Staatsorchester Stuttgart – Schumann-Zyklus

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Cornelius Meister, per il suo secondo concerto della stagione sul podio della Staatsorchester Stuttgart, ha scelto di presentare il ciclo integrale delle Sinfonie di Schumann in due appuntamenti consecutivi, facendo un’ eccezione alla regola del programma unico replicato due volte. Il giovane Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart, che dopo questi concerti dirigerà alla Bayerische Staatsoper la prima rappresentazione della nuova opera The Snow Queen del compositore danese Hans Abrahamsen con il testo in inglese, prima di ritornare a Stuttgart per il Neujahrskonzert, una Liederabend e la ripresa del Lohengrin, ha eseguito spesso i lavori sinfonici di Schumann durante la sua carriera, in particolare la Quarta da lui presentata durante la sua ultima tournée come Chefdirigent della ORF Radio-Symphonieorchester Wien nel 2016, in un programma che io ascoltai a Ludwigsburg. Alle quattro partiture sinfoniche del musicista sassone Meister ha voluto aggiungere, in questi due programmi, l’ esecuzione di cinque degli otto Quartets for 93 players di John Cage, da lui affrontati per la prima volta alla Wiener Konzerthaus nel 2012 durante il festival Wien Modern. Scritti nel 1976 per celebrare il bicentenario dell’ indipendenza degli Stati Uniti, questi brani appartengono alla fase in cui il compositore sperimentava soluzioni diverse da quelle della musica aleatoria. Sono comunque sempre brani in cui l’ effetto cpmplessivo si genera dall’ aspetto visivo combinato con quello musicale, in questo caso rappresentato da quattro strumentisti che eseguono frammenti melodici mentre il resto dell’ orchestra tace. Con un’ idea simile a quella dei Mittendrin-Konzerte sperimentati con successo a Berlino e a Salzburg, la Staatsorchester ha invitato alcune persone del pubblico a sedere in mezzo agli strumentisti per partecipare all’ esecuzione. Tra essi erano riconoscibili Viktor Schoner, l’ Intendant della Staatsoper, e alcuni attori dello Staatstheater.

Per quanto riguarda le Sinfonie di Schumann, l’ esecuzione integrale presentata da Cornelius Meister era senza dubbio una sfida impegnativa. Le partiture orchestrali del musicista di Zwickau sono infatti da sempre una fonte di problemi tecnici per l’ orchestra e per il direttore a causa delle difficoltà tecniche poste dalla strumentazione. Gustav Mahler fu uno dei primi a proporle regolarmente in concerto, apportando numerosi ritocchi alla struttura orchestrale, come fecero in seguito anche Felix Weingartner, Arthur Nikisch e Sergiu Celibidache. Tra i direttori delle successive generazioni, soprattutto Georg Szell e Rafael Kubelik furono quelli che hanno interpretato questi lavori con risultati di rilievo. Cornelius Meister è un direttore che possiede senza dubbio tutti i requisiti per affrontare al meglio le esigenze di partiture tecnicamente così insidiose e le quattro esecuzioni che abbiamo ascoltato nei due concerti sono state eccellenti sia dal punto di vista tecnico che interpretativo.

Un’ immagine delle prove. Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Nel primo appuntamento alla Liedrhalle erano in programma la Seconda e la Terza Sinfonia, due composizioni in cui Schumann sviluppa al meglio la sua particolare tecnica compositiva scelta per affrontare la forma sinfonica, basata principalmente sulla variazione di pochi spunti tematici di base. La Sinfonia N° 2 in do maggiore op. 61, iniziata a Dresden nel dicembre 1845 ed eseguita per la prima volta a Leipzig nella Gewandhaus Saal il 5 dicembre 1846 sotto la direzione di Felix Mendelssohn Bartholdy, è sicuramente quella che più delle altre pone al direttore d’ orchestra problemi tecnici molto difficili da risolvere. Soprattutto lo Scherzo, con le sue irregolarità ritmiche e i continui attacchi in levare, è uno di quei brani dove la minima esitazione della bacchetta rischia di mandare l’ orchestra per aria e compromettere tutto l’ esito dell’ esecuzione. E qui il giovane maestro di Hannover ha messo in mostra tutte le risorse di una tecnica direttoriale scaltra e rifinita, portando gli archi della Staatsorchester realizzare in maniera impeccabile il moto perpetuo del tema principale e marcando alla perfezione il cambio di ritmo della sezione conclusiva. Ma tutta la lettura di Cornelius Meister è apparsa davvero notevole per equilibrio e intensità espressiva, con una delicatezza di tinte strumentali dai tono filigranati e aerei che suonavano davvero affascinanti. Dopo la bella intensità espressiva conferita alle melodie melanconiche dell’ Adagio, la trionfale chiusa del Finale con l’ ampia coda fatta di successioni accordali, che si chiude tra sorprendenti percussioni dei timpani, ha concluso in maniera trascinante un’ interpretazione davvero molto notevole per la sicurezza tecnica e la coerenza nella realizzazione dlle strutture.

Dopo i brani di John Cage, seguiva nella seconda parte la Sinfonia N°3 in mi bemolle maggiore op. 97, conosciuta fin dalle sue prime apparizioni con la definizione di Rheinische in quanto ispirata al fiume cantato, tra gli altri, da Heinrich Heine. Fin dalla prima esecuzione, avvenuta a Düsseldorf il 6 febbraio 1851 sotto la direzione dell’ autore con esito assolutamente trionfale, la Terza Sinfonia è stata sempre considerata come la partitura orchestrale più compiuta e matura ideata da Schumann. La lettura di Cornelius Meister era sicuramente molto meditata e di grande accuratezza per equilibrio sonoro e intensità espressiva, con tinte strumentali di grande bellezza realizzate in maniera eccellente da un’ orchestra che realizzava in maniera perfetta tutte le intenzioni dettate dal podio. A partire dal fraseggio teso e nervoso del primo movimento, esposto con una scelta di tempi molto vivace e ricca di slancio, il giovane Generalmusikdirektor ha trovato subito il giusto tono espressivo e una perfetta definizione delle atmosfere, risolvendo poi davvero molto bene i contrasti tematici dello Scherzo. Molto bello anche lo squisito tono liricamente cantabile con cui Meister ha eseguito il terzo movimento. Di grande fascino la definizione delle linee tematiche solenni e austere, quasi di stampo bachiano su cui è impostato il quarto tempo nel quale erano particolarmente apprezzabili i bellissimi impasti sonori negli interventi della sezione fiati, prima di passare a un’ esecuzione del movimento finale davvero ineccepibile per grandiosità di fraseggio e forza espressiva. Un’ interpretazione davvero eccellente che ha concluso al meglio un concert accolto con applausi entusiastici da parte del pubblico, intervenuto assai numeroso alla Liederhalle.

Nel concerto di lunedì sera erano in programma le due Sinfonie scritte intorno al 1841, cronologicamente i primi esperimenti di Schumann con la forma sinfonica. La composizione della Sinfonia in si bemolle maggiore op. 38 fu ispirata dalla lettura di un’o de sulla primavera del poeta Adolf Böttiger, secondo quanto risulta dal frammento di una lettera del musicista conservato nella biblioteca di Leipzig. La freschezza melodica particolarmente ispirata che caratterizza questa partitura suona evidente fin dalle battute iniziali, con la fanfara di trombe e di corni cui fa eco l’ intera orchestra in un’ atmosfera di festosa e giubilante solennità. L’ interpretazione di Cornelius Meister si faceva apprezzare, oltre che per la bellezza davvero notevole del suono orchestrale, per lo slancio veramente genuino conferito a questa musica di tono fondamentalmente affermativo e ottimistico. Molto bello suonava soprattutto il finale, con la brillante sottolineatura del vivace contrappunto di temi a ritmo di danza che si rispondono l’ uno con l’ altro in un gioco strumentale di elegante fattura, reso dal direttore con impasti sonori raffinati e di penetrante fascino espressivo.

Dopo gli altri brani di John Cage, era il turno della Sinfonia N°4 in re minore op. 120, composta nel 1841 subito dopo la Prima ma pubblicata solo dieci anni dopo in una versione completamente riveduta. Con la sua struttura in quattro movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, basati su un materiale tematico derivato da tre motivi presenti nell’ introduzione, il primo  formato dalla melodia iniziale, il secondo dal successivo disegno in semicrome dei violini, e il il terzo dagli accordi ritmati dei legni, la Quarta Sinfonia è un’ altra partitura piuttosto difficile dal punto di vista tecnico. Cornelius Meister la affronta con un’ impostazione interpretativa molto flessibile nella scelta dei tempi e ben calibrata negli equilibri strumentali. Splendida la definizione ritmica del primo movimento, con il passaggio dallo Ziemlich langsam introduttivo al lebhaft, che richiede un equilibrio tra accelerando e crescendo assai difficile da realizzare con pulizia, marcato in maniera perfetta. Nel secondo tempo Meister ha reso in maniera pressochè ideale l’ espansione lirica della melodia nel quale Elena Graf, la giovane Konzertmeisterin della Staatsorchester Stuttgart, ha suonato gli assoli violinistici con un suono morbido e delicato, timbricamente assai fascinoso. Ottima l’ incisività ritmica ottenuta nello Scherzo dal giovane direttore, che ha comunque raggiunto gli esiti migliori della sua interpretazione nel Finale. Il tempo scelto da Cornelius Meister per l’ attacco era lievemente più lento del consueto, in maniera da poter sviluppare al meglio la progressione ritmica continua che caratterizza questa pagina e che in questa esecuzione culminava in uno splendido accelerando nelle battute finali, caricate al massimo della tensione dalla bacchetta a siglare in modo perentorio un’ interpretazione che mi è sembrata notevolissima per maturità e coerenza di concezione. Trionfo finale per un ciclo che ha riscosso grande interesse da parte del pubblico di Stuttgart, con numerosi spettatori che sono venuti a seguire entrambe le serate.

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