SWR Symphonieorchester 2019/20 – Christoph Eschenbach e Nicolas Altstadedt

Foto ©swrclassic.de

Christoph Eschenbach è ospite regolare sul podio della SWR Symphonieorchester sin dalla fondazione del complesso. In queste quattro ultime stagioni il direttore slesiano, che il prossimo anno festeggerà il suo ottantesimo compleanno ed ha appena assunto la direzione stabile della Konzerthausorchester Berlin, ultima di una serie di incarichi stabili assunti in una carriera che lo ha portato a collaborare con tutte le grandi formazioni sinfoniche mondiali, ha guidato il complesso in diversi programmi e l’ ha accompagnata più volte in tournée, svolgendo di fatto la funzione di un direttore ospite principale. Dopo le bellissime interpretazioni di Mahler e Bruckner offerte al pubblico di Stuttgart negli anni passati e lo splendido concerto con Janine Jansen della scorsa stagione, Christoph Eschenbach è tornato sul podio della Liederhalle per il secondo concerto del cartellone 2019/20. Entrambe le repliche hanno fatto registrare una cospicua affluenza di pubblico, senza dubbio attirato anche da un programma che comprendeva una novità del repertorio contemporaneo come il Concerto per violoncello e orchestra di Esa-Pekka Salonen affiancato alla Terza Sinfonia di Robert Schumann.

Per i melomani della mia generazione, Christoph Eschenbach è una figura familiare da molti anni sia come direttore che come pianista. Alcune tra le sue incisioni degli anni Settanta realizzate per la Deutsche Grammophon come l’ integrale delle Sonate di Mozart, quella dei Lieder di Schumann con Dietrich Fischer Dieskau e il Primo Concerto di Beethoven sotto la direzione di Herbert von Karajan rappresentano ancora oggi punti di riferimento della discografia. Come direttore d’ orchestra Eschenbach si distingue per la finezza analitica delle sue interpretazioni, oltre che per una tecnica solida e sicura sviluppata grazie ai consigli ricevuti da Karajan e George Szell. Sicuramente, la presenza regolare in questa stagione di un musicista prestigioso e dall’ esperienza così vasta è stata di grande giovamento nel processo di sviluppo che un’ orchestra costituita da poco tempo come la SWR Symphonieorchester ha dovuto obbligatoriamente affrontare e che è stato non poco facilitato dalla grande sicurezza di braccio e dalla puntigliosa analisi dei dettagli strumentali di cui Eschenbach è capace nelle sue esecuzioni.

La prima parte del programma presentato da Christoph Eschenbach in questo secondo concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle era dedicata al Concerto per violoncello di Esa-Pekka Salonen, il sessantunenne direttore d’ orchestra e compositore finlandese la cui produzione e l’ attività di Music Director prima della Los Angeles Philharmonic e poi della Philharmonia Orchestra lo qualificano come una tra le figure musicali più importanti della nostra epoca. Il Concerto per violoncello, scritto per il grande solista Yo-Yo Ma e da lui eseguito in prima mondiale nel 2017 con la Chicago Symphony Orchestra diretta dall’ autore, è sicuramente una tra le più belle opere in tutta la produzione compositiva di Salonen. Drammatico, tecnicamente assai virtuosistico per il solista e accattivante nella rafinatezza delle linee melodiche, il Concerto è diviso in tre movimenti le cui atmosfere spaziano dal clima quasi impressionistico della scrittura nel primo tempo fino all’ atmosfere eterea, strumentalmente intessuta di preziose filigrane del movimento centrale per poi arrivare al brillante e spettacolare brano conclusivo in cui il solista si esibisce in duetti con la sezione delle percussioni e in particolare con le congas e i bonghi. Un brano di grande fascino e di immediata comprensione anche per l’ ascoltatore non particolarmente esperto del repertorio contemporaneo, la cui parte solistica è stata eseguita in maniera assolutamente perfetta da Nicolas Altstaedt. Il trentasettenne violoncellista franco-tedesco originario di Heidelberg a proposito del quale ho già scritto impressioni molto favorevoli in diverse occasioni e che in questa stagione è Artist in Residence della SWR Symphonieorchester, ha già eseguito il Concerto sotto la direzione di Salonen a Helsinki in occasione della prima esecuzione del brano in Finlandia. Altstaedt utilizza le caratteristiche timbriche del suo strumento, costruito dal liutaio romano Giulio Cesare Gigli intorno al 1760, per ottenere un suono ricco di morbidezza e una gamma dinamica varia e raffinata in un’ esecuzione che è apparsa assolutamente esemplare per padronanza tecnica e perfetta comprensione delle strutture musicali, grazie anche al perfetto sostegno strumentale fornito da Eschenbach.

Foto ©swrclassic.de

Nella seconda parte del concerto, l’ esecuzione della Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 97 di Schumann, conosciuta dal pubblico come Rheinische, ha confermato l’ eccellente stato di forma della SWR Symphonieorchester che ha suonato con una precisione e una bellezza di suono davvero da grande complesso. Le Sinfonie di Schumann sono sempre una prova molto impegnativa per il direttore d’ orchestra, al quale la scrittura strumentale di Schumann pone diversi problemi di non facile soluzione. E qui Christoph Eschenbach ha messo in mostra tutte le risorse di una tecnica direttoriale scaltra e rifinita, portando gli archi a realizzare in maniera impeccabile il moto perpetuo dei temi principali e marcando alla perfezione il cambio di ritmo della sezione conclusiva nel movimento iniziale e nel Finale. Ma tutta la lettura del direttore di Breslau è apparsa davvero notevole per equilibrio e intensità espressiva, con gli archi della SWR Symphonieorchester che qui hanno raggiunto una notevole omogeneità nel legato e precisione di cavata. Un ‘ interpretazione sobria, senza eccessi retorici o virtuosismi compiaciuti, di classica ed eloquente nobiltà espressiva. Aggiungo poi che è comunque sempre un vero piacere per un appassionato di musica sinfonica ascoltare la disinvoltura espressiva con cui le orchestre tedesche suonano questa musica, con la naturalezza che deriva loro da un’ assoluta assimilazione del linguaggio e da un’ idiomaticità stilistica che i musicisti assimilano fin dai primi anni della loro formazione. Tutto questo si traduce in una resa sonora che l’ ascoltatore riconosce immediatamente come “giusta” per timbro ed intenzioni di fraseggio. Un’ interpretazione di grande rilievo, matura e meditata nella concezione, che ci ha confermato una volta di più la statura esecutiva di un direttore che va senza il minimo dubbio annoverato tra le massime bacchette della nostra epoca. Il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo gli esecutori al termine di una serata davvero di grande musica.

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