anni, per il suo esemplare professionismo e la solidità di una tecnica che, unita a scelte interpretative derivate da quelle della grande tradizione tedesca, lo rende interprete esenplare di autori come Schubert, Beethoven e Brahms. Il sessantaseienne musicista bavarese collabora da parecchi anni con gli Stuttgarter Philharmoniker, di cui è stato anche Artist in Residence, ed è tornato alla Liederhalle per eseguire il Secondo Concerto in si bemolle maggiore op. 83 di Bramhs sotto la direzione di Dan Ettinger. Gerhard Oppitz è considerato da anni come uno tra gli specialisti brahmsiani più accreditati ed ha inciso l’ intera produzione per piano solo del compositore amburghese, oltre ad aver eseguito i due Concerti per piano e orchestra in tutto il mondo e recentemente anche in una sola sera, a Kiel sotto la direzione di Georg Fritsch. Insieme a Colin Davis, il pianista nativo di Frauenau ha inciso i due Concerti brahmsiani nel 1993 per la RCA con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks sotto la direzione di Colin Davis. Come interprete di Brahms, le scelte di Gerhard Oppitz derivano da quelle di pianisti storici della scuola tedesca come Edwin Fischer, Wilhelm Backhaus e soprattutto Wilhelm Kempff che Oppitz in diverse interviste ha dichiarato di considerare come un padre spirituale. Per quanto mi riguarda, l’ esecuzione ha soddisfatto pienamente le aspettative. Il Secondo Concerto di Brahms è una pagina che pone diversi problemi di non facile soluzione dal punto di vista esecutivo, sia in termini di equilibrio tra solista e orchestra che per quanto riguarda la resa d’ insieme. Ettinger e Oppitz ne hanno realizzato un’ interpretazione molto pregevole e attentissima nell’ evitare quel tono di retorica muscolare tipico di troppe esecuzioni. Dal punto di vista pianistico, la lettura di Gerhard Oppitz era assolutamente impeccabile per il suono potente, timbricamente molto ben definito e la lucida chiarezza di un fraseggio sempre nitido anche nei passaggi complessi come i trilli di terze e le ottave in pianissimo nel primo movimento, il cui assolo introduttivo è stato suonato con perfetta precisione dal cornista Stefan Helbig. La raffinatezza dei dialoghi tra pianoforte e fiati nell’ Andante, con i lunghi passi concertanti eseguiti impeccabilmente dal violoncellista Bernhard Lörcher, e il tono di cameristica raffinatezza conferito allo Scherzo e al Finale erano le altre caratteristiche principali di un’ esecuzione notevolissima per originalità di concezione e penetrazione stilistica, suonata in maniera impeccabile anche dagli Stuttgarter Philharmoniker.

Foto ©Mozart2006

Nella prima parte della serata, Dan Ettinger e gli archi degli Stuttgarter Philharmoniker hanno eseguito il Sestetto per archi Verklärte Nacht di Arnold Schönberg, nella versione per orchestra da camera preparata dall’ autore nel 1940. L’ accostamento con il Concerto brahmsiano era perfettamente azzeccazo, se pensiamo che Schönberg ammirava molto Brahms e in una sua fondamentale  conferenza del 1933, poi pubblicata come saggio dal titolo Brahms, der Fortschrittliche, ebbe a notare che, a distanza di tempo, il contributo di Brahms all’ evoluzione del linguaggio musicale appare non meno rilevante di quello di Wagner mentre i tratti comuni, dal punto di vista linguistico, risultano più evidenti delle divergenze.  Come tutti sanno il celebre Sestetto costituisce forse il lavoro più compiuto della fase creativa schönberghiana precedente la svolta radicale verso il superamento della tonalità. Criticatissimo al suo apparire per il tono definito troppo sperimentale, tanto che un membro della commissione che doveva esaminare il pezzo in vista della prima esecuzione al Musikverein ne disse, secondo quanto testimoniato da Zemlinsky, “Das klingt ja, als ob man die noch nasse Tristan-Partitur darüber gewischt hätte”, è un brano che affascina l’ ascoltatore per la preziosità di una scrittura che crea un’ atmosfera rarefatta tramite la combinazione di un cromatismo tristaneggiante con una tecnica di sviluppo chiaramente derivata da quella della variazione brahmsiana. La lettura di Dan Ettinger si faceva apprezzare per l’ intensità romantica del fraseggio e la cura attenta delle atmosfere timbriche. I cinquanta archi degli Stuttgarter Philharmoniker hanno messo in mostra un suono denso, omogeneo, timbricamente di ottima qualità e una bella flessibilità di fraseggio, oltre a una grande attenzione nel realizzare le dinamiche. Un’ esecuzione tecnicamente di ottimo livello, che è parsa estremamente appropriata anche per il suono etereo e trasparente di molte pagine della sezione conclusiva. Alla fine il successo è stato caldo e convinto, per un concerto decisamente di ottima qualità.

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